È da pazzi.
Ho almeno 10 bozze di post archiviate e lasciate a metà nelle ultime due settimane, niente, non ce la facevo.
Sono a pezzi. Giuro.
Fisicamente ho le dita distrutte (ma sul serio), gli occhi come due cipolle sanguinanti e mi gira la testa di continuo. E dormo male.
Mentalmente che ve lo dico affà. Qualcuno volò sul nido di Alabama. Tra poco prendo un’ascia e vado in giro a spaccare porte.
Ho consegnato stanotte a mezzanotte, quella COSA che mi ha ucciso. Vi copincollo un pezzo di post che avevo cominciato domenica scorsa, mai finito:

<Passare un intero weekend in pigiama (leggasi tutto sabato + tutta domenica) è bello se puoi rotolarti nel letto, guardare dvd, dormire, al limite anche che ne so, fare sesso.
Non è bello se devi stare gobba cieca e nevrotica davanti a uno schermo a scrivere parole di cui, fondamentalmente, non te ne frega un cazzo.
Ripetete insieme a me, mai più tradurre un intero romanzo. Nello specifico, mai più tradurre un intero romanzo DALL’INGLESE.
Dio, che lingua di merda.
Notoriamente, uno dei miei (pochi) difetti è l’assoluta mancanza di pazienza. Sempre, in tutti i casi della vita e in tutte le circostanze possibili, la quota pazienza è ZERO nel mio sangue.
E quanta pazienza credete che ci voglia a sfogliare pagine e pagine (346 esattamente) degli STESSI sostantivi, gli STESSI verbi maledetti, gli STESSI due aggettivi, le STESSE noiose costruzioni? Tutta quella che non ho. Se trovo ancora una volta scritto I looked around do una capocciata sulla tastiera.
Ok, forse se se stessi traducendo Philip Roth non mi sarei posta il problema.>

Capito? Stavo così. Ora non va molto meglio ma, se ve lo state ancora chiedendo, HO CONSEGNATO. BASTA.
Oggi mi sarei dovuta rimettere sui manga ma ho passato tre ore buone a chattare ininterrottamente con un personaggio uscito fuori da un passato di dieci anni fa, non so se rendo, DIECI ANNI. Non ci sentivamo da allora. Quindi come fai, te ne freghi del lavoro e parli, ridi, dici cazzate a più non posso. Specie se trovi il compare adatto.
Poi ho guardato le pagine che avrei dovuto fare e mi è venuta la nausea.
Ho mangiato la cioccolata fondente per farmela passare.
Ho pensato che tanto fino a Lucca non esisteranno weekend, quindi massacro più massacro meno oggi potevo anche saltare a piè pari.
E ho detto: allora mi rifaccio viva nella sweethome, che magari stanno in pensiero (?). Il punto però è che così gli occhi non si riposano mai. E allora sapete che c’è, adesso mi vado a infilare nella vasca e ci resto qualche ora, vediamo se funziona. Poi magari esco (!!!), vedo gente, faccio cose.

Qui lo dico e qui lo nego, questo è L’ULTIMO dei post lamentosi che hanno imperversato nell’ultimo periodo. Ne ho almeno due bellissimi in canna da scrivere prima di Lucca (a fine mese c’è Lucca Comics, si era capito?, idealizzato spartiacque tra la morte e la vita. Sono già proiettatissima e con l’accredito in saccoccia).
Vi farò stracciare il cuore, gli occhi, l’anima e le vesti.
Ok, sto esagerando.

Il titolo. Sì. Il titolo del post è un proverbio giapponese, si legge nanakorobi yaoki. La traduzione che riporta il vocabolario, dunque la traduzione che troverete in tutti i manga, visto che di vocabolario JAP-ITA ne esiste uno solo al mondo e tutti i traduttori usano quello, è lo squallido la vita è piena di alti e bassi.
Io preferisco la traduzione letterale, che messa in un dialogo suona male ma presa da sola ha tutt’altra enfasi.
Ed è sette volte cadi, otto ti rialzi.
Il lavoro non è la grana più grossa al momento ma ehi, sette volte cadi, otto ti rialzi.

Love.

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