Ieri

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Come i più cacacazz scaltri di voi hanno notato, ho saltato un giorno. Ieri non ho postato nulla, ebbene NO, stavo a morì!
Contavo di fare l’aperitivo con le donnette, tornare a casa, farmi un’agognata doccia, postare e andare a letto.
Invece una delle donnette mi ha trascinato, con la corruzione e il ricatto, a Villa Ada a un concerto di questi California Guitar Trio, gente mai sentita che però tutti i musicisti bravi conoscono, dice. Io non so nulla di musicisti bravi, ero in balia del destino, ho pagato 12 euro all’ingresso, mi sono seduta, ho ciarlato, ho sentito il concerto, sbadigliato più volte e poi mi sono trascinata a casa. Senza lavarmi e senza postare (la prima un po’ più grave della seconda).

Comunque questi erano bravi sul serio. Un belga, un americano e un giapponese, tipo barzelletta.
Rifacevano tutte canzoni o brani famosi solo (“solo”) con tre chitarre. Tra quelle che ho riconosciuto (ovviamente solo strumentale, nessuno cantava) Bohemian Rhapsody dei Queen (facile), Echoes dei Pink Floyd (meravigliosa), Riders on the storm dei Doors (bah), e qualcos’altro.
C’era anche questa, per dire:

Oggi, a sfregio, ho dormito tutto il giorno.
E infatti ora sto postando, visto?
Malfidati.

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ROAR/YAWN – L’eterno dualismo

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Photo by ©LaCoinquilina

Adrenalina pura

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Adoro scendere a buttare la mondezza in pigiama alle undici di sera. E dire alla coinquilina io vado, se non torno parla con gli inquirenti. E fare solo dieci metri fino al marciapiede di fronte facendo la vaga come se stessi in abito da sera. E buttare i sacchi con aria circospetta come se fossero cadaveri fatti a pezzi, invece è solo la lettiera della gatta o buste piene di cocce di melone e bucce di frutta (che puzzano più della lettiera). E tornare indietro sperando che non sbuchi fuori nessuno proprio all’ultimo, ché qui c’è sempre qualche ragazzino che si sbaciucchia o qualche badante in ora d’aria.

Finora me la sono cavata, fiuuuu, una vita sul filo del rasoio ragazzi.

Elogio dell’inutile

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In queste domeniche inutili c’è tutta l’utilità dell’estate.
Dormire, mangiare, leggere, silenzio assoluto fuori, cicale in lontananza, il rumore di un aereo.
Stare scalzi in canottiera.
Pensare che il tempo ti sfugge di mano, ma chissenefrega in fondo.
Pensare alle vacanze. Forse oggi si decide qualcosa.
Il lavoro sembra già un ricordo sbiadito e invece non lo è ancora. Ma il lunedì è diventato un giorno migliore, perché la sera si vede la nuova puntata di Breaking Bad.

Ieri sera al Coffee Pot Park, un posto surreale tra cimitero e tangenziale, all’aperto arroccato in salita, con i divani e le poltrone del rigattiere messi sul prato, scheletri di letti e sediole di legno, insegne dipinte a mano, ombrelloni e un campo di basket davanti, coi biliardini di lato. Dj set e musica bella, cibo ottimo, lampade appese in giro, installazioni di oggetti e persone. La summa del moderno hipster-vintage, e infatti dopo le 23 si è popolato di fauna fighettina locale, niente punkabbestia coi cani ma post-universitari spettinati ad arte. Ma c’era di tutto un po’, avventori trasversali, quindi promosso (per ora).
Ovviamente non esiste un sito ma solo la pagina FB, va da sé che non lo avrei mai scoperto se qualcuno che ha FB non me ne avesse parlato.

Photo: courtesy of ©LaCoinquilina

 

Alabama e i concerti aka Sento la gente morta

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A giudicare da quello che leggo su twitter, che ormai è la mia principale fonte di informazioni, pare che stasera ci fosse Patti Smith a Roma.
Un paio di settimane fa c’è stato Morrissey.
Io non vado mai a nessun concerto di rockstar vere, ma su questi due almeno un pensierino ce lo potevo fare.
Patti perché è Patti, anche se non so tutta la discografia a memoria (anzi, molto poco) resta una delle donne più fiche dell’universo mondo rockeggiante. Immagino che il concerto sia un’esperienza, cioè, che ne valga la pena.
E niente, ero qui a casa a vedere Ginnaste – Vite parallele su La7. Roba forte.
Morrissey pure, ho un po’ rosicato perché gli Smiths mi piacciono tanto ma lui da solo non l’ho mai seguito. Quindi che ne so, magari le canzoni degli Smiths nemmeno le fa (uhm, ne dubito).
E niente.
Non sono mai stata una concertara incallita, ho visto cose fichissime in gioventù, tipo i Cure, i Placebo, I Depeche Mode, Lou Reed, roba di viaggi in treno allucinanti con ritorni notturni sdraiati per terra, le solite cose dei gggiovani insomma, ma poi a un certo punto basta, ho smesso di comprare cd e adesso sento al 90% musica di gente morta o con un piede nella fossa, che quindi difficilmente verrà a suonare all’auditorium (si poteva pensare lo stesso di Patti, e invece).
Di italiani avrò visto mille concerti degli Afterhours, mille dei Subsonica, poi Daniele Silvestri, i Bluvertigo (quando ero innamorata di Morgan), Carmen Consoli, tutti questi banalissimi su cui adesso tipo mi verrebbe da sputarci sopra. Ma no, dai. Be’, sui Subsonica sì, due palle. La Carmen pure, dopo tre dischi già mi aveva rotto.
De Gregori, “che non ci si va più perché suona i pezzi riarrangiati diversamente e non si possono cantare”, Battiato “che finché fa le vecchie da paura, quelle nuove chi le conosce” e boh, qualcun altro sicuro.
Adesso L’UNICO gruppo italiano, ma anche in generale, l’unico gruppo al mondo per cui ancora faccio la groupie sotto il palco, canto e ballo e mi dimeno, indovinate chi sono? Gli Offlaga Disco Pax. Cioè, un non-gruppo. Lui che recita testi, roba sintetica in sottofondo, un basso ogni tanto. E io lì a urlare e sbracciarmi e controllare il calendario per vedere quando saranno a Roma la prossima volta. Cose senza senso. Come anche andare a sentire TUTTI i concerti di tamburi giapponesi taiko che passano da queste parti. L’ultimo la scorsa settimana, una figata stratosferica. Loro.
Le mie fonti piemontesi mi hanno detto che BOB DYLAN ha suonato poco tempo fa in un microfestival a Barolo, la patria indovinate di che? Del barolo. Tanto microfestival non doveva essere, per avere BOB, ecco io a un concerto di BOB ci andrei tipo mettendomi in fila ai cancelli la sera prima, per lui lo farei. Ma rientra nella categoria “piede nella fossa” (Iddio non voglia!!!) quindi non è che ci spero tanto. BOB, perché a Barolo sì e a Roma no?! Per il vino eh, vecchio ubriacone.
Altra gente che andrei a sentire di corsa: i Beatles (morti), Janis Joplin (morta), i Ramones (morti), i Velvet Underground (morti), i Pink Floyd (morti).
Che palle. Non ho gusti così raffinati, sento la gente morta e non so niente della roba nuova, che comunque al 90% mi fa schifo a prescindere. Ah ecco, i Fratellis, quelli magari li andrei a sentire. I Fratellis sono bravi e divertenti. E vivi soprattutto. Ah, peccato che ho appena letto su wikipedia (volevo controllare che fossero vivi) che dopo due album, entrambi in mio possesso, si sono sciolti. Ma porco mondo. Niente, morti pure i Fratellis, ero l’unica a non saperlo.

Sul sito dell’auditorium dice che la settimana prossima c’è Morricone con la super orchestra. Lo stesso giorno dei Beach Boys all’ippodromo.
Un tripudio di piedi nella fossa, ah che darei per essere ubiqua e invece mancherò a tutti e due, scommettiamo?

 

Due parole semiserie sullo stato della sweethome

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Mi sono decisa.
Il blog è alla deriva e io mi pongo seri interrogativi, e se li pongono anche i quattro poracci che ancora mi chiedono ma quando posti?
Allo stato attuale dell’internet, mi chiedo a cosa servano ancora i blog, non che siano mai serviti a qualcosa, ma voglio dire, forse qualcuno di voi c’era già nel 2004, vi ricordate gli anni intorno al 2004 che razza di universo c’era dentro i blog? Erano la next best thing. Ora sono la last best thing, o forse la dead best thing. Io stessa ne leggo pochissimi e sfido chiunque ha una blogroll lunga un chilometro a giurare di leggere tutti gli aggiornamenti. No way.
È arrivato FB e gli odiati social network, tra cui anche Twitter che ha fagocitato persino ME, che voglio essere social quanto Cicciolina vuole farsi suora. FB, che mi piaccia o no, ha soppiantato i blog. FB è il presente e probabilmente un eterno futuro, i blog sono il passato. Per lo meno i blog come il mio, che parlano di fatti privati di una persona non pubblica (me) e quindi di scarso interesse per il grande pubblico. Quando i blog erano il nuovo, tutti erano interessati ai fatti privati di tutti, improvvisamente resi noti su piazza, diari segreti e smemorande vomitate online per la gioia di farsi conoscere. Mondo, eccomi, guarda quanto ho da dire, leggimi! Io per prima (o tra i primi) mi sono fatta il mio giornalino personale, quello che fin dalle elementari avevo sempre sognato. E da nullità a celebrità ci voleva poco, bastava saper mettere due parole in croce. Oggi, nel 2012, che puoi dire su un blog che non abbia già detto Pulsatilla nel 2004? I fatti privati raccontati ai quattro venti hanno esaurito il loro fascino. Oggi FB permette molto meglio e in maniera molto più sistematica di ficcanasare, e non serve neanche saper scrivere per avere mille amici (su un blog mille lettori te li devi sudare, devi passarci le ore, devi limare ogni parola, devi usare qualche neurone in più. Su FB basta rispolverare le foto di classe dalle elementari al liceo).
Quello che ancora funziona bene sono i blog di settore, secondo la mia modesta indagine assolutamente casuale, perché l’attualità, il cinema, la cucina, le mamme, avranno sempre un loro florido bacino di appassionati, e quelli che erano blogger nerdoni della prima ora, oggi sono diventati opinionisti rispettabili della rete (chi più chi meno), sono approdati alla carta stampata, alla tv, all’entertainment mainstream (ma come parlo? Vabbè).
Quindi a me che cosa resta? A me che non sono (e non ero) Pulsatilla, che non sono su FB e comincio a sentirmi davvero fuori dal mondo (eppure non cedo, non più per stoica battaglia ideologica ma fondamentalmente per pigrizia, per antisocialità, per nonmenefregauncazzo), a me che ancora mi diverto a scrivere e vorrei tanti tanti lettori e commentatori, e invece ho le statistiche in caduta libera a forza di latitare.
Mi resta uno strumento social vecchio già una decina d’anni, che su internet equivalgono a dieci ere geologiche, che ostinatamente non mi va di chiudere, perché significherebbe attaccare la penna tastiera al chiodo, che forse prima o poi chiuderò per forza di cose, ma non adesso!
No, adesso in totale controtendenza ecco quello che faccio, restylo la facciata, do una ripulita ai gingilli intorno e mi impegno, qui e ora, a scrivere TUTTI I GIORNI per almeno una settimana, qualunque cosa, anche una riga, anche ciao non ho tempo, qualsiasi cosa. Per ora facciamo una settimana, poi vediamo come va. Lo faccio per me, solo per me e di riflesso per chi sta (ancora) dall’altra parte, perché come i vecchi che studiano le lingue o leggono i libri di astronomia per tenere allenato il cervello, io ho bisogno di mettere giù pensieri in forma compiuta per non dimenticarmi l’italiano e per non far scomparire anche l’ultimo barlume di fantasia e giornalettismo che mi rimane. Se poi si rivelerà il canto del cigno lo vedremo, ma almeno potrò dire di averci provato e chiuderò la baracca in allegria.
DAJE!

 

(Il template ci ho messo tre giorni a sceglierlo ma non mi convince del tutto e potrebbe cambiare. Che agonia.)

Guess who knocks

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