Ma quanto è più vero, genuino, onesto e amabile un Jay Gatsby qualunque che si arricchisce con l’imbroglio, che vive nel passato, che muore d’amore, che freme e piange e sbraita, rispetto a un Jep Gambardella qualunque disilluso e scocciato, freddo e fasullo, che vuole insegnare la vita e la bellezza, con i suoi aforismi e la sua spocchia, quando nemmeno lui, per sua stessa ammissione, ci ha mai capito niente?
Ma come si fa a disprezzare il JG di Luhrman e amare il JG di Sorrentino? Io, a costo di essere totalmente impopolare, ho amato il primo e disprezzato il secondo.
Che poi, non sono i personaggi che uno ama o disprezza, ma chi i personaggi li fa. Ho disprezzato Sorrentino per la sua arroganza nel volerci insegnare Roma, perfino a noi romani, nel voler insegnare la bella vita dipingendola come un circo di mostruosità ma sottosotto guardandola con un occhio di compassione e malcelata invidia, l’ho disprezzato per aver infilato in un film una giraffa, uno stormo di fenicotteri e una vecchia che mangia radici senza alcun reale motivo, buttandoli in pasto al pubblico solo per suscitare un OOOH stupefatto e ignorante. Ho amato Lurhman invece, che scompare quasi o si lascia scomparire dietro la potenza della scrittura di Fitzgerald, che fagocita il film incurante di una recitazione dozzinale (la coppia Buchanan), di una colonna sonora pop, di tutti gli sbagli che una trasposizione del genere può portarsi dietro. La mia risposta è STICAZZI. Mi sono bevuta la storia tutta d’un fiato (e sì che la conoscevo, ma ho letto il libro una decina d’anni fa e non ricordavo molte cose), mi sono innamorata di Gatsby, mi sono innamorata del suo amore per quella sciacquetta di Daisy, mi sono venuti i brividi quando dice che il passato ritorna eccome, che lui ha fatto tutto solo per lei, per tornare con lei, per vivere per sempre con lei.
Il valore di un film si misura con la sua scrittura, questa è la mia modesta opinione, e volenti o nolenti a Luhrman il film gliel’ha scritto Fitzgerald, non esattamente l’ultimo degli scribacchini. Sorrentino se l’è scritto da solo invece, e haivoglia a dire Fellini Fellini, Fellini aveva Flaiano dietro, Sorrentino ha solo il suo enorme ego. E io non amo Fellini, e non amo particolarmente nemmeno Fitzgerald, di certo la lettura di Gatsby non mi ha cambiato la vita all’epoca (infatti nemmeno mi ricordavo il finale). Ma non importa, perché io alle feste disperate di amore di Gatsby ci ho creduto e a quelle disperate e basta di Gambardella no. Gatsby invecchiando sarebbe diventato Gambardella? Possibile, ma Fitzgerald ha avuto il buongusto di non farcelo arrivare, alla vecchiaia. Perché la decadenza, signori miei, quale fascino può mai avere se non è sorretta almeno dall’amore?
Io per me, preferisco farmi insegnare come si muore da Jay Gatsby che come si vive da Jep Gambardella.

Annunci