Sono ancora al 2 settembre e sono ancora in Ecuador.
Guayaquil, dove sono arrivata due settimane fa e sono tornata ieri per prendere il volo di domani.
Annalicchia e’ partita oggi, perche’ lei se ne va all’Isola di Pasqua a compiere trent’anni, e io resto qui un giorno e mezzo da sola a familiariazzare con il ritorno.
Mi sembra di essere via da mesi. Credo sia un bene, o no?
Sono nella lobby dell’albergo, i cui corridoi ricordano gli horror ambientati in ospedali o appunto alberghi (e non parliamo delle camere) e dopo aver girovagato un’ora in rete, come non facevo da due settimane, mi sento di colpo gia’ a casa. Quindi la rete e’ casa, quando leggi Repubblica, i soliti blog, le solite news e rientri nel solito mondo. Credo sia un male, o no?
Aver letto dei film in uscita e dei fumetti in uscita pero’ mi fa venire il formicolio alle mani e ai piedi e mi proietta avantissimo di testa e di cuore, la superAlabama settembrina di sempre.
Comunque vada, so che ho “ricaricato le pile” alla grande, per usare un’espressione che odio abbastanza ma non importa.

Domani e’ il primo di due lunghi lunghi giorni, tra attese, aerei, fusi e aeroporti. Sono le dieci e mezza e credo che andro’ a letto. Non ho cenato, ma una cosa va detta, non ne posso piu’ del cibo locale, buono eh, ma non ne posso piu’. Aridateme il tofu.
Forse ad Atlanta riesco a raggiungere un Apple Store e fare razzia.

Alla prossima, da casa.

Annunci