Ieri ero a pezzi e tutto quello che volevo era finire di lavorare e starmene a casa a guardare la tv, e poi andare a letto e dormire per qualche decina di ore.
Sbagliato.
Durante la serata una serie di stupidissimi pensieri e parole ha innescato un processo perverso e nel breve periodo irreversibile, grazie a cui sono andata a letto con l’umore peggiore registrato nell’ultimo mese, un buco nero nel cervello e l’horror vacui negli occhi. Risultato: una delle peggiori nottate dell’ultimo mese, passata dormendo poco e male, svegliata più volte dal miagolio della gatta (che non si capisce perché, in piena notte si sveglia, caccia due lamenti e si riaddormenta), dalla finestra che scricchiola, dalla luce che entra e infine dall’arrotino, degna conclusione di tale odissea.
Stamattina non ci potevo credere, di aver rovinato io stessa, con i miei folli apocalittici pensieri, la nottata di riposo tanto agognata, che da quando sono tornata non sono riuscita ancora a dormire come si deve, avendo per qualche oscuro motivo passato ogni sera fuori casa.
Mi sono sfogata con la coinquilina (news dell’ultim’ora: ho di nuovo una coinquilina, quella di prima. È tornata all’ovile), dandomi abbondantemente della cretina da sola, e poi sono uscita a fare dei giri, sempre con l’umore tipico di chi è prossimo a partire per la guerra.
Credevo che tutto ciò mi avrebbe rovinato anche una cosa bellissima in programma oggi, cioè l’hammam.
La coinquilina aveva un buono per due preso con Groupon e io, dato il mio smodato amore per l’hammam, mi ero accaparrata già da tempo il ruolo del +1.
L’hammam è il bagno turco, per capirsi, a Roma ce ne sono svariati ma io ne conosco bene soltanto uno. Questo era un altro, più vicino a casa, con annessi al pacchetto massaggi vari, creme, fanghi e cotillons. Il paradiso.
Tra i vapori del sacro luogo (in effetti un angolo di Turchia a due passi da Porta Pia, che fa pure rima) ho cercato di far evaporare anche il cervello e tutta la merda che a volte produce. Tra il sapone all’olio d’oliva, lo scrub con i sali del mar morto e il massaggio con l’olio di argan, alla fine, oltre a sembrare un merluzzo liscio saltato in padella, sono uscita leggera e rimessa a nuovo. (Ho anche pensato peccato che nessuno si approfitti di tutta quest’opera di restauro, dove sono gli uomini quando servono? ma è un’altra storia.)
Poi sono andata alla festa di compleanno di una mia amica, che era in classe con me al liceo e da poco ha sfornato un creaturo, e mi sono rilassata e divertita, nonostante avessi ancora i capelli unti di olio di argan e avoja a dire che non erano sporchi ma anzi troppo puliti per l’hammam (provate a dirlo, vi rideranno in faccia).
E poi ho mangiato il sushi per cena, che mi andava un sacco, e sono tornata a casa alle dieci e mezzo, di sabato, perché sì.
E adesso mi sono messa a letto a leggere Studio, questa bella rivista, e avevo un po’ paura di spegnere la luce, perché poteva finire in tragedia come ieri, invece quando l’ho spenta sono riuscita a ricacciare indietro i pensieri nefasti, su di me, su quello che so fare e su un sacco di altre cose, ed ero così contenta che mi sono dovuta alzare e venire al computer a scriverci un post.

E adesso sono talmente fritta che dormirei anche se arrivasse ora l’arcangelo Gabriele a dirmi che sono incinta per immacolata concezione.
(Il danno e la beffa. Probabilmente mollerei una bestemmia.)

Fine dell’intermezzo, il prossimo post su New York City.
Alabama is back!

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