Volevo solo

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Volevo solo scusarmi con quelli che da due settimane vengono qui e trovano sempre lo stesso cazzo di post, e pure che palle, mi rendo conto.
Oggi volevo postare ma poi mille cose, e l’ansia, e domani parto, e fai le cose, e prepara e che ne so, alla fine sono andata a una festa, ho bevuto troppo vino e ora sto scrivendo alle 2 di notte, e ho la sveglia alle 6 e vi pare giusto questo? A me no.
Andare alle feste dei fumettari però è divertente perché quando dici che fai la traduttrice ti chiedono di che cosa e becchi sempre qualcuno che ha letto le tue cose e non capita mai nella vita vera allora sei contenta. Ho bevuto troppo vino, faccio una fatica immane a cancellare i refusi e scrivere bene, volete vedere una frase non corretta dalla parte ancora sana del mio cervello? Eccola.
Domani fvado al FEFF14 e GUTO GIURO quando torno sciro il report e ricominciao a scirvere come si deve, twitter ha stufato basta 140 caratteri, stanotte menter tornavo sulla tangenziale, che l’amico mio fumettaro abta lontanissimo da casa mia, hanno messo sweethomeAlabama e mi stavo quasi per commuoavere e ho pensato che stronza che ho lasciato il blog alla malora ma non si fa così.
Troppi refusi.
Ora vado a letto.
Magari mando aggiornamenti dal FEFF via Twitter, poi torno martedì e diciamo ricomincia la vita normale.
Qui tutto mi sembra tranne che una vita normale, che palle.Cioè nella vita normale magari non hai l’ansia tutot il giorno tipo oggi. Boh.

Vi voglio bene.

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E ora metti questo in 140 caratteri

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Certo che quando sei incazzata Twitter non serve a niente. Anzi, ti fa incazzare di più perché devi stare lì a contarti i caratteri, roba da prendere a fucilate lo schermo.
Prendete la mia giornata di oggi ad esempio.
Stamattina mi sveglio e vedo la gatta che piscia e caca sul tappeto di camera mia, che è enorme e pelosissimo, tipo foresta nera.
La colpa ovviamente è MIA, che le ho lasciato una lettiera nucleare degna dell’arsenale di Saddam.
Dopo aver cacciato urla disumane mi attivo e decido di lavare per terra, portare il tappeto immediatamente in tintoria e andare a comprare la lettiera nuova per evitare che la cosa si ripeta durante le ore in cui non sono a casa.
Tutto ciò comporta prendere almeno un’ora di permesso dall’ufficio, e va bene, sticazzi.
Per portare via il tappeto mi serve una busta enorme o un saccone di quelli neri della mondezza. Non ho niente di tutto ciò.
Quindi devo scendere una prima volta per comprare tali sacchi, dai cinesi, ma incredibilmente alle 9 meno qualcosa manco il negozio dei cinesi è aperto e devo arrivare al casalinghi più lontano.
Mentre vado passo davanti alla tintoria e mi informo, ok si può fare.
Passo anche davanti al negozio di animali, che è chiuso. Ottimo.
Vado all’altro negozio di animali. Chiuso pure quello.
Cammino furiosa maledicendo l’Italia e i negozi che non sono aperti tutte le cazzo di 24 ore come in Giappone, maledico la non esistenza dei Convenience Store, l’inefficienza e il fancazzismo, maledico Roma, il mio quartiere e gli stronzi fascisti che ci abitano. E siamo solo alle 9 di mattina.
Vado al supermercato Bio, perché allora se devo comprare una lettiera diversa almeno la compro ecologica, ho deciso che voglio spendere un milione di euro per la cazzo di lettiera nuova. Fanculo.
Vado e la compro. Bene. La mia triste storia fa pietà alla cassiera, che mi mette il timbrino anche se non ho raggiunto i 10 euro di spesa.
Torno su a casa e cambio la lettiera, ficco il tappeto nel sacco, mi trattengo dal ficcarci anche la gatta e riscendo.
Nel mentre devono iniziare i lavori sulla via dove ho parcheggiato la macchina e mi devo pure sbrigare per evitare che me la carichino con una ruspa.
Porto il tappeto in tintoria. Acconto. Una settimana. Ok.
Vado in ufficio, la gioia di vivere proprio. I colleghi dato il ritardo mi davano giustamente precipitata in un fosso.
FFWD sulla quantità inenarrabile di rotture di palle derivanti dal quel luogo.
Torno a casa a pranzo e imbruttisco la gatta, cosa che andrà avanti tutto il giorno. (“imbruttire” = “guardare male”)
Mi arriva una mail di lavoro, l’altro lavoro, una roba di manga. Tre righe di risposta a una mia mail di ieri, in cui fondamentalmente, usando parole molto carine, mi si ricorda quanto non conto un cazzo, quanto le mie parole cadano nel vuoto e quanto il mestiere del traduttore sia uno dei più ingrati sul pianeta Terra. Il traduttore di manga poi, è come dire la ruota di scorta bucata dell’ultima ruota del carro. Cose che fanno bene all’autostima.
FFWD su un pomeriggio fatto di sguardo vacuo, urla gratuite alla gatta, rimorsi&rimpianti, zero lavoro, zero contatti umani, zero attività se non aggiornare ogni cinque minuti la home di Twitter sperando in un aumento dei follower.
Esco per fare la spesa con l’unico obiettivo di farmi le verdure al vapore per cena (c’è chi sogna le lasagne e l’abbacchio, io le zucchine al vapore) e spararmi la puntata odierna di Mad Men, già prontamente scaricata (SCARICATA SI’ VENITEMI AD ARRESTARE STRONZI VENITE!).
Acchitto tutto il tavolino, il piatto, l’acqua, la salvietta, tutto lo stronzo tavolinetto e clicco su VLC, che però mi sfancula il video e non si vede nulla, allora clicco con orrore su Quicktime, che però non legge i sottotitoli perché nel macbook vecchio cinque anni ho tipo l’OS 10.cane e non c’è preferenza che tenga.
Flip out.
Evito i dettagli sulla leggerissima reazione emotiva avuta, onde evitare che mi mandiate una cassa di Xanax in regalo.
Alle ore 20.30 l’unica soluzione appare essere scaricare un altro video, oppure vedersi la puntata senza sottotitoli. Cercando tutte le possibili alternative online metto in moto il torrente e comincio a scrivere questo post per tentare di sbollire.
Ovviamente non trovo alternative, il download finisce alle 22 (nel frattempo salta anche la linea un paio di volte) e ho le verdure fredde e mollicce nel piatto e l’acqua con lo strato di pulviscolo che galleggia sopra.
Interrompo il post e vado in salotto a fare quello che dovevo fare un’ora e mezza prima.
Ora il tutto si è concluso e sto qui a finire il post, è mezzanotte e la gatta già dorme da un pezzo, dimentica del guaio di stamattina e probabilmente anche della mia esistenza.