Oggi ho rifiutato un lavoro semplicemente perché non mi andava.
Mi viene da pensare che quando rifiuti un lavoro perché non ti va sei veramente diventata qualcuno.
Cioè, erano 150 euro facili, esattamente la cifra che mi serve per pagare il bollo della macchina (che scade il 31 maggio, come mio padre si premura di ricordarmi telefonandomi circa ogni mezz’ora), una revisione, neanche una traduzione, che mi avrebbe portato via giusto un po’ di tempo.
Ecco.
Un po’ di tempo.
Tale revisione si sarebbe accavallata alla consegna di un manga, che ho deciso di finire in fretta per accumulare giorni bonus per l’estate (leggasi: faccio tutto adesso e svacco almeno un mese in seguito), cosa che si sarebbe tramutata in una dieci giorni mortale, senza vie di fuga, cementata alla scrivania, a piangere sangue dai polpastrelli (anche perché trattavasi di un film in bianco e nero del ’58… roba da far cadere le unghie tipo tortura). Questo se volevo ottenere TUTTO (soldi extra senza sprechi di tempo), che in genere è quello a cui punto inizialmente, per poi ritrattare non appena mi ricordo che un giorno ha solo 24 ore e parecchie di esse vanno perse in faccende come dormire e girare su internet senza costrutto. Accantonata momentaneamente l’idea dell’asso pigliatutto, restava la scelta. Il Dilemma. 150 euro per il bollo o una settimana di vacanza in più?
Ecco.
Il solo pronunciare il Dilemma ad alta voce (davanti alla coinq, poraccia, che ormai è rassegnata alle mie telenovele lavorative), anzi, arrivata circa alla V di vacanza, la risposta è comparsa sul muro del salotto scritta chiarissima in stampatello, helvetica, bold, corpo carattere 72.

Cioè, giuro, mi è venuto da ridere per la facilità della risposta, e non è perché sputo sul piatto dove mangio o roba del genere, ma è perché, GIURO, sono una lavativa.
Certo, il punto è che togliere 150 euro dal conto in banca per il bollo grazie a dio al momento non mi causa dissesti finanziari, diciamo che me lo posso permettere, e allora mi chiedo PERCHE’.
Perché dover LAVORARE quando puoi permetterti di andare in vacanza. O anche solo di stare senza fare niente. Perché LAVORARE invece di dormire. Perché LAVORARE invece di prendere il sole al parco una settimana. Perché. Perché LAVORARE, in generale. “Il lavoro nobilita” era scritto all’ingresso di Auschwitz, ricordiamolo.
Ma non mi si prenda per un’ingrata miracolata. L’anno scorso, ad esempio, non me lo sarei potuto permettere, e infatti sono arrivata al 31 dicembre con circa 350 giorni di lavoro su 365, attaccata alla serotonina e con l’umore di Gargamella. Bello. Aggiungi alla lista “anni da non ripetere mai”.
E quindi, se adesso che me lo posso permettere decido che non mi va di fare un lavoro, non lo faccio. Fine. Ci ho già guadagnato in amor proprio, nonostante, questo sia sempre chiaro, non sono un minatore e mi piace quello che faccio.

Gargamella è testimone.

"L'umore sarà anche migliorato ma questa ha il naso peggio del mio"

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