Non voglio transitare, voglio precipitarmi

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“Gemelli, probabilmente ti senti un po’ fuori luogo e sminuito, anche se ti stai divertendo. La cosa migliore che puoi fare è aspettare che il destino ti mostri come correggere la rotta.
Nel frattempo, cerca di rimanere equilibrato e in pace con te stesso.”

Queste le parole odierne di Rob, l’oracolo di Internazionale, a proposito del mio segno zodiacale.
C’è molto di vero (sentirsi fuori luogo e sminuito, si può solo aspettare), molto di confuso (mi sto divertendo? Sul serio? Può darsi. Ma sì, dai. Anzi, no) e molto di fantascientifico (restare equilibrati e in pace. Certo. Sei simpatico Rob).
Questo novembre si sta rivelando uno stronzissimo mese di transizione. E io i mesi di transizione li odio.
A parte che vorrei capire transizione DE CHE, visto che tale parola immagino comporti uno spostamento di assetto da posizione A a posizione B e invece qui si passa solo dalla fase di stress alla fase di ansia, e sai che cambiamento. Non ci dovrebbero essere transizioni, ma solo scapicollarsi in avanti come una carica di bufali senza avere neanche mezzo minuto per pensare.
Che era un po’ quello che mi stava capitando appena tornata dalle vacanze, più o meno come ho vissuto dal 3 settembre al 3 novembre.
Lavorare senza sosta, usare ogni pomeriggio per tradurre più pagine del solito, sentire la mia voce dire va bene, mi va di lavorare, uscire ogni sera, andare al cinema due volte a settimana, pranzare e cenare fuori con più frequenza che negli ultimi due anni, trovare il tempo per aiutare i miei con i lavori di ristrutturazione casa, cercare io stessa una casa (continuare a), comprare una quantità di libri fumetti e riviste pur sapendo che la sera crollo orizzontale, riuscire a incastrare tutto alla perfezione dividendo la giornata in pratici slot di tempo (mattina, pranzo, pomeriggio, cena, sera) e godersi il weekend come mai prima d’ora, certa di aver fatto tutto quello che dovevo/potevo/volevo durante la settimana.
Poi vai a Lucca, e il fato avverso ti si rivolta contro.
Sei lanciata, finalmente, nel mondo della realizzazione frenetica del sé (o almeno non ti dai il tempo di pensare a tutto quello che non va, e vorresti continuare così) ma di colpo arrivano gli angeli del male a segarti in due le prospettive, a inchiodarti a terra tarpandoti le ali.
Va be’, fuor di metafora diciamo che sto trascorrendo il mese di novembre senza tradurre alcunché, dopo che a Lucca gli alti vertici mi hanno informato di un drastico cambio di gestione (di cui ancora poco o nulla si sa, in termini pratici) della casa editrice per cui lavoro.
La mazzata è stata notevole.
Come ripeto, da che dovevo cronometrarmi le telefonate, mi hanno precipitato nella totale nullafacenza pomeridiana, e adesso annaspo indolente, irrisolta, sconfortata, annoiata.
Non dare MAI a una potenziale lavativa la possibilità di non fare effettivamente nulla, perché ella in quel nulla si annichilirà completamente.
Non combino più un tubo, avrei tempo per fare TUTTO e non faccio NIENTE, rimando qualunque cosa e la sera nemmeno mi va di uscire dal troppo nulla che ho fatto durante il giorno.
Quant’è vero il proverbio chi non ha mai tempo non combina niente (non so se è un vero proverbio o se l’ho appena inventato).

Quindi ho passato questi primi 15 giorni tra pisolini pomeridiani e ansia lavorativa, (di fatto non so se a dicembre avrò ancora una casa editrice per cui lavorare), mescolati a frequenti giri al cinema (quello rimane) e qualche scivolone in fatto di uomini, che si sa, quando le cose si incasinano sono i primi ad aggiungerci il carico, volenti o nolenti.
Punto a risollevare le mie sorti da domani in poi, visto che oggi nell’ordine ho preso appuntamento con parrucchiere (domani), manicure (martedì) e ceretta (giovedì).
Il prossimo week end vado a Torino per il Torino Film Festival e come potete immaginare non vedo l’ora. Fate un fischio e ci vediamo un film insieme.
Nel mentre, oltre al restauro, dovrei leggere tutti i quintali di arretrati che ho accumulato, andare ancora al cinema, vedere più di una persona, scrivere delle cose, scrivere delle mail (per cercare lavoro), comprare una casa. Tipo.

Io li odio, i mesi di transizione.

Lukk at me

1 commento

TRASFERTA.
Parto e mi levo dal cazzo.
Vado 4 giorni in Toscana e mi sembra di partire un mese per l’Africa.
In solitaria, in macchina, a trovare gente e poi in fiera a Lucca.
Prima Arezzo, mai stata prima, da un amico che non vedo da due anni.
Poi in fiera, ed è sempre bello andare in fiera, devo incontrare cento persone e non ho appuntamenti reali con nessuno, “ci vediamo sabato in fiera”.
Amici da altre parti d’Italia, colleghi, fumettari agli stand, persone che non vedo mai e ci ritroviamo tutti ancora lì, over 30, stanchi di girare con borse, buste, cappotti, e la pioggia sicuro, e mai paghi, mai  stanchi abbastanza.
Dormo da sola nella casa diroccata dei miei nonni, a 40 km da Lucca, prego iddio di non trovarci i topi.
Mi porto da leggere e faccio l’eremita sul lungarno, sparisco PUFF! come Houdini.
Mi sembra che sia il primo giorno di ferie dopo aver lavorato ininterrottamente da un anno, anche se non è così la percezione è quella.

Prendo il trolley e vi saluto, se siete in fiera chiamatemi, sarò lì in giro.