Mi sono decisa.
Il blog è alla deriva e io mi pongo seri interrogativi, e se li pongono anche i quattro poracci che ancora mi chiedono ma quando posti?
Allo stato attuale dell’internet, mi chiedo a cosa servano ancora i blog, non che siano mai serviti a qualcosa, ma voglio dire, forse qualcuno di voi c’era già nel 2004, vi ricordate gli anni intorno al 2004 che razza di universo c’era dentro i blog? Erano la next best thing. Ora sono la last best thing, o forse la dead best thing. Io stessa ne leggo pochissimi e sfido chiunque ha una blogroll lunga un chilometro a giurare di leggere tutti gli aggiornamenti. No way.
È arrivato FB e gli odiati social network, tra cui anche Twitter che ha fagocitato persino ME, che voglio essere social quanto Cicciolina vuole farsi suora. FB, che mi piaccia o no, ha soppiantato i blog. FB è il presente e probabilmente un eterno futuro, i blog sono il passato. Per lo meno i blog come il mio, che parlano di fatti privati di una persona non pubblica (me) e quindi di scarso interesse per il grande pubblico. Quando i blog erano il nuovo, tutti erano interessati ai fatti privati di tutti, improvvisamente resi noti su piazza, diari segreti e smemorande vomitate online per la gioia di farsi conoscere. Mondo, eccomi, guarda quanto ho da dire, leggimi! Io per prima (o tra i primi) mi sono fatta il mio giornalino personale, quello che fin dalle elementari avevo sempre sognato. E da nullità a celebrità ci voleva poco, bastava saper mettere due parole in croce. Oggi, nel 2012, che puoi dire su un blog che non abbia già detto Pulsatilla nel 2004? I fatti privati raccontati ai quattro venti hanno esaurito il loro fascino. Oggi FB permette molto meglio e in maniera molto più sistematica di ficcanasare, e non serve neanche saper scrivere per avere mille amici (su un blog mille lettori te li devi sudare, devi passarci le ore, devi limare ogni parola, devi usare qualche neurone in più. Su FB basta rispolverare le foto di classe dalle elementari al liceo).
Quello che ancora funziona bene sono i blog di settore, secondo la mia modesta indagine assolutamente casuale, perché l’attualità, il cinema, la cucina, le mamme, avranno sempre un loro florido bacino di appassionati, e quelli che erano blogger nerdoni della prima ora, oggi sono diventati opinionisti rispettabili della rete (chi più chi meno), sono approdati alla carta stampata, alla tv, all’entertainment mainstream (ma come parlo? Vabbè).
Quindi a me che cosa resta? A me che non sono (e non ero) Pulsatilla, che non sono su FB e comincio a sentirmi davvero fuori dal mondo (eppure non cedo, non più per stoica battaglia ideologica ma fondamentalmente per pigrizia, per antisocialità, per nonmenefregauncazzo), a me che ancora mi diverto a scrivere e vorrei tanti tanti lettori e commentatori, e invece ho le statistiche in caduta libera a forza di latitare.
Mi resta uno strumento social vecchio già una decina d’anni, che su internet equivalgono a dieci ere geologiche, che ostinatamente non mi va di chiudere, perché significherebbe attaccare la penna tastiera al chiodo, che forse prima o poi chiuderò per forza di cose, ma non adesso!
No, adesso in totale controtendenza ecco quello che faccio, restylo la facciata, do una ripulita ai gingilli intorno e mi impegno, qui e ora, a scrivere TUTTI I GIORNI per almeno una settimana, qualunque cosa, anche una riga, anche ciao non ho tempo, qualsiasi cosa. Per ora facciamo una settimana, poi vediamo come va. Lo faccio per me, solo per me e di riflesso per chi sta (ancora) dall’altra parte, perché come i vecchi che studiano le lingue o leggono i libri di astronomia per tenere allenato il cervello, io ho bisogno di mettere giù pensieri in forma compiuta per non dimenticarmi l’italiano e per non far scomparire anche l’ultimo barlume di fantasia e giornalettismo che mi rimane. Se poi si rivelerà il canto del cigno lo vedremo, ma almeno potrò dire di averci provato e chiuderò la baracca in allegria.
DAJE!

 

(Il template ci ho messo tre giorni a sceglierlo ma non mi convince del tutto e potrebbe cambiare. Che agonia.)

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