Quei bei post sconclusionati di un tempo

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Postare di sabato notte dopo aver fallito la serata programmata, fallire il post dopo aver programmato il sabato notte.
Eh?
Niente.
Continuo a comprare cose da leggere e accumularle sul comodino, sul letto, sulla scrivania, everywhere. Dovunque mi giro ci sono parole.
Continuano a mandarmi roba da tradurre, e ok, se non lo facessero vorrebbe dire che non ho più lavoro, il che non sarebbe bello, ma ho chiuso oggi l’ultimo manga di settembre e lunedì comincio il primo di ottobre e anche ottobre sarà un mese di corse contro il tempo e acqua alla gola. Lo dico subito, metto le mani avanti.
Mi viene in mente ora che non ho ancora scaricato nel mac le foto di Cipro. Rendiamoci conto. Lo so che sto in arretrato di un filmaggio su NY e di un post e filmaggio su Cipro. Va così. Chissà se recupererò mai. Quest’estate ho letto un sacco, adesso ho smesso e la sera crollo. Riesco a leggere solo fumetti. Ciò è male. Un giorno sì e uno no dico che vorrei dare fuoco a tutta la libreria di fumetti, ma continuo a comprarne e a leggerne. Sto sistemando di là i manga che erano rimasti dai miei. Una fatica disumana, specie se il maledetto billy di 10 anni fa ha i ripiani fatti a cazzo. No, ok, sono io che non riesco a metterli alla distanza giusta per farci entrare tutto, ma non mi pare di aver mai detto di essere laureata in architettura o in arredamenti d’interni e quella merda di Paint your life su Real Time mi fa schifo. Comunque. Riprendere in mano storie che ho letto 10-15 anni fa mi fa sorridere, sono pagine a cui voglio bene. Perfino quelle di Dragonball, ebbene sì. Sono nostalgica e sentimentale. Per questo sono single.
Fa un caldo boia e spero che duri fino a Natale. Giuro su Dio, non vedo l’ora che l’effetto serra ci faccia vivere in un’estate perenne. Prego per un futuro in cui gli snowboard diventino comode assi per panchine artigianali. Su cui prendere il sole.
Ah sì, l’iPhone 5. Potrebbe diventare il mio primo iPhone, io che parlavo tanto di chemmefrega, sticazzi, checcefaccio, nunlovojo, sto qui a far di conto per cercare di CAPIRE.
Ho capito che la mia morale integerrima mi impedisce di dare a zio Steve buonanima 729 euri sull’unghia per una cosa che porterò in borsa. Cioè, proprio non ce la faccio. Penso che a TUTTI quelli che hanno fatto la fila di notte davanti agli Apple Store dovrebbe essere tolto il diritto di voto. È un discorso del cazzo, populista e qualunquista? Sticazzi, è così e basta.
Quindi non lo so, la mia voglia incontenibile di avere un iPhone male si accompagna a tutto quello che c’è intorno, e boh, nel frattempo non faccio niente. Mi tengo la baracca cinese. Poi alla fine i soldi a zio Steve li darò a rate magari, così la mia morale integerrima se ne accorge dopo.

Metto un video che mi ha mandato Jack 😉 che mi ha fatto molto ridere e anche un po’ sentire una fallita.
In pratica secondo me sta succedendo che l’iPhone da oggetto di culto per pochi è diventato oggetto di massa per tutti e quindi ha fatto il giro completo toccando l’estremità opposta della figaggine, diventando la parodia di se stesso e il simbolo dell’idiozia umana.
Niente male per una teoria partorita alle 2.40 di notte, eh?
Mo vado a letto e ci penso meglio.
Certo, come no.

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Avanti veloce indietro veloce

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Domenica, ore 22.53.
Vi racconto la mia settimana? Ve la racconto.
Sveglia alle 7.30, colazione ecc. e in ufficio alle 9. L’ufficio è luogo di giapponesi deliranti e affannati, a causa di eventi istituzionali in vista, quindi la mattinata passa tra telefonate, segreterie, attese, documenti da preparare, liste, numeri, cognomi, e roba allettante di questo tipo.
Per fortuna ci resto poco, stacco all’ora di pranzo e vado dai miei.
I miei.
I miei vogliono mettere il parquet in tutta casa, il che significa spostare tutti i mobili, cioè svuotare tutti i mobili, cioè liberarsi delle mie cose ancora lì in giacenza. Il che significa svuotare un intero billy pieno solo di manga, due file per ogni scaffale, riempire gli scatoloni, decidere quali tenere, quali vendere, quali buttare, quali regalare, sfogliare roba del paleozoico e pensare ma perché cazzo l’ho comprato? di continuo. Significa anche svuotare quattro cassetti enormi pieni di qualunque cosa dalle elementari ai 27 anni, età in cui me ne sono andata.
Quindi si parte con le gommine di Hello Kitty (quelle vere degli anni ’80, no la roba finto vintage che vendono oggi), gli stickers (di cui avevo collezioni intere, mo non esistono più), le foto di classe in cui la piccola Alabama è una palla di lardo irriconoscibile (Signore grazie per avermi fatto dimagrire a un certo punto), gli album di figurine Panini (che conserverò TUTTI, TUTTI gelosamente, forse un giorno li darò solo a mia figlia!), le collezioni di qualunque cosa, passando poi per le smemorande, i biglietti di auguri di compleanno (c’era quello dei miei 20 anni, VENTI. Dio se mi sono sentita vecchia), le brutte dei temi (!!!), le foto dei viaggi, gli appunti dei viaggi, i ricordi dei viaggi, quantità incredibili di conchiglie (?!?), per poi arrivare all’università e al Giappone. Tutti gli anni di corso e tutti i primi viaggi chiusi in quei cassetti, le fotocopie, i quaderni, i fogli con centinaia di ideogrammi ripetuti fino al tunnel carpale, il raccoglitore fucsia ad anelli con le scritte dentro e l’adesivo del Black Out fuori, dove si andava a ballare tutti i venerdì, migliaia di stronzate comprate laggiù e poi dimenticate (esempio a caso: la fascetta per la fronte con scritto 神風 kamikaze, ovviamente mai usata ma che fai non te la compri?!), i ricordi dell’homestay del 2001, di capodanno 2002, della borsa di studio del 2004 a Kyoto, poi i tre mesi di nuovo a Kyoto nel 2006, indirizzi, foglietti, regali mai dati, e poi ovviamente le foto del mio ex di allora, i regali, i biglietti di auguri, rullini di foto mai sviluppati, e poi i portafogli, più o meno uno per ogni viaggio, con dentro ancora yen, e altri foglietti e altri numeri e indirizzi, e poi tutti i calendari dal 1993 circa al 2006, scritti perfetti come un’agendina (all’epoca non c’erano le moleskine) con le trattopen di mille colori, le scritte cicciotte con i bordini, la fissa per i graffiti, le foto ai graffiti, i diari e i blocchi di fogli con scritte cose tremendamente inopportune, l’ingenuità dell’infanzia, lo strazio dell’adolescenza, la felicità totale dai 20 ai 25, tutte le riviste che compravo, riviste che davvero in pochi ricordano essere anche solo esistite, i testi delle canzoni che mi facevo stampare da mio padre in ufficio, Giappone Giappone Giappone, tutto e di tutto qualunque cosa.
In quattro cassetti, lunghi un metro e mezzo.
Pomeriggi a fare scatole di questo.
Roba da restarci secca.
Alle quattro ciao mamma, vado a lavorare.
Carica di bustoni e scatoloni pieni della merce suddetta, torno a casa mia, ridotta a luogo di entropia massima, ai livelli di scusa ho appena traslocato, e mi metto sui manga più rompicazzo della storia, roba complicatissima o pallosissima, e ci sto minimo fino alle otto, a volte stacco e riprendo dopo cena, le consegne col fiato sul collo, le telefonate col revisore, le telefonate al corriere, gli incubi la notte.
Non paga, riesco ad andare al cinema due volte a settimana, e vedo a raffica Batman nuovo (voto: 5 giudizio: cheppalle), Outrage Beyond di Kitano per Venezia a Roma (voto: 5 giudizio: solita solfa yakuza buono yakuza cattivo), Pietà (voto: 7 giudizio: vedi rece post precedente), Brave (voto: 7 giudizio: ho pianto come un vitello), È stato il figlio (voto: 9 giudizio: magnifico, da restare a bocca aperta).
Vado alla lezione di prova di un corso di swing (!!) e all’inaugurazione del Festival di Fotografia di Roma.
Compro saggiamente dodici chili di fumetti e libri da leggere (tra cui l’integrale di Conan Doyle, 100o e rotte pagine), che dato l’andazzo ristagneranno sul comodino ab aeternum, e già il comodino fatico a capire come non sia ancora collassato per il peso della roba accumulata (due pile affiancate, alte almeno 40 cm. cad.).
Nel mentre il tempo è bislacco e un giorno esco col maglione e il giorno dopo in canottiera. Dormo col sopra del pigiama invernale e i calzoncini sotto. Ieri ho messo la coperta. Una zanzara mi ha appena punto. Oggi avevo il giacchetto e le Birkenstock. Oggi è anche cominciato l’autunno.
Domani è lunedì e comincio un altro numero del manga complicatissimo, da consegnare entro fine mese cioè entro una settimana, e ho già scritto nella moleskine cose da fare fino a mercoledì.
Diciamo che se continuo così arrivo a primavera prossima senza neanche accorgermene. O forse non ci arrivo proprio.
Sono le 00:15 e vado a letto.
Spero mi perdonerete l’assenteismo.

Pietà

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Che un po’ vorrebbe dire abbiate pietà se sono scomparsa, presto (?) vi racconterò i perché e i percome dello stress di questi giorni, in cui devo cronometrarmi pure al cesso.
Un po’ invece vuol dire che anche se il blog ristagna trovo comunque il tempo di scrivere recensioni del cavolo e farmi ospitare da quel lavativo di C&B, che ha fatto passare una settimana prima di pubblicare questa. Prendetevela con lui!!

Cliccate sull’immagine e poi andate al cinema a vedere il film che ha vinto il Leone d’oro a Venezia, perché è un film a mandorla!

Easy going

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Sono tornata eh?
Lasciate stare che domani riparto per il weekend, ho ricominciato la solita vita e mi ha già risucchiato.
Un manga di cyborg, strazi esistenziali e complotti governativi complicato da capire e da tradurre, la sveglia alle 7.40 tutte le mattine, il parcheggio che non si trova, al cinema niente da vedere, la gatta col pelo sbiadito dal caldo (?!) e insomma le solite faccende.
L’abbronzatura viene via come una seconda pelle e sembro un visitor, ed è solo il 7 settembre!!!
Il mare mi manca già, ma non mi lamento. Me la passo bene. Ho fatto delle ecografie e sono risultata sana, oltre ad essermi innamorata dell’ecografista, mejo de così!
Ascolto la solita musica anni ’70, e mi viene voglia sempre più spesso di farmi una canna, anche se non ho sostanze stupefacenti in casa.
Sembra che mi sia scordata di tutto quello con cui mi arrovellavo prima delle vacanze, quindi deduco che anche quest’anno hanno funzionato.

Ora vado, devo asciugarmi i capelli, fare il trolley per domani e dormire, ed è l’una.
Dormo sempre troppo poco.

Poi racconterò di Cipro, che merita.

Baci

Tutto vero (vorrei averlo scritto io)

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LA FARFALLA SULL’INGUINE

Diciamoci la verità, le donne sono merde. Anche gli uomini sono merde, esseri in grado di pensare soltanto al proprio uccello e – bene che vada – a una squadra di calcio scarsa e perdente, ma le donne sono peggio: le donne, difatti, disprezzano il calcio, hanno in mente solo l’uccello (altrui) e, al grido di “otterrò quell’uccello” infestano le città da mattina a sera, saccheggiando negozi di scarpe e vestiti (strumenti che, nella loro mente malata, serviranno al loro Scopo Unico) e, desiderandone l’uccello, facendosi tatuare da tatuatori maschi che mentre le tatuano pensano invece al proprio uccello o alla propria scarsa squadra di calcio, i cui giocatori – che pensano all’uccello tirando fuori a porta vuota – sono stati fatti da tatuatori che mentre li facevano pensavano a loro. E al proprio uccello.  Tornando alle donne, comunque, nessun tatuaggio è innocente, se eseguito su un corpo femminile: e questo perché le femmine, pazze di natura, si mettono in mente strane idee sul proprio corpo o su parti di esso, ritenendo che le proprie CAVIGLIE POLSI SCAPOLE IL COLLO MA DI DIETRO, e ancora DIETRO ALL’ORECCHIA SUL POLSO L’OMBELICO siano di per sé sexy e, se dotate di tatuaggio, ancora più in grado di attrarre l’uccello, e così i tatuaggi sono una volta in più sviliti e derubricati da “modo di passare il tempo per galeotti (alternativo al pensare al proprio uccello)” a strumenti procacciatori di uccelli. Le donne sono peraltro esseri ipocriti che negano tutto questo, e inventano concetti tipo Femminilità e Carineria dietro ai quali nascondono la quotidiana Caccia Selvaggia, ed essendo peraltro stupide, fanno tutto ciò che fanno – cioè una cosa sola: procacciarsi l’uccello con vestiti, acconciature e altri addobbi – sulla base dell’imitazione delle altre donne. Perciò, quando gli capita di vedere un troione in tv con la farfallina sull’inguine, le monelle vagabonde capiscono l’elementare gioco simbolico-visivo, che trovano Carino e Malizioso e in grado di esaltare la loro Femminilità, e perciò si fanno mettere le mani in quel posto lì per procurarsi uccelli che, alla fin fine, appartengono a uomini di nome PAOLO, MASSIMO o persino CARMINE se al Sud, uomini che hanno la panza e che comunque non smetteranno un solo istante di pensare a due sole cose: il proprio uccello e una squallida squadra di calcio. Il genere umano è condannato, non c’è nulla che possiamo fare. (asharedapilekur)

[Preso da Bastonate]

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Io oggi vorrei proprio essere Grace Slick.
Anzi sempre, non solo oggi.

[Nata nel 1939, cantante dei Jefferson Airplane dal 1966 al 1973, ancora viva nonostante la mostruosa quantità di LSD consumata]