C’è una cosa che non mi esce dalla testa, della morte di Mario Monicelli, una cosa che ho letto su wikipedia mezz’ora dopo la sua morte, visto che ero online e l’ho saputo praticamente in diretta. In dieci secondi ho imparato a memoria quello che c’è scritto, ma l’unica cosa che continua a girarmi in testa, oltre alla canzone di Brancaleone, è che suo padre era morto suicida.
Quando aveva 31 anni Mario Monicelli trovò il corpo morto di suo padre in bagno, si era sparato con una pistola. In seguito al riguardo ha detto, copio da Wiki, la vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena.
64 anni dopo Mario Monicelli è morto come suo padre, non sparandosi ma buttandosi di sotto, e mi chiedo se ci stesse pensando da tutta una vita o se si è solo ritrovato nell’impossibilità di fare altrimenti.
Un signore che non rideva mai e girava i film più divertenti della storia, che sembrava così duro e cinico quanto i suoi personaggi erano spensierati e bonaccioni. Quale incredibile lucidità, aver voglia di ammazzarsi a 95 anni, quale coraggio, decidere che non ne vale più la pena e invece che trascinarti tra ospedali e associazioni pro-vita farla finita come ti pare a te. Come tuo padre, chiudi il cerchio e paghi il conto, 64 anni dopo. Lasciando sbigottiti a pensare che a 95 anni hai polverizzato con un gesto qualsiasi presunta lucidità di tutti noi.


Chi tu sie? Ch’io mi credea canoscerti,

tremula imago di me stesso.
Ti sapea di nobili natali, et ho errato.
Ti credea amato da una bianca dama, et ho errato.
Ti credea gran capitano di grande impresa, et ho errato.
Verrò nomato lo Cavaliere Errante!
Ah, ma qual cavaliere, s’io cavalier non son?
Via, sparisci, vacua ombra! Ecco ciò che meriti!
(sputo)

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