Un titolo idiota per un post di transizione, per dire che oggi ho avuto un umore pessimo tutto il giorno, a metà tra voglio partire per sempre non sentire più nessuno non me ne frega VERAMENTE niente di nessuno e sono una sfigata sono una sfigata sono una sfigata. Belle cose. Credo sia la Santa Pasqua incipiente. Pasqua incipie e io ormai riesco a tollerare le Grandi Riunioni Familiari solo con grosse dosi di alcol. Che poi comunque a tavola non c’è, perché ci sono frotte di piccoli esseri rotolanti fra i due e i cinque anni (che in ogni caso già si ingozzano di cocacola, piccoli bastardi).
In queste gioiose circostanze mia madre ha tutto il tempo di pensare a sua figlia come l’UNICA della famiglia che ancora non si è maritata, riprodotta, sistemata. Ha tutto il tempo di pensare fortissimamente vogliodiventarenonnavogliodiventarenonnavogliodiventarenonna per poi rendersi conto che la faccenda è di là da venire, dunque deprimersi, pur non dandolo a vedere, ma io lo capisco bene dato che sono la sua UNICA figlia. Vi ho mai parlato della sfiga terribile di essere figli unici? Vi ho mai parlato seriamente dell’essere umano, categoria a parte, noto come figlio unico? No perché da dire ce ne sarebbe, per svariati post. Ci hanno cucito addosso addirittura una locuzione tutta per noi, figlio unico. Si poteva dire non ho fratelli oppure sono l’unico figlio, invece no, beccati l’etichetta, tiè! Passa l’infanzia a vedere gente che scuote la testa quando glielo dici e vomita frasi fatte su quanto siamo viziati e quanto siamo fortunati! Ho diversi amici figli unici (ci fiutiamo tra noi, come i gay) e di certo viziati non è la prima parola che mi fanno venire in mente. Diciamo che per riuscire a sopravvivere DA SOLO all’infanzia e all’adolescenza devi sviluppare doti che gli altri non hanno. Devi SOPRAVVIVERE. E puoi contare al massimo su un peluche particolarmente espressivo per condividere le afflizioni domestiche. In quanto all’enorme fortuna, be’, se non dover spartire i giocattoli con nessuno da piccoli poi lo paghi con una vita fatta di eterne frustrazioni, sensi di colpa per qualunque cosa e tutto il peso di due genitori per cui sei l’unica ragione di vita sulle spalle… cazzo, ad averlo saputo mi facevo rapire da un branco di rom. Quando ti rendi conto che la fortuna di cui tutti parlano (solo per sentito dire, perché che ne sanno? Sono mai stati figli unici? No) è in realtà un’apocalittica iattura, è troppo tardi. Tua madre è fuori tempo massimo per sfornarne un altro, non ci pensa proprio, sta a posto così. Prendi e porta a casa, sai già che la sconterai a vita, questa fortuna. Sai già che arriverà un momento in cui un fratello o due potevano davvero farti comodo. Finché sei piccolo i bambini ti invidiano e i grandi ti danno del viziato, da adulto vedi la pietà negli occhi altrui, che vorrebbero dirti “cazzo che sfiga” ma non è carino e quindi si limitano a “oh che peccato”. Da grande guarda caso non ti invidia nessuno.
Lasciamo stare. Ce ne sarebbe eccome, per almeno dieci post.

In realtà volevo andare di là e vedere la quartultima e la terzultima puntata di Mad men ma ormai mi sa che è tardi. Mi metto a letto a leggere. Ah sì, ho ricominciato a leggere seriamente, dopo un periodo di forte ignoranza durato sei mesi, e la mia vita è decisamente migliorata. Giuro. Più relax, più concentrazione, più soddisfazione, più distrazione dalle quotidiane angosce. Dopo aver finito Dance dance dance di Murakami Haruki (che mi è piaciuto tantissimo e la voglia di tornare in Giappone è decuplicata, come se non bastasse quella che già avevo e che avrò ancora a lungo) ho comprato da poco Libertà di Franzen, appena uscito, copertina cartonata Einaudi, costosissimo. 22 euro per un romanzo non è poco. Ma sono pur sempre 600 pagine, ottimamente tradotte, di uno dei Nuovi Grandi Autori Americani. Mi son detta: perché aspettare chissà quanto l’edizione economica? Non facciamo i pulciari. Quindi ho usato lo sconto di Feltrinelli, nonostante avessi (e ho) a casa una pila di libri intonsi da aprire. Ma verrà il momento. Ora era il momento di questo. Sono quasi a pagina 100 e mi sembra effettivamente un Grande Autore Americano. Abbastanza una bomba.

Chiudo con questa foto del mio comodino, che mi sembra sempre alquanto pittoresco e indicativo della situazione in cui la mia camera ristagna. Mai quanto la scrivania, ma fa anche lui la sua (s)porca figura. Ogni sera chiudo gli occhi, girata su un fianco, con questa scena davanti. Spiccano, oltre alle dita di polvere, l’immancabile Totoro, il maiale di Yattaman, il telecomandino dell’iMac e lei, la temutissima sveglia-cane (made in Japan, il primo oggetto che acquistai a Sendai).

Annunci