Ho una sorta di intasamento del blogger, per cui vorrei scrivere talmente tante cose, dalle pulizie che ho fatto in camera all’insostenibile leggerezza della solitudine che mi attanaglia, che alla fine non scrivo niente. Mi si ingolfa tutto sulla punta delle dita e mentre di notte penso ai massimi sistemi in forma di post nazionalpopolari, di giorno le idee mi marciscono in testa e per cavarle fuori non basterebbe un’overdose di lsd.
Le recensioni dei film mi hanno stufato. Non so bene come risolvere la cosa, fatto sta che parlare di cinema mi impedisce di parlare di me stessa, cosa che invece mi appassiona molto di più. Assurdo, no? C’è chi si lamenta perché tirar fuori troppi cavoli propri in un blog è male, io mi lamento perché i film mi distraggono dal tirarne fuori abbastanza.
Per ora rimetto le minirece al lato. Poi vedremo.

Oggi ho preso un’incazzatura furiosa per una questione di lavoro, una cosa che veramente è la guerra fra desperate translators pezzenti, e a un certo punto, nel bel mezzo di uno scambio di mail e una chat di spiegazioni, ho dato un pugno sul muro e mi sono quasi rotta una mano. Mi ha fatto male per un quarto d’ora, mentre pensavo che rendere inservibile la mano destra potrebbe non essere il modo migliore di fare bene il mio lavoro. Ma chi non si incazza mai è pericoloso più per se stesso che per gli altri, perché poi finisce che si rompe le mani sul muro. E io non so gestire la rabbia.
Ora smetto di parlarne sennò mi torna il mal di fegato, alla fine dei giochi comunque me la sono presa inderposto. Chissà quando smetterò di pensarci. Probabilmente MAI.

Sabato torno a fare, udite udite, la manicure. Una decisione sofferta ma necessaria, per porre un freno al cannibalismo dilagante. Questi due mesi passati segregata a sgobbare mi hanno ridotto un catorcio. Dopo Lucca ho preso una settimana sabbatica dalle traduzioni per far sfiammare le dita e fare shopping. Ho speso l’equivalente di uno stipendio ma mi sono praticamente rifatta l’intero guardaroba invernale, con faccende interessanti tipo GONNE e calze a losanghe, in tutte le possibili declinazioni del marrone, dal beigiolino trasparente al quasi nero (brown is the new black, oh yeah!). Povera ma felice, e tremendamente à la page.
Dato che la taglia bene o male è sempre la stessa, ho anche deciso che della presenza ingombrante del mio culone non me ne frega più niente e continuo a fare maratone di cioccolata con la coinq, che cucina meglio di Vissani e fa delle cose tipo i tortini di cioccolato solidi fuori e liquidi dentro, avete presente? Una cosa dell’altro mondo. Finiremo al Gemelli per iperglicemia. Forse nei miei zuccheri c’è ancora un po’ di sangue.

La brutta stagione mi sta massacrando, ecco la verità. Ok, si era detto basta coi post lamentosi, ma ciò non vuol dire che non possa darmi ai post sul senso della vita, perché alla fine è di quello che si parla. Il senso della vita non può essere uscire la mattina sotto la pioggia, tornare a casa sotto la pioggia, fissare uno schermo per ore mentre fuori c’è la pioggia, perdersi in pensieri nefasti e andare a letto con un avvoltoio appollaiato sullo stomaco. Oddio, non è sempre così eh, poi ci sono anche le giornate negative.
Ok, scherzo. Ahah, che simpatica Alabama.

Mentre io sto qui a sfornare minchiate c’è invece chi prende il volo di nuovo, e io non potrò nemmeno salutare Annalicchia che chissà quando tornerà dal suo giro dell’altro mezzo mondo. E io ho quasi finito il miele, e da due anni il miele lo compravo solo in Piemonte e adesso non ci metterò più piede, dato che lei starà da tutt’altra parte.
Forse dovrei levarmi di mezzo anch’io. Cioè, è OVVIO che dovrei, ma una serie di ragioni estremamente valide al momento me lo impediscono. Giuro, sono valide.

Per farmela prendere bene ho deciso che presto un televisore piatto full hd da 40 pollici entrerà in questa casa, da cui poi io probabilmente non uscirò mai più. Stare senza tv per sei mesi (decoder rotto, cambiato, rotto di nuovo, ciao) mi ha dato alla testa, tipo Jack chiuso nell’Overlook. Va benissimo vedere Six Feet Under E BASTA, ma alle volte senti proprio il bisogno, che so, di Verissimo, o della striscia quotidiana di X Factor, o di Beautiful. Sono un essere umano anch’io, e che diavolo, non mi pare che sul mio certificato di nascita ci sia scritto Marie Curie o Rita Levi (che secondo me comunque Beautiful se lo vede).
Ieri comunque ho finito la terza stagione, che è quella che ricordavo di meno, e ho decretato che è la più bella.
Anche questa cosa, forse ehm, dovrei smetterla. Sembro una cazzo di autistica, con le cinque stagioni in rotazione continua da un anno. Vabbè, lasciamo stare, affrontare il discorso mi richiederebbe un esame di coscienza per cui al momento non sono pronta. Devo andare a letto.

Invece che vomitare tutto insieme così come un (re)flusso di coscienza esofagea, farei bene a mettere insieme discorsi sensati e parlarvi del senso della vita (daje) o male che va della fine del mondo. Sono a un passo dalla decisiva comprensione di entrambi, poi vi faccio sapere.

Per ora me ne vado a dormire.
La canzone è sempre del solito vecchio Bob.


“There must be some way out of here”
said the joker to the thief
“There’s too much confusion, I can’t get no relief

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