La settimana scorsa è morto Sergio Bonelli.
Non avrei mai pensato di scrivere questo post, perché io non ho mai seguito una sola serie bonelliana in vita mia, pur avendoci provato, perché non mi sono mai piaciuti i personaggi, le storie, il disegno iperrealistico, il formato, il tipo di carta, l’impaginazione, il lettering, il bianco e nero sciapo, l’organizzazione della tavola. NIENTE.
Al liceo, mentre la gente letteralmente impazziva per Dylan Dog e Nathan Never, io ero già inabissata nei manga, praticamente in apnea, e inutilmente argomentavo la mia tesi secondo cui manga = stupefacente perfezione e Bonelli = mortale rottura di palle.

La settimana scorsa ho aperto internet in ufficio e quando ho letto che era morto Bonelli sono rimasta pietrificata.
Non potevo parlarne con nessuno, in ogni caso non come avrei voluto.
Ho aperto altri siti e tutti tutti tutti i siti di fumetto non parlavano d’altro. È ovvio. Tutti pietrificati.
La prima cosa che mi è saltata in mente è stata mandare un sms a mio padre. La prima cosa che il mio cervello ha fatto è stato collegare Bonelli a mio padre, che da tutta la vita legge Tex, pur non amando affatto il fumetto come mezzo di intrattenimento. Dei fumetti non gliene è mai fregato niente, ma legge Tex perché ci sono “le praterie, gli indiani, i disegni belli grandi, le pistole con tutti i dettagli” (parole sue). Gli mando un sms: È morto Sergio Bonelli 😦 il mondo del fumetto è in lacrime. Nemmeno mi risponde.
Io non capisco la mia reazione. Non ho mai amato un solo personaggio di Bonelli, non è nel mio vissuto né mai ci sarà.
Eppure continuo a leggere gli omaggi di amici e colleghi e tutti lo dipingono come un Grande Uomo e ora che ci penso mi vengono in mente persone che conosco, che lavorano per Bonelli, che mi hanno detto più volte che è un Grande Uomo. Era.

Quando leggevo manga anziché DD non sapevo che un giorno mi sarei trovata, seppur a margine, a fare parte della cosiddetta “industria del fumetto”, non era nemmeno nei miei sogni all’epoca (non ancora).
E quindi oggi che seppur a margine ne faccio parte, penso che un Grande Uomo che ha fatto la storia della cultura in Italia se n’è andato all’improvviso e ha lasciato un vuoto vasto come le praterie di Tex, che nessun sito specializzato riuscirà a colmare.
Leggere dopo una settimana ancora post dedicati a lui, ancora messaggi di cordoglio, ancora ricordi e omaggi, leggere del suo funerale a Milano stracolmo di gente, tra cui anche il sindaco, vedere che in Piazza Duomo il comune ha fatto appendere questo, mi lascia sgomenta. La grandezza del posto che occupava si vede adesso che quel posto non lo occupa più. Mi fa sentire triste come quando è morto Albertone, o Manfredi, o Gassman. Persone che non conosci, ma che indirettamente erano nella tua vita da sempre.
Conosco tutti i suoi personaggi, anche se non li ho mai letti, sono sempre stati lì a far parte dell’universo parallelo in cui volente sguazzo.
Vederli addolorati che piangono o lo salutano è un crossover dai confini talmente labili che brucia il cervello e fa scoppiare il cuore.

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