Le visite crollano, io non riesco a postare quanto vorrei, mi fa sempre male un occhio ma non mi farà mai male abbastanza da impedirmi di andare al cinema.
Risolleviamo le sorti della sweethome con la recensione di questo film che ho visto ieri sera.

Questo film. Mah. Sto testé discutendone via chat (Alabama lavoratrice indefessa) e di fatto non posso esserne entusiasta, è inutile che cercate di convincermi.
C’è questo tizio che per 90 minuti di film sta sepolto vivo sotto terra. La cosa buona è che UN solo attore e UN solo ambiente ti tengono incollato e non annoiano mai, ma è abbastanza ovvio dato che non vedi l’ora di sapere come finirà. Man mano che va avanti però pensi che in qualunque modo finirà, sarà una stronzata. Se finisce bene è un finale stronzo, se finisce male è un finale stronzo, allora cominci a pensare che un bel ribaltone (alla Sesto senso, per capirsi) sarebbe il finale giusto, quantomeno per non restare con l’impressione che l’intero film sia un mero esercizio di stile, esercizio riuscito in verità, ma fine a se stesso. Un film usa e getta, di quelli che non rivedrai mai più in vita tua, e io sono dell’idea che non è un fatto positivo quando sai che non rivedrai mai più quel film (perché è inutile, che lo rivedi a fare? Sarebbe come rifare un quiz che hai già risolto).
Per dire, I soliti sospetti pure la prima volta ti stende stecchito e poi quando già sai chi è Kaiser Soze ovviamente non fa lo stesso effetto. Ma te lo rivedi eccome. L’esempio è forzato, perché i due film non c’entrano niente l’uno con l’altro, ma era un esempio di cinema usa e getta. Buried è cinema usa e getta, I soliti sospetti no, pur giocando entrambi sull’attesa del finale.
Poi mi si dice eh ma c’è la critica sociale, eh ma si mettono in gioco molte cose, eh ma smonta il sistema in un attimo, viviamo tutti in una bara e a nessuno gliene frega niente. OK, ma a me del messaggio, della metafora, del simbolo, mi interessa veramente poco, quello che mi interessa è più sul piano strettamente filmico.
E Buried riesce nel suo intento, è un bell’esperimento ma è tutto lì.
Io dico che non va bene pensare che qualunque finale avrebbe strappato solo vaffanculi e soprattutto non va bene pensare che sarebbe stato il film perfetto per quel genere di festival in cui la platea urla e commenta a voce alta, il film perfetto per essere smerdato in diretta mentre scorre sullo schermo, da un pubblico poco poco più sfacciato.

Questo per dire che dove l’ho visto io il pubblico ERA poco poco più sfacciato, diciamo una massa di burini da centro commerciale (non me ne vogliano i centri commerciali) per cui alla terza ansimata al buio del protagonista si è sentito un “aò sta a venì!” e appena dopo la scena finale si è levato un vaffanculo solenne che era un po’, diciamocelo, quello che pensavamo tutti. Ed è stato divertente, gh.

Infine caro regista non ti sei inventato niente, perché sei anni fa Tarantino ha infilato La Sposa in una bara sepolta viva, senza telefonino e senza penna, e lei ha affrontato la cosa con molto più stile!

E spendiamo anche due parole per ME, che dopo la visione sono finita sepolta viva nel parcheggio del centro commerciale di cui sopra, a girare un quarto d’ora sola come un cane in cerca della macchina  (gli altri ce l’avevano da un’altra parte), provateci voi a non ricordarvi in che diavolo di settore l’avete lasciata, altro che bara sotto terra!

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