Oggi è 16 dicembre (o meglio era, scrivo che è già 17 ma per poco) ed è il compleanno della ex-coinq e anche di un altro mio amico fraterno. È il compleanno anche sapete di chi? Di Nathalie, quella che ha vinto X-Factor quest’anno (Alabama sempre sul pezzo, anche quando non sembra) che udite udite, era in classe con me al liceo. Sì, ma solo per un anno. Il terzo. Poi cambiò scuola. Andavamo d’accordo ma non eravamo particolarmente amiche, quindi io ho delle difficoltà a capire PER QUALE MOTIVO mi ricordo la data del suo compleanno. Mi ricordo proprio la sua scrittura sbilenca sul mio diario al 16 dicembre con la scritta “compleanno di Nathalie”. Dio, aveva davvero una brutta calligrafia, tutta scombinata. Bella voce però, eh! Vai, Nathalie!

Io ricordo cose impensabili. Veramente. Non so perché, ma ricordo combinazioni di numeri usciti da chissà dove, tipo Beautiful mind, tipo i matti. Non penso proprio che sia una dote particolare, dato che comunque in matematica avevo 6 scarso e sono una vera schiappa a carte (quindi escludiamo le fortune di Rain Man).
Ricordo il mio numero di matricola all’università (10139135 è pure lungo) ma NON i cognomi dei professori (solo di alcuni) e nemmeno i nomi degli esami, che erano perifrasi astruse senza alcun significato (“metodologia della ricerca della comparazione applicata all’analisi della metodologia”).
Il compleanno del mio primissimissimo ragazzo (24 gennaio) anzi forse di tutti i ragazzi con cui sono stata. Ok, non è che siano mille.
Il numero della TARGA della macchina del mio ex quello importante. È rottamata da anni, giuro che non sono una stalker. 8A2566. Oddio, questo mi fa paura.
Il numero del conto in banca e il codice fiscale, ovviamente.
Il numero di telefono di casa dei miei nonni paterni, che potrebbe sembrare facile se non fosse che lo cambiarono quando andavo alle medie. Ricordo il vecchio (8340940, che dunque veniva digitato da una mini Alabama alle elementari) e il nuovo (86213894). E comunque sono trapassati entrambi da un bel pezzo e in quella casa ora ci abita uno che fa il dirigente Rai. Pensa te. Potrei chiamarlo.

Vabbè.
Ricordo queste cose inutili, poi magari appoggio da una parte gli occhiali, mi distraggo e li cerco per mezz’ora credendo di averli persi chissà dove.
Capita, no? Sul breve termine siamo tutti più deboli. Ovviamente non ricordo cosa ho mangiato ieri, ma è anche vero che non mangio numeri. Se mangiassi numeri forse li ricorderei.
Questa cosa avrà un senso, secondo la scienza che spiega il funzionamento delle varie parti del cervello, ecco, se qualcuno là fuori lo sa me lo dica.
Magari vuol dire che sognerò mio nonno che con la macchina del mio ex il 24 gennaio si va a iscrivere all’università e incontra Nathalie e insieme mi cantano i numeri che mi fanno diventare milionaria.

Buonanotte và.

 

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