Alla fine il film è come lo stesso feisbuk, lo guardi per farti i cazzi degli altri, in questo caso Mark Zuckerberg.

Ero tentata di finire qui la recensione, e tra l’altro avevo anche detto basta con le recensioni, ma se mi scappa di dire qualcosa la devo dire. In fretta che è già l’una e stanotte ho preso sonno alle TRE E TRENTA dopo due ore di tachicardia, solo perché l’oscura mano del destino al pub mi ha fatto ordinare un Irish coffee, che per la parte Irish va benissimo ma la parte coffee mi ha rovinato.
Ok, dicevamo. La locandina non la metto perché non mi va.
Come ti può venire in mente di fare un film su feisbuk che in realtà è un film di avvocati e deposizioni e giuramenti? Me lo sono chiesto durante e anche dopo, ora credo che il modo fosse solo quello, cioè no, potevi fare FEISBUM e siamo d’accordo ma dato che sei Fincher decidi di fare qualcosa di meglio. Il film coinvolge perché, esattamente come per il funzionamento di FB, vuoi farti i cazzi di Zuckerberg e sapere quanti miliardi fatturerà alla fine, se scoperà, come finirà col suo amico. Quindi diciamo che funziona, ma trovo che sia banalotto, ascoltami Fincher, che tu faccia fare gli spiegoni di come sono andate le cose ai bambocci seduti di fronte agli avvocati, coi flashback continui e le domande tipo interrogatorio. Sul serio non potevi inventarti niente di meno statico e didascalico?
Questo è un film che non resterà, non è né Seven né tanto meno Fight Club, è un film che qualcuno doveva fare, perché la materia è troppo bollente per farsela sfuggire, ma che diventa una cronistoria dei fatti, come leggersi la pagina di wikipedia. Non voglio dire che non sia interessante, e ad esempio la scena della regata, muta e con la musica horror e le facce grige, è veramente bella, e ovviamente non poteva essere né Seven né Fight Club, perché tratta la storia vera di gente vera e non è un thriller o un drammone, però niente, è la storia di 4 ragazzini isterici che si parlano addosso con frasi acutissime e intelligentissime e la metà delle cose che dicono non si capisce.

Forse l’ho presa un po’ male. Domani ci penso meglio.
La verità è che non mi piace più nessun film, ma lo ripeto ciclicamente, e ogni volta mi aspetto che sia il prossimo dvd che comprerò e invece è la solita manfrina dimenticabile.

Una cosa c’è, che tutti questi genietti di Harvard ti fanno pensare a quanto L’IDEA sia importante nella vita e nel mondo e nella società di sempre (pure la ruota è stata solo un’idea all’inizio, immagino), ti fanno venire voglia di prendere tre amici e metterti a parlare ininterrottamente fino a creare qualcosa che non esiste. Che è un po’ il sogno americano di elevarsi sopra agli altri con le proprie forze e blabla.
Invece io non creo e non invento un bel niente, dato che per lavoro ricopio quello che altre persone hanno scritto. Il fatto che mi piaccia mi mette un po’ a posto la coscienza ma non mi toglie quel latente senso di insoddisfazione, che ormai non so nemmeno più da dove derivi. Su questo comunque ci torno meglio in un altro post.
Quello che mi premeva dire è che ho la fortuna di conoscerne parecchie, di persone brillanti, per lo più individui maschili con cui ho avuto il privilegio di condividere qualcosa (o che in ogni caso mi farei, detto inter nos), con visioni lungimiranti e cervelli caricati a pallettoni, tutti inesorabilmente privi di laurea ma che potrebbero avere una cattedra di qualunque cosa alla cazzo di Harvard, che si nutrono di idee e si spaccano la schiena giorno e notte su quella loro cosa importantissima senza cui non vivrebbero. Non è il sogno americano, esistono dovunque, e sono DAVVERO stufa marcia di chiamarli nerd.

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