Domenica, ore 22.53.
Vi racconto la mia settimana? Ve la racconto.
Sveglia alle 7.30, colazione ecc. e in ufficio alle 9. L’ufficio è luogo di giapponesi deliranti e affannati, a causa di eventi istituzionali in vista, quindi la mattinata passa tra telefonate, segreterie, attese, documenti da preparare, liste, numeri, cognomi, e roba allettante di questo tipo.
Per fortuna ci resto poco, stacco all’ora di pranzo e vado dai miei.
I miei.
I miei vogliono mettere il parquet in tutta casa, il che significa spostare tutti i mobili, cioè svuotare tutti i mobili, cioè liberarsi delle mie cose ancora lì in giacenza. Il che significa svuotare un intero billy pieno solo di manga, due file per ogni scaffale, riempire gli scatoloni, decidere quali tenere, quali vendere, quali buttare, quali regalare, sfogliare roba del paleozoico e pensare ma perché cazzo l’ho comprato? di continuo. Significa anche svuotare quattro cassetti enormi pieni di qualunque cosa dalle elementari ai 27 anni, età in cui me ne sono andata.
Quindi si parte con le gommine di Hello Kitty (quelle vere degli anni ’80, no la roba finto vintage che vendono oggi), gli stickers (di cui avevo collezioni intere, mo non esistono più), le foto di classe in cui la piccola Alabama è una palla di lardo irriconoscibile (Signore grazie per avermi fatto dimagrire a un certo punto), gli album di figurine Panini (che conserverò TUTTI, TUTTI gelosamente, forse un giorno li darò solo a mia figlia!), le collezioni di qualunque cosa, passando poi per le smemorande, i biglietti di auguri di compleanno (c’era quello dei miei 20 anni, VENTI. Dio se mi sono sentita vecchia), le brutte dei temi (!!!), le foto dei viaggi, gli appunti dei viaggi, i ricordi dei viaggi, quantità incredibili di conchiglie (?!?), per poi arrivare all’università e al Giappone. Tutti gli anni di corso e tutti i primi viaggi chiusi in quei cassetti, le fotocopie, i quaderni, i fogli con centinaia di ideogrammi ripetuti fino al tunnel carpale, il raccoglitore fucsia ad anelli con le scritte dentro e l’adesivo del Black Out fuori, dove si andava a ballare tutti i venerdì, migliaia di stronzate comprate laggiù e poi dimenticate (esempio a caso: la fascetta per la fronte con scritto 神風 kamikaze, ovviamente mai usata ma che fai non te la compri?!), i ricordi dell’homestay del 2001, di capodanno 2002, della borsa di studio del 2004 a Kyoto, poi i tre mesi di nuovo a Kyoto nel 2006, indirizzi, foglietti, regali mai dati, e poi ovviamente le foto del mio ex di allora, i regali, i biglietti di auguri, rullini di foto mai sviluppati, e poi i portafogli, più o meno uno per ogni viaggio, con dentro ancora yen, e altri foglietti e altri numeri e indirizzi, e poi tutti i calendari dal 1993 circa al 2006, scritti perfetti come un’agendina (all’epoca non c’erano le moleskine) con le trattopen di mille colori, le scritte cicciotte con i bordini, la fissa per i graffiti, le foto ai graffiti, i diari e i blocchi di fogli con scritte cose tremendamente inopportune, l’ingenuità dell’infanzia, lo strazio dell’adolescenza, la felicità totale dai 20 ai 25, tutte le riviste che compravo, riviste che davvero in pochi ricordano essere anche solo esistite, i testi delle canzoni che mi facevo stampare da mio padre in ufficio, Giappone Giappone Giappone, tutto e di tutto qualunque cosa.
In quattro cassetti, lunghi un metro e mezzo.
Pomeriggi a fare scatole di questo.
Roba da restarci secca.
Alle quattro ciao mamma, vado a lavorare.
Carica di bustoni e scatoloni pieni della merce suddetta, torno a casa mia, ridotta a luogo di entropia massima, ai livelli di scusa ho appena traslocato, e mi metto sui manga più rompicazzo della storia, roba complicatissima o pallosissima, e ci sto minimo fino alle otto, a volte stacco e riprendo dopo cena, le consegne col fiato sul collo, le telefonate col revisore, le telefonate al corriere, gli incubi la notte.
Non paga, riesco ad andare al cinema due volte a settimana, e vedo a raffica Batman nuovo (voto: 5 giudizio: cheppalle), Outrage Beyond di Kitano per Venezia a Roma (voto: 5 giudizio: solita solfa yakuza buono yakuza cattivo), Pietà (voto: 7 giudizio: vedi rece post precedente), Brave (voto: 7 giudizio: ho pianto come un vitello), È stato il figlio (voto: 9 giudizio: magnifico, da restare a bocca aperta).
Vado alla lezione di prova di un corso di swing (!!) e all’inaugurazione del Festival di Fotografia di Roma.
Compro saggiamente dodici chili di fumetti e libri da leggere (tra cui l’integrale di Conan Doyle, 100o e rotte pagine), che dato l’andazzo ristagneranno sul comodino ab aeternum, e già il comodino fatico a capire come non sia ancora collassato per il peso della roba accumulata (due pile affiancate, alte almeno 40 cm. cad.).
Nel mentre il tempo è bislacco e un giorno esco col maglione e il giorno dopo in canottiera. Dormo col sopra del pigiama invernale e i calzoncini sotto. Ieri ho messo la coperta. Una zanzara mi ha appena punto. Oggi avevo il giacchetto e le Birkenstock. Oggi è anche cominciato l’autunno.
Domani è lunedì e comincio un altro numero del manga complicatissimo, da consegnare entro fine mese cioè entro una settimana, e ho già scritto nella moleskine cose da fare fino a mercoledì.
Diciamo che se continuo così arrivo a primavera prossima senza neanche accorgermene. O forse non ci arrivo proprio.
Sono le 00:15 e vado a letto.
Spero mi perdonerete l’assenteismo.

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