– NESSUNO vuole venire al lago di Martignano con me. Cioè, non perché ci sono io e la gente mi schifa (oddio forse sì), ma perché nessuno è disponibile a farsi una gitarella in santa pace una cazzo di domenica di luglio. Che fine hanno fatto abbronzatura/relax/chiacchiere/pennichella/bagnetto/frescura/dolcefarniente? Cioè, manco la domenica?! E pensare che un tempo ero io quella che la domenica guai a muoversi di casa, divano e tv a oltranza. O tempora, o mores! (oh, li mortacci! aggiungerei).

– Per fortuna tra una settimana vado a Parigi (ricordate?), ma l’angoscia del bagaglio mi attanaglia sempre di più. Anche perché ho scoperto ora curiosando nel meteo che a Parigi fanno circa dieci gradi meno che a Roma. Mio Dio. Non sono psicologicamente pronta a tornare a una condizione semi-autunnale, per non parlare del fatto che l’abbigliamento più pesante occupa molto più spazio! Altro che vestitini e magliettine… Poi ho pensato che comprerò sicuramente fumetti o altra roba cartacea, che come sappiamo pesa da far schifo. È la fine. Ryan Air mi pignorerà anche le mutande.
Per farmi passare l’ansia (o forse per farmela aumentare, così non penso al bagaglio) vi pregherei, voi che siete persone di mondo, di darmi dritte fondamentali di cose da vedere/fare in città (ok, non “la torre Eiffel” o “Notre Dame”, grazie), o anche fuori città. Il Louvre va bene, ma roba moderna ne abbiamo? Contemporanea? C’è il museo di Lady Oscar? Mi sto totalmente disinteressando di qualsiasi itinerario, per fortuna la mia ex coinquilina ha detto che mi fornirà un pratico power point con i migliori ristoranti e le profumerie dove i prodotti costano meno. Cose essenziali insomma.

– Parliamo di Google+. Aiuto. Un ALTRO social network a cui NON aderire e per cui dover snocciolare altri insulti, scuse, lagne, era proprio quello che ci voleva. Per fortuna ho ricevuto finora solo due inviti (voi sapete chi siete! 😉 ) ma pubblicamente annuncio che alla fine snobberò pure questo. Non senza essermi documentata, ho letto delle cose, mi sono informata, ed è uscito fuori che è come FB però con le cerchie (traduzione italiana PERFETTA, veramente di grande impatto, per l’inglese “circle”. Che fai stasera? Esco con la mia cerchia. Bravi, applauso), e quindi puoi condividere i fatti tuoi solo con chi vuoi. Mmmmh, veramente allettante. Scusate, preferisco mantenere il disincanto superiore e snob di chi la sa lunga e non si mischia con il volgo. Tradotto, non ho niente da condividere con nessuno, non faccio più foto, non vado da nessuna parte e ho smesso di impartire insegnamenti su come si vive. Tac, automaticamente esclusa da qualunque cerchia.
(no, dai, seriamente. L’umanità QUANTO aveva bisogno di un clone di FB? Cos’è, a Google si sono bevuti il cervello per caso?)
(E aggiungeteci anche il fatto che hanno coniato il verbo “piùunare”. click here to publicly +1 this. 35 people +1’d this. +1’d?!?!? Che gran lingua l’inglese. Cervello bevuto.)

– Ho iniziato a leggere Le Correzioni di Franzen. Non riuscendo a superare il trauma della separazione da Libertà (di cui continuano a tornarmi in mente intere scene come se le avessi viste al cinema) ho deciso di buttarmi a capofitto nel suo libro più famoso, quello considerato capolavoro. Quindi, se tanto mi da tanto, a sto giro ci rimango proprio stecchita. In mezzo ai due avevo iniziato L’eleganza del riccio, prestatomi dalla ex coinq e che molte persone che conosco (e che stimo) considerano “un bel libro” o “un libro molto carino”. Forse ho qualcosa che non va, o forse la mia arroganza sta toccando vette mai viste, ma l’ho trovato INSOPPORTABILE. Brutto. Odioso. Scritto da una prof di filosofia frustrata che invece di aprirsi un blog ha preso tutti i paroloni che conosceva, li ha shakerati e ha partorito un libro, che sembra un bignami di pensierini arguti (?) fatto apposta per compiacere la massa e farla sentire meno ignorante. A pagina 100 non ce la facevo più (già da molto prima in effetti, ma gli ho voluto dare una possibilità) e ho letto direttamente la fine. Non l’avevo mai fatto prima, con nessun libro in 32 anni di vita. Ma non me fregava un cazzo, niente, volevo solo che la ragazzina fosse stuprata a morte e la vecchia portiera ammazzata a sciabolate da uno psicopatico sanguinario. Scusate, non ho vie di mezzo.

– Ho ricominciato a vedere Mad Men, seconda stagione. Ieri ho visto la puntata 05 e al minuto 35 un personaggio del tutto secondario dice la seguente frase: devi vivere la vita della persona che vuoi diventare. L’ho rimandata indietro per segnarmela e da ieri è il mio mantra personale.
Ovviamente il fatto di cercare, e trovare, il senso della vita all’interno di serial americani non è proprio confortante, ma con questo post mi sembra di aver recuperato un po’ della mia vena caustica recentemente esaurita, quindi forse va un po’ meglio. Chi lo sa.

 

[Mentre scrivevo il post ho trovato una persona con cui andare al lago (evviva!), ho mollato a metà e sono uscita. Sono tornata dopo ore, zompettante e abbronzata, mi sono docciata e ho ordinato una pizza. Al posto della margherita DOP (con la bufala DOP) mi hanno portato una margherita normale (pagata come una DOP). Per farmene una ragione l’ho letto come un messaggio del buon Dio, che forse si è accorto che in questi giorni sto mangiando come una fogna senza fondo.]

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