C’è di là Santoro che parla e nessuno lo ascolta.
Giorni strani questi, mentre finalmente fa più caldo, finisce l’epoca delle arance e comincia quella delle fragole, finisce l’era degli stivali e comincia quella delle Converse. Mi pare che ogni anno uscire dall’inverno sia più dura, ma vabbè. Sono qui, ancora viva. Ce l’ho fatta anche a sto giro.
Succedono cose che non dovrebbero succedere, ma anche se generalmente ho zero pazienza con i contrattempi e i grattacapi, mi pare ormai di avere intrapreso la via Zen.
Tipo:

• Sabato potevo passare una serata diversa dal solito con persone diverse dalle solite e invece una telefonata si è persa nell’etere digitale, il mio telefonino mannaro l’ha rimossa e sono finita in una casa con i soliti amici e un post-it attaccato in fronte con scritto Puffetta. E-si-la-ran-te =__=”

• Martedì prendo il permesso dall’ufficio per andare a ritirare il passaporto. Ho un nuovo passaporto valido per gli USA che non mi servirà assolutamente a niente, nell’immediato. Ma ci ho perso tempo una settimana, tra appuntamenti, documenti, foto, carte, scarica, stampa, firma, e mò non glielo lascio lì in questura! Mi avevano detto dalle 9 alle 12.30. Arrivo lì alle 12.15, chiuso. Cartello sulla porta, 9-12. Secco. Lo fisso e mollo un EPORCATROIA a voce alta, sbuffando mi giro e dietro c’erano dieci persone nella sala d’attesa di un altro ufficio. Fico. Eh… scusate…
Chiedo alla guardia, mi avevano detto 12.30… mi fa vada al quinto piano, si sbrighi che adesso chiude pure lì. Volo. La signora cordialissima del quinto piano mi accoglie con
– lei che vuole?
– ehm… il passaporto…
– mi dia il nome, vediamo, no qui non c’è, ma l’ha fatto qui?
– no, giù al secondo piano…
– eh no! se l’ha fatto giù lo ritira giù!
– ma è chiuso e mi avevano detto che…
– se è chiuso citofoni, magari le rispondono
– …
Scendo giù scandendo madonne a voce bassa ed effettivamente trovo un citofono accanto alla porta chiusa. Mi sento ridicola come un oompa-loompa ma SUONO.
Ovviamente, niente.
Permesso a vuoto, la mattina dopo spenderò un’altra ora (di permesso) tra fila e scartoffie per ritirarlo. Ora però è MIO e posso andare a sposarmi a Las Vegas con un passante qualunque vestito come il Drugo Lebowski.

• Le formiche ci invadono la cucina e il bagno da settimane. La bio-coinq le ha provate tutte, dal limone all’aceto, dalla lavanda al caffè. Niente. Compaiono dal nulla e nel nulla spariscono, impossibile rintracciare nidi, covi, villaggi-formica, capibanda, impossibile. Siccome la cucina è tipo vecchia settant’anni, sempre martedì (giornatina relax) decidiamo di prendere il silicone e tappare TUTTE le fessure che troviamo. Io contorta dentro al mobile sotto alla finestra a setacciare ogni mattonella, impossibile. In bagno idem. Io contorta sulla vasca a siliconare i rubinetti al muro. Ecco. Sclero e decido di fare con le dita, così lo spalmo meglio. Ecco. E non è che uso UN dito, le uso tutte e dieci, Picasso de’ noantri. Penso che sarà mai, fanculo i guanti, almeno ci sbrighiamo, verrà via no? No. Acqua inutile (ebbè…), la bio-coinq mi porta prima olio, poi zucchero per scrabbare, poi limone che sgrassa, impossibile. Nulla funziona. Da che erano solo i polpastrelli (tutti e dieci) sono diventate tutte le mani. Tipo lavarsi le mani col silicone, bello. Là per là il lampo di genio: ECCO la soluzione per evitare di mangiarmi le dita! Siliconare ogni più piccola fessura, dai tagli allo spazio tra unghia e dito, fino alle impronte digitali. Mi stavano sparendo le impronte digitali (e infatti: ma perché i criminali se le raschiano via? Una bella passata di silicone e voilà!). Niente. Mani violacee e condite tipo tacchino arrosto, al massimo pronte per il forno. La roba chimica arriva per ultima, l’acetone dello smalto. Fico lavarsi le mani con l’acetone. Ti vanno tipo a fuoco, diventano viola e si crepano qua e là. Però il silicone va via, e io tranquilla, tanto ho le mani di Wolverine, hanno il fattore rigenerante, sono pronte a tutto. Tornano più o meno normali. Se sto scrivendo vuol dire che ok. Ma anche questa va sulla lista “Formiche. Ovvero come imparai a preoccuparmi e a desiderare il loro sterminio”.

• Mercoledì devo andare dal parrucchiere. Inculato a via Appia Nuova, mezz’ora di macchina minimo. Ho questo coupon che ho preso con la nuova ecstasy di derivazione internettiana, ovvero *rullo di tamburi* GroupOn. So che sapete di che parlo, specie di squinzie da quattro soldi. 29 euro invece di 789!!! Siete già tuttE addicted, lo so. INVECE DI è la locuzione prepositiva del momento, quella che secondo loro invece di cellulite e punti neri ci fa uscire come Belèn Rodriguez, per il costo di un caffè. Ok. Vado laggiù allo sprofondo inseguendo il sogno di lavaggio-taglio-piega-maschera-manicure-truccobase a xxx euro invece di xxx!! Praticamente due spicci e guadagni la capacità di provocare infarti. Specie la manicure, dopo la cura al silicone, mi serve proprio. E invece no. Arrivo e la cordialissima segretaria mi fa dunque, al posto di manicure e trucco facciamo una tinta ok? … Perché dovrebbe essere ok? Non è ok per un cazzo. Eh, ma c’è stato un errore… il sito… la ragazza… noi non… comunque il valore è lo stesso… Io ZEN. Vada per la tinta, dovevo farla lo stesso prima o poi, i dannati capelli bianchi. Per fortuna il parrucchiere è simpatico e me la fa prendere bene. Mi fa pure il massaggio mentre mi parla dell’ipoteca sulla casa e i sogni infranti. I parrucchieri hanno tutti quest’alone di sfiga triste intorno, non so perché. Gli dico che a volte perdo un sacco di capelli ecc. e lui fa è lo stress. Eh, lo so, faccio io. E lui sei sposata? No. Hai figli? No. …E allora stress de che? Filosofo.
Però comunque mi serviva la manicure.

• Oggi dovevo fare la ceretta (ok, sì, sempre *cough* groupon, giuro che poi basta, già lo odio!), mi chiama la tizia stamattina e cordialissima mi fa salve, la ragazza oggi non c’è, io ho la varicella e mi hanno lasciata sola, dovrebbe spostare il suo appuntamento.
Perfetto. Zen.

Ne avrei delle altre, solo dell’ultima settimana, ma sto crepando di sonno.
Non so come chiudere il post.
Karma piatto.

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