Non trovo ancora il tempo di mettermi a scrivere quel post con il titolo in ballottaggio, arriverà prima o poi. Prima o post. Comunque entro l’anno, per forza.
È martedì e mi sembra venerdì, ho un cumulo di stanchezza parcheggiata sulla gobba degno di un cassonetto napoletano ma domani è festa e DORMIRO’. Ho un pranzo con amici e in teoria dovrei contribuire con cibarie cucinate da me, la cosa mi suscita moti di ilarità.
Oggi sono stata alla fiera della piccola e media editoria che c’è ogni anno ormai da anni a Roma, un altro pass da appendere in bacheca. Contavo di comprare libri, fare qualche regalo, dare biglietti da visita, assistere a conferenze interessanti, farmi travolgere dal sacro fuoco. Non è andata esattamente così.

Arrivo alle due, giro 10 minuti d’orologio per cercare parcheggio (alle due. di martedì. all’eur. dio non ha pietà), già stanca a priori ritiro il pass, entro e buttando un occhio svogliato intorno vado a passo spedito verso lo stand dove devo consegnare il cartaceo di un manga. Arrivo e vengo fagocitata dalle chiacchiere, mi siedo e resto lì quaranta minuti. Poi dico ok, magari faccio un giro già che sono eh? A dopo. Faccio un giro. Sempre più svogliata. Case editrici con nomi impronunciabili e dai libri incomprabili, penso alla pila di roba che ho da leggere da mesi, penso che Murakami aspetta di essere finito da quest’estate e concludo che non è il caso di comprare Mille ricette con il farro, perché anche nel caso fossi riuscita a leggerlo (non doveva avere una trama complessa) MAI NELLA VITA avrei avuto tempo e soprattutto voglia di cucinare le mille ricette. Peccato perché il tizio allo stand è un discreto regazzetto, e potevamo intavolare un discorso sul farro. Niente.
Decido che non comprerò NESSUN regalo di Natale, strano perché qui ne svoltavo sempre un paio, invece no, non mi va, i libri pesano, non c’è niente che mi susciti un barlume di curiosità e l’unico libro che volevo regalare a un mio amico ciclista è una specie di manuale troppo serioso pieno di cose che lui sa già. Niente.
Penso vado su a sentire qualche presentazione, ne avevo segnate alcune sul programma. Una è Malati di lavoro. Cos’è e come si manifesta il workaholism. Devo essere messa male sul serio se ho anche solo lontanamente immaginato di andare alla presentazione di un libro del genere.
Mando un sms a un’amica collega traduttrice. Non è che vieni in fiera oggi? No, vado domani, sono reclusa a tradurre. Chiaro. Uno pensa che facciamo un lavoro, invece è una sorta di soggiorno ciclico in cella d’isolamento.
Quindi continuo a girovagare e ho la stessa netta sensazione di Lucca, cioè stessi stand, stessi giorni, stessi libri, tutto uguale identico ma a distanza di un anno. All’angolo dove c’è lo stand di Orecchio Acerbo hanno il libro di Hansel e Gretel illustrato da Mattotti, che l’anno scorso era in quel preciso angolo a disegnare e scrivere le dediche su quello stesso libro. Incontrai un amico in fila che mi disse oddioddio ma tu non lo compri?? Cioè, è bellissimo! Mattotti, capito, tutto nero, il bosco ecc. e io no, bello eh, ma stiamo ancora a Hansel e Gretel? Ammazza cheppalle. Amico inorridito. Ora non c’è Mattotti ma c’è il libro. Stesso angolo.
Mi metto a pensare a questa cosa della ripetizione identica di anno in anno, e non capisco se sia una cosa orribile o banale o alla fine pure romantica. Non lo capisco tuttora, non saprei dire. Sembra tipo il Truman Show, ma cos’è che non sembra il Truman Show, arrivati a questo punto incerto dell’esistenza? Troppo complesso, torno a pensare al farro.
Incappo così nello stand Marcos y Marcos, che pubblica i libri di Michael Zadoorian. Tutti a parlare di questo Zadoorian, nuovo fenomeno blabla, bisogna leggere blabla, no perché sai hanno detto che blabla, e niente, alla fine mi sono incuriosita pure io e ne voglio comprare uno. O forse solo perché lo traduce un tizio bravo che conosco. Approfitto per fare la scema col regazzetto, che non è male manco questo (potreste pensare che io sia una spietata ninfomane, ma ah! quanto vi sbagliate!) e ottengo consigli e uno sconto simpatia (ha detto così) di ben due euro. Quindi valgo due euro, se il sillogismo non è un’opinione. Intasco il libro, ringrazio e saluto educata. Si tratta di Second hand, se qualcuno lo ha letto me ne parli bene e non mi faccia pentire dell’acquisto.
Medito di darmi alla macchia e abbandonare tutto, quando incontro un’altra persona che dovevo vedere e che bello, saliamo su a chiacchierare di gossip e faccende da donnette sui divani della ZONA RELAX, che è solo per i pregiatissimi possessori del pass. C’è anche da bere gratis, cose da pazzi. Sale anche il tipo a cui avevo consegnato il manga (tutti conoscono tutti) e finisce che invece di lavoro si parla solo di pettegolezzi, voci di corridoio e pagamenti arretrati, che insieme alla pioggia di rane credo si possa tranquillamente annoverare tra le peggiori piaghe della storia.
Concludo riuscendo con abile manovra ad avere alla metà del prezzo un nuovissimo saggio sui fumetti e la società americana negli anni 40 e 50 (questo) che Dio solo sa se leggerò mai, ma estorto a metà prezzo non potevo non prenderlo. Fa curriculum e magari poi lo leggo sul serio, tra una decina d’anni.
Basta, sono le sei e me ne vado. Il sonno mi divora. Non ho fatto regali, non ho dato biglietti, non ho seguito mezzo incontro. Saluto baracche e burattinai, incrocio Valerio Mastandrea all’uscita e torno alla macchina.
Non sapevo che ci avrei messo sessanta minuti a tornare a casa, dicasi anche un’ora.
Rimugino, dato che ho tempo. La fiera è un posto very cool che raduna gente underground, sinistroidi, finiletterati, soprattutto addetti ai lavori e molte donne super acchittate, proprio trucco parrucco e tacchi, non si capisce se per trovare lavoro o trovare marito (escludiamo Alabama, che vince solo premi simpatia). A entrare lì sembra che in Italia l’80% della popolazione legga 12 libri l’anno, quando tutti sappiamo che il 12% legge al massimo 80 pagine. È un curioso fenomeno. Verità è che per avere uno stand bisogna prenotarlo minimo sei mesi prima, tanta è la ressa. Poi chissà se la gente compra libri sulla situazione delle donne in Nuova Guinea o sul farro. Boh.

Ora vorrei tanto chiudere con una frase fantastica presa da chissà dove, o potrei soltanto ricordare che qualcuno una volta mi ha detto che quando smetti di comprare libri smetti anche di leggerli, quindi blablabla, ma ho talmente sonno che non metto più a fuoco lo schermo davanti a me.
Quindi direi che vado a letto.
Ad maiora.

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