Ora letale

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Non sto ricominciando con l’insonnia non è insonnia non è insonnia non è insonnia non è insonnia.
Sono le 02:08, è soltanto la cazzo di ora legale, da me sempre amatissima, che quest’anno mi ha fatto saltare un fuso orario e un pezzo di cervello, perché in realtà sono le 01:08 giusto? Quindi alle 01:08 per me è normale non avere tantissimo sonno, non è insonnia non è insonnia non è insonnia né depressione né tristezza né checazzoneso ma soprattutto non è insonnia!
Stamattina mi sono svegliata alle 12:15, l’orologio segnava le 13:15 ma in realtà erano le 12:15, quindi per essere domenica ci può stare no? Uno il sabato magari fa tardi e poi dorme fino a tardi, ok le 13:15 è davvero tardi ma in realtà abbiamo detto che erano le 12:15 ok? Ok.
Quindi ORA non riesco a dormire perché? Perché stamattina ho dormito tanto e adesso in realtà sono solo le 01:13, anche se l’orologio segna le 02:13.
Non è insonnia non è insonnia non è insonnia né altre cose brutte.
Oggi mi è stato detto senti, non cominciare co sta storia che IN REALTA’ sono le xxx, è una cosa da vecchi!! Se cominci a dire sono le xxx ma in realtà sarebbero le xxx sei pronta per il circolo bocciofilo!

Ok. Quindi non lo dirò più. Dirò solo che non riesco a dormire, mi sono addormentata prima davanti alla tv ma adesso niente, zero, schifo, ho provato a leggere e niente, a pensare e apriti cielo solo cose orrende. Quindi? Mi faccio una tisana? C’è qualcuno sveglio? Se accendo il cellulare e mando messaggi a caso qualcuno mi risponde? C’è nessuno?

La sveglia suonerà alle 7:30, che in realtAAAAARGHHH!!!

Alabasta

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La settimana peggiore dell’anno (e siamo ancora a marzo!) si è conclusa nel modo più degno, con un raffreddore epocale. Io che non mi ammalo mai. Esci a fare la sgarzolina con degli ometti a caso e per fare quella tutta carina non ti rendi conto che fa ancora FREDDO. Non ne posso più. Non si può essere carine quando fa FREDDO, è un dato di fatto. Tra l’altro se avessi indossato uno scafandro probabilmente sarebbe stato lo stesso.
Non voglio più parlare di quel paese che inizia con la G, odio chi continua a parlarne dando aria alla bocca ma allo stesso tempo odio che non se ne parli più come prima, come la settimana scorsa, perché adesso la Libia è new entry direttamente al primo posto. So it goes.
Partire non parto. È il momento più sbagliato della storia per andare a fare gli allegri turisti e visto che i tristi turisti non esistono non mi pare il caso. Non mi dite niente, ho deciso così e basta, Iddio solo sa quanto mi costa in termini emotivi.
Forse Alitalia mi rimborserà, o forse cambierò la destinazione, decisioni lungi dall’essere prese.
Non mi sono mai sentita così SOLA come nella settimana appena passata, nonostante tutti mi cercassero.
So it goes.

sweethomeJapan

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Ok.
Ora provo a dire come mi sento.

La gente continua a chiamarmi e a mandarmi messaggi, anche persone che non sento mai, mi chiedono come va? con voce triste, come se mi fosse morto un parente.
In effetti no, i parenti stanno bene, mia madre si è operata giovedì scorso ed è andato tutto liscio. Io ho fatto la notte in ospedale, per sicurezza, poi sono andata in ufficio e ho trovato la bella notizia del terremoto. Una di quelle giornatine. Quindi da venerdì sto attaccata a RaiNews24, e se non sto davanti alla tv aggiorno continuamente la pagina in diretta della Repubblica. Almeno una volta al giorno mi escono le lacrime.

Mi fa strano essere associata immediatamente alla parola Giappone, da amici e conoscenti, da parenti e amici dei miei, anche da chi mi conosce poco. Vuol dire che negli ultimi dieci anni le ho veramente fracassate a tutti, tra lo studio, gli esami, i viaggi improvvisi, le permanenze brevi o lunghe, i fumetti, il lavoro, le traduzioni. Manga a parte, è da DIECI ANNI che gli sto dietro seriamente, al Giappone, senza interrompere mai. Ho iniziato a studiare la lingua nel 2000, nel posto dove adesso lavoro.

Le notizie mi sembrano ogni giorno peggio. Prima il terremoto, poi lo tsunami, poi il dramma del nucleare. Persone che conosco dicono che a Tokyo è tutto quasi normale, anche se noi leggiamo che pensano di evacuarla. Ma come si fa ad evacuare 13 milioni di persone? Un amico mi ha detto che anche a Sendai sta piano piano tornando la normalità. Poi leggi che c’è stata un’altra scossa, un’altra esplosione. Sendai. L’altro giorno sentivo al tg un professore italiano che insegna lì e diceva che il giorno dopo avrebbe nevicato e voleva risparmiare a sua figlia piccola una nevicata radioattiva. La neve radioattiva. A Sendai. Il momento giornaliero di pianto.
Ho letto di interi paesini inghiottiti dallo tsunami o distrutti. Ishinomaki, Kesennuma, Natori. Nomi che non dicono niente ma che a me sono più che familiari.
A Ishinomaki ci sono stata, c’è il museo dei manga (uno dei tanti) dedicato a Shotaro Ishinomori, quello che ha inventato i Cyborg 009, che era nato lì.
Non è un granché come cittadina, anzi, abbastanza squallidina, se non fosse che il treno che porta lì è fatto così:

puoi incontrare statue così:

e trovi panchine così:

Ishinomaki è stata colpita in pieno dallo tsunami e non so quanto ne resta. Mi pare che risulti dispersa più della metà della popolazione.

Anche Matsushima non so che fine ha fatto.
Matsushima è una baia, si trova proprio a pochi chilometri dall’epicentro, ed è considerata uno dei tre panorami più belli del Giappone (perché i giapponesi hanno questa mania di classificare sempre tutto, i tre ponti più antichi, le tre cime più alte, cose così).
Io i tre panorami li ho visti tutti, uno sta dalle parti di Hiroshima, uno nella zona di Kyoto e un altro è questo, vicino a Sendai. Ci sono stata tre anni fa. La baia è costellata di 260 piccole isolette o promontori, abitati per lo più da scimmie credo, e si può girare in barca. Le mie foto non rendono molto perché il giro in barca non l’ho fatto, quindi sono scattate dalla terraferma.

Ho letto da qualche parte che Matsushima non esiste più. La cittadina è stata devastata e la baia sommersa per sempre. Spero che non sia vero, spero sia lo squallido allarmismo di cui sono intrisi i giornali italiani, ma vero è che l’epicentro era proprio lì. Non ci posso pensare.

Potrei andare avanti per dieci post a mettere foto e parlare di ogni centimetro quadrato di Miyagi.
Le persone che conosco finora sono tutte vive, anche tramite altre persone ho avuto buone notizie di tutti. Per forutna.

Io ho un biglietto aereo per il Giappone, con partenza 29 marzo. Vi ricordate, l’ho preso sei mesi fa in offerta Alitalia.
È da una settimana che mi arrovello a pensare se partire o no, chiedo a tutti, ne parlo, non dormo la notte.
Ovviamente la risposta più frequente è dove cazzo vai?? e immagino che sia la più sensata. Io con lo zainone al check-in dell’aeroporto: – Salve, dove va in vacanza di bello? – IN GIAPPONE!
Camicia di forza subito.
Non voglio fare la martire, non mi devo sacrificare per la patria nipponica e tornare con tre braccia per le radiazioni, ma se non parto non è per quello, non è per la paura del nucleare. Credo che i media stiano esagerando di molto la situazione, almeno per quanto riguarda Tokyo. Ovviamente non potrei andare al nord, ma al sud non ci sono pericoli e potrei vedere posti che non conosco. Quello che è successo mi ha fatto aumentare, se è possibile, la voglia di tornare là, come quando sai che qualcuno sta male e vuoi andarlo a trovare. Stessa cosa.
Ma come faccio a fare l’allegra turista quando dall’altra parte spalano vittime tra le macerie?
Volevo andare a fare hanami, cioè il picnic sotto i ciliegi, che fioriscono ad aprile ed è il momento più bello dell’anno, ma con quale spirito? E con chi? Le persone che volevo vedere difficilmente potranno darmi retta, me l’hanno già scritto via mail. Hanno tutti situazioni aperte col terremoto, chi vive a Sendai, chi ha un parente a Fukushima, chi è scappato da Tokyo per la paura.
Ma il mio è l’ultimo dei problemi, ovviamente.

Oggi è il famoso 17 marzo, i famosi 150 anni.
Nel mio fascistissimo quartiere hanno tutti messo fuori le bandiere dell’Italia.
Io ieri ho comprato la bandiera giapponese e l’ho appesa al balcone, esortata dalla coinquilina.
È un po’ da riot, un po’ da alternativa a tutti i costi, ma non l’ho fatto perché mi fa schifo l’Italia o perché sono d’accordo, Iddio mi salvi, con le squallide teorie leghiste. Di certo non sopporto la fascistissima retorica patriottica, è proprio un sentimento che non mi appartiene, ma se preferissi il Giappone all’Italia non sarei tornata, tre anni fa.
Al momento però, se di patrie si deve parlare, tutti i miei pensieri sono rivolti all’altra, di patria, e mi pare sensato manifestarlo. Se vivessi in Giappone e fosse successa una cosa simile in Italia avrei fatto lo stesso con la bandiera italiana.
La coinquilina mi dice di fare un appello via blog ed esortare tutti ad appendere le bandiere del Giappone per solidarietà, ma penso che così si tornerebbe al discorso retorico di cui sopra, di fare una cosa tanto per. So che su FB hanno messo tutti la bandiera del Jap come icona, e mi fa un po’ schifo. Chissà che cazzo ne sanno. O forse sono io che faccio troppo la snob sull’argomento. Specie adesso.

Così lontano così vicino

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Vi ricordate di quando stavo a Sendai?
Io me lo ricordo bene.

Appena arrivai Kevin, il mio supervisor, mi disse Miyagi è zona molto sismica, si aspettano il BIG ONE prima o poi.
Eccolo.
Il terremoto più forte della storia del Giappone, epicentro a 130 km da Sendai.

Vorrei fare dell’ironia anche su questo, ma proprio non ci riesco adesso.
Il mio adorato Giappone.

La scuola dell’orrido

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E’ online il nuovo Tofu&Broccoli, baby killer psycho thriller.

[Dove andrebbe il titolo c’è invece uno sbadiglio]

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Dopo due ore e mezza di Insider, bellissimo come lo ricordavo, con una colonna sonora bellissima come la ricordavo e che per questo comprai, la voce di Lisa Gerrard riutilizzata in non so più quante pubblicità, casco e pendo, casco e prendo, casco e penso, mi ricordo che volevo scrivere un post due ore e mezza fa ma il film si è risucchiato quello che di sveglio restava in me (sempre molto poco) e adesso il rumore metallico monotono ed eterno del monnezzaro sotto casa mia che svuota i cassonetti, e che durerà ore, non concilia grandissime riflessioni notturne. Anche se.
Anche se.
Come dicevo oggi al telefono via skype con Annalicchia, che sta in Patagonia e ora si accinge a risalire il Cile alla faccia mia, che mi racconta i suoi giri pazzeschi e quando mi chiede lì come va? io rispondo eh solito e per un paio di secondi mi chiedo che cazzo di risposta sia solito e che cazzo di vita sia solito, ma dura solo due secondi, le dicevo appunto che andrebbe tutto bene se non fosse per il piccolo dettaglio del tempo che mi sfugge dalle mani, che constato giorno dopo giorno che le scadenze sono invenzioni perverse de lu demonio fatte per accelerare il flusso temporale e a furia di spuntare una dopo l’altra le cose fatte arriverai a spuntare la tua vita il giorno della fine come se fosse anche quella una consegna. Non le ho detto tutte queste cose, le ho solo detto solito, guardando fuori e imprecando per la pioggia. Siamo a marzo e non ho idea di che cosa sia successo a gennaio e febbraio, ad esempio, non so cosa c’è stato tra una consegna e l’altra.
Dio, è meglio chiuderla qui sennò non dormo per una settimana per l’angoscia.
È tutto normale.
Quando pensiamo che qualcosa stia sfuggendo al solito, rassicurante, onesto e tranquillo controllo che abbiamo delle nostre vite, non c’è da preoccuparsi. Non è vero. Niente sfugge. Tutto va come noi l’abbiamo impostato, come quando impostavamo il videoregistratore per registrare i Cavalieri dello Zodiaco. Stessa cosa.

E soprattutto, tra venti giorni comincia la primavera e io ho deciso che l’austerity è finita, esco dal letargo e mi rimetto sul mercato.
Chissà le mie quotazioni a quanto stanno.

 

And still this emptiness persists
Perhaps this is as good as it gets