Dovrei andare a farmi la doccia ma quanto non mi va.
Avrei molto di meglio da fare, veramente. Leggere nuovi fumetti. Guardare la tv. Dormire.
In un momento storico come non me ne capitavano da tempo, ovverosia totale astinenza sentimentale e totale stabilità lavorativa (in effetti forse questa combinazione non si è mai verificata in 31 anni, c’era sempre qualcuno da inseguire o qualche precariato da combattere) i pilastri che governano la mia vita sono tornati a essere quelli di un tempo. Ho ricominciato a leggere fumetti e guardare la tv. In pratica regressione all’adolescenza.
Vado in fumetteria con la smania di comprare quel nuovo manga che aspetto da mesi, il nuovo numero di quell’altro che è bimestrale, quel volume che doveva uscire a Lucca e non l’ho trovato. Cioè, mando proprio gli sms all’amico negoziante con l’ordine tassativo di tenermi da parte le copie. Oggi gli ho sganciato 25 euro, così, frush, appena prelevati. Lui mi guarda e mi dice “ma ti sei rimbambita?” e in effetti boh. È che uno le manie le deve pur scaricare da qualche parte. Fino a vent’anni andavo in fumetteria tutte le settimane (sempre da lui), il giorno di uscita dei manga, arrivavo lì come un tossico in crisi di astinenza implorando “fammi leggere qualcosa”. Botte di due-tre volumetti a settimana. Poi uno cresce blabla affina il gusto blabla leggi meno roba, usi i soldi per fare altre cose blabla. E quindi da un po’ di anni leggo i soliti autori che mi piacciono, una o due cose al mese, con le uscite bimestrali neanche più quelli, finché poi di botto ti ritrovi a mandare sms con scritto “ma quando esce?? Allora?? Mi metti da parte pure quell’altro?? Domani passo!”. Ti ritrovi a dare pugni sui muri se perdi l’occasione di tradurre quell’autore per cui venderesti tua madre. Come perdere una finale dei mondiali, uguale. Sogno infranto a un passo dalla vittoria.
Parlando con le colleghe traduttrici esce sempre fuori che “da quando traduco non leggo più manga”, “mi è passata la fantasia”, “li vedo solo come lavoro” ecc. ecc.
Per me non è così. Veramente. Una volta l’ho confessato. Io sto ancora con le palpitazioni quando esce una cosa che aspetto da tempo, mi appollaio sul divano e il resto del mondo scompare per un’oretta. Potrebbe venire giù una parete, niente. A volte leggo invece di lavorare. Cioè, non riesco ad aspettare, non ce la faccio. È la malattia, non mi passerà mai.

La tv è un’altra delle recenti conquiste. Sembro una massaia degli anni Sessanta. La sera penso “che bello, posso vedere la tv! Chissà cosa fanno!” oppure “ora mi sbrigo qui, così mi vedo un po’ di tv”. Stare senza per quasi un anno ha prodotto questo. Regressione totale. Faccio zapping come all’epoca in cui i serial si chiamavano telefilm. Avevo anche scritto un post lunghissimo sul nuovo televisore, che non ho mai postato non so perché. È diventato il fulcro della casa, gli ho rifatto intorno tutto il salotto, è l’OGGETTO più bello che abbia mai visto. Ha gli angoli tondi, capite? Gli angoli tondi sono la soluzione a tutti i problemi della vita, smussa un angolo e il destino ti sorriderà. Giuro. Chi è il GENIO che per la prima volta ha deciso di stondare gli angoli a qualcosa? Un architetto, un designer, un coglione qualunque, qualcuno sarà stato! GENIO.
Quindi ho questa adorazione per l’oggetto-televisore, come negli anni Sessanta. Quello che c’è dentro non importa, tanto cerco sempre cartoni demenziali (mai visti Due Fantagenitori? Li STRA-ADORO) o filmettini. Tipo stanotte ho beccato Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, COME non rivederlo? La musichetta, Volontè che parla siculo e gli strapperesti la camicia a morsi, gli zoom ravvicinatissimi che oggi non farebbe più nessuno manco sotto tortura e mettono un’angoscia assurda, l’italiano d’altri tempi, che razza di film incredibile, come fai a non rivederlo? Anche se poi ti addormenti sbavando sul divano.

Oltre a fumetti e tv un altro pilastro è il tè. Si può dire? Sono teinomane, a livelli mai visti. Spendo un capitale in tè. Cioè, un capitale nella misura in cui una scatoletta di Twinings la paghi tre-quattro euro (immagino) e quindi spenderne sette-otto come faccio io sembrerebbe folle. E invece. Oggi 15 euro di tè, frush, appena prelevati. Solo tè in foglia, dentro scatolette preziosissime di metallo, earl grey con petali di fiori di bergamotto, 4 frutti rossi con le fragole essiccate, tè verde all’arancia con le scorze. Proprio roba dell’altro mondo, da quando ho scoperto quella marca non ce n’è per nessuno. Mai più senza, a costo di andare fallita. E comunque il tè in foglia dura molto più delle scatole di bustine, quindi signoramia che je lo dico affà.

Quindi va così. Lavoro, fumetti, tv, tè. E dato che non ne ho mai abbastanza ho pensato bene di iscrivermi a un altro corso di traduzione, stavolta in videoconferenza. Comincia il 14, ironia della sorte, a San Valentino fidanzata col mio lavoro, ma va bene così. Per ora. La filosofia degli angoli tondi.
Non ne ho mai abbastanza. Una volta al festival della traduzione di Urbino ho seguito un seminario della traduttrice di Pennac, una professionista incredibile, che ha parlato due ore dell’uso della punteggiatura nei testi in traduzione. Cioè, due ore, letteralmente, a parlare delle virgole. Sono uscita estasiata.
Ricordatemi queste parole quando maledirò il dannato corso in videoconferenza, che per fortuna dura solo un paio di mesi.

Poi voglio anche prendere lezioni di pianoforte, ma su questo, magari, ci torno un’altra volta.

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