Il post dei poster per i posteri

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Lucca si avvicina e la voglia di andarci si allontana, no ok, NON SIA MAI, ci devo andare, ci voglio andare, ci andrò. Bene.
Detto questo, mi premeva scrivere un intero post su un argomento che mi sta a cuore, ovverosia i MANIFESTI di Lucca Comics.
Mi è venuta l’idea del post perché il manifesto di quest’anno è di sfolgorante bellezza ed è stato fatto da Massimiliano Frezzato, una delle matite migliori che trovate in circolazione, ma migliori nel senso che vi cade la mascella e strabuzzate gli occhi (i miei giudizi sempre pacati). Quindi ve lo devo far vedere.
Un mese fa mi è capitato sotto gli occhi e ho pensato OOOHHH effinalmente Lucca Comics ha un poster degno!!
Sì perché a mia memoria ne ricordo soltanto uno, negli ultimi dieci anni, altrettanto bello, mentre tutti gli altri… degli affari inguardabili. Giuro. Già l’anno scorso insultai pubblicamente quello della scorsa edizione, quindi mi sono messa a ricercare tutti quelli degli ultimi anni, fino a quello della prima edizione a cui sono andata, nel 2003 (e lo so, ho cominciato tardi con Lucca, nonostante leggessi fumetti già da dieci anni almeno).

Volete i risultati delle mie fatiche? Eccoli.

Lucca 2003.
Poster con drago ad opera di un argentino, tale Ciruelo Cabral, autore fantasy di illustrazioni per Magic e affini.
Non pessimissimo ma veramente anonimo, il cielo fatto a caso, la torre col cavaliere, ancora co sti draghi… BASTA, vi prego.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucca 2004.
Della città c’è poco o niente, la torre che deve esserci in tutti i manifesti sta sulla spilla messa sul cappello della Capitana Uncina, dei fumetti e affini ancora meno… ma ragazzi.
Disegnato da Alessandro Barbucci e colorato dalla allora moglie Barbara Canepa, è uno spettacolo vero per gli occhi. Rimasi AMMUTOLITA guardando la mostra delle tavole che ne illustravano il processo di colorazione, realizzato con 118 LIVELLI di Photoshop, CENTODICIOTTO. Ancora me lo ricordo chiaramente. Io non ne so un granché, ma mi sembrano tanti 118. Ce n’era uno per la colorazione delle CIGLIA, cose proprio dell’altro mondo, specie per una come me che con fotosciòp sa fare quattro cose in croce, e male. Barbucci è un MOSTRO a disegnare, lei un FENOMENO a colorare. Ecco il risultato, per quanto non c’azzecchi niente con “Lucca Comics” è qualcosa di eccezionale. Altro che le chiacchiere sul digitale, eh ma con il computer eh ma a mano è un’altra cosa. NO. Con Photoshop si fa ARTE.

 

Lucca 2005.
By Simone Bianchi. Non so niente di questo tizio se non che disegna supereroi e affini (letto ora in rete). Queto mostrino è bellino ma c’entra ancora meno di Capitan Uncino (rima). La torre dietro sembra Minas Morgul con sopra l’occhio di Sauron, l’aspetto cyberpunk puzza di anni ’90 lontano un miglio e in fin dei conti non capisco proprio come ti possa venire in mente di fare una cosa del genere per una FIERA DI FUMETTI.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucca 2006.
Mancai clamorosamente questa edizione, oltretutto il quarantennale, perché troppo occupata a deprimermi per un tizio che mi aveva adescato in casa sua, concupita e scaricata alla grande, io stolta ancora non sapevo che questo fosse il NORMALE atteggiamento maschile (ero stata abituata bene) e ci rimasi talmente male che VABBE’ sto divagando mi pare, no??
Dunque, un disegno di Gipi. Oggi pure i sassi conoscono Gipi, e anche i sassi forse si sono stufati di lui. Io perlomeno sì. All’epoca però non era ancora così tanto famoso, io infatti mi compravo i suoi libri e ne tessevo le lodi. Oggi darei fuoco a (quasi) tutto.
La locandina con i pirati che arrivano sull’isola Lucca non è malissimo, i soliti acquerelli, i soliti colorini, ma va bene. Però non mi piace un granché. Carina. Bah.

 

 

 

Lucca 2007.
MAMMA MIA. Questa è l’apoteosi dell’inguardabile, provate a smentirmi. Ma che è?!?!
Praticamente un manifesto dell’Atreju, o qualcun’altra di quelle associazioni fasciste coi loghi fantasy, oppure la locandina brutta di un film dell’orrore brutto. Tipografia tutta sbagliata, orrenda, font scelti a caso (da un cieco) e ammucchiati qua e là. Alice (?!) in basso a destra è il tocco finale. Non ho idea di chi l’abbia fatta e non voglio saperlo.
Cannai anche questa edizione perché ero overseas, sapete-tutti-dove.

 

 

 

 

 

Lucca 2008.
Oh, locandina di Leo Ortolani, come si evince chiaramente dal faccino di similtopo in basso a destra. Leo Ortolani mi fa molto ridere (ma non l’ho mai letto assiduamente, dopo un po’ anche basta) ma come disegna mi fa molto schifo. Cioè, è un fatto che lui non sappia disegnare un granché bene, poi per quello che fa va benissimo, per carità.
Però perché disegnare robottoni? Eh? Sembra Picasso che vuole fare Magritte, un miscuglione senza molta sostanza. Boh, poi è solo la mia opinione che non vale niente, o chiamatelo gusto personale. Simpatica, ma nient’altro. Bella invece la tipografia, finalmente delle scrittine decenti dopo quarant’anni di fiera.

 

 

 

 

 

Lucca 2009.
Già proditoriamente sbeffeggiata nella pubblica piazza (qui) l’anno scorso, è la seconda in ordine di bruttezza dopo l’elfo deforme.
Dio, che orrore. Lei ha il naso da alcolizzata e un neonato pressato contro una tetta, lui non ha le mani (che raffinatezza) ed è un plagio del noto droide D-3BO. La colorazione manca di qualche decina di livelli, ok magari 118 sono troppi ma fermarsi a 2 non mi pare la soluzione adatta. Tipografia di nuovo oscena. L’en plein.

 

 

 

 

 

 

 

E arriviamo a quest’anno. Quest’anno mi sono DAVVERO rifatta gli occhi, e ora ve li rifate anche voi.
AND THE WINNER IS…
Massimiliano Frezzato, Lucca 2010, Cappuccetto Rosso reloaded in versione hippy. Tipografia da urlo. Hip hip Hurrà!

 

Infine vi beccate la foto fuori concorso, il mio occhio clinico che tutto vede e tutto giudica.
(Ma in realtà volevo solo immortalare la piega molto Fifties con cui mi sono svegliata ieri mattina :P)

 

Buried

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Le visite crollano, io non riesco a postare quanto vorrei, mi fa sempre male un occhio ma non mi farà mai male abbastanza da impedirmi di andare al cinema.
Risolleviamo le sorti della sweethome con la recensione di questo film che ho visto ieri sera.

Questo film. Mah. Sto testé discutendone via chat (Alabama lavoratrice indefessa) e di fatto non posso esserne entusiasta, è inutile che cercate di convincermi.
C’è questo tizio che per 90 minuti di film sta sepolto vivo sotto terra. La cosa buona è che UN solo attore e UN solo ambiente ti tengono incollato e non annoiano mai, ma è abbastanza ovvio dato che non vedi l’ora di sapere come finirà. Man mano che va avanti però pensi che in qualunque modo finirà, sarà una stronzata. Se finisce bene è un finale stronzo, se finisce male è un finale stronzo, allora cominci a pensare che un bel ribaltone (alla Sesto senso, per capirsi) sarebbe il finale giusto, quantomeno per non restare con l’impressione che l’intero film sia un mero esercizio di stile, esercizio riuscito in verità, ma fine a se stesso. Un film usa e getta, di quelli che non rivedrai mai più in vita tua, e io sono dell’idea che non è un fatto positivo quando sai che non rivedrai mai più quel film (perché è inutile, che lo rivedi a fare? Sarebbe come rifare un quiz che hai già risolto).
Per dire, I soliti sospetti pure la prima volta ti stende stecchito e poi quando già sai chi è Kaiser Soze ovviamente non fa lo stesso effetto. Ma te lo rivedi eccome. L’esempio è forzato, perché i due film non c’entrano niente l’uno con l’altro, ma era un esempio di cinema usa e getta. Buried è cinema usa e getta, I soliti sospetti no, pur giocando entrambi sull’attesa del finale.
Poi mi si dice eh ma c’è la critica sociale, eh ma si mettono in gioco molte cose, eh ma smonta il sistema in un attimo, viviamo tutti in una bara e a nessuno gliene frega niente. OK, ma a me del messaggio, della metafora, del simbolo, mi interessa veramente poco, quello che mi interessa è più sul piano strettamente filmico.
E Buried riesce nel suo intento, è un bell’esperimento ma è tutto lì.
Io dico che non va bene pensare che qualunque finale avrebbe strappato solo vaffanculi e soprattutto non va bene pensare che sarebbe stato il film perfetto per quel genere di festival in cui la platea urla e commenta a voce alta, il film perfetto per essere smerdato in diretta mentre scorre sullo schermo, da un pubblico poco poco più sfacciato.

Questo per dire che dove l’ho visto io il pubblico ERA poco poco più sfacciato, diciamo una massa di burini da centro commerciale (non me ne vogliano i centri commerciali) per cui alla terza ansimata al buio del protagonista si è sentito un “aò sta a venì!” e appena dopo la scena finale si è levato un vaffanculo solenne che era un po’, diciamocelo, quello che pensavamo tutti. Ed è stato divertente, gh.

Infine caro regista non ti sei inventato niente, perché sei anni fa Tarantino ha infilato La Sposa in una bara sepolta viva, senza telefonino e senza penna, e lei ha affrontato la cosa con molto più stile!

E spendiamo anche due parole per ME, che dopo la visione sono finita sepolta viva nel parcheggio del centro commerciale di cui sopra, a girare un quarto d’ora sola come un cane in cerca della macchina  (gli altri ce l’avevano da un’altra parte), provateci voi a non ricordarvi in che diavolo di settore l’avete lasciata, altro che bara sotto terra!

七転び八起き

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È da pazzi.
Ho almeno 10 bozze di post archiviate e lasciate a metà nelle ultime due settimane, niente, non ce la facevo.
Sono a pezzi. Giuro.
Fisicamente ho le dita distrutte (ma sul serio), gli occhi come due cipolle sanguinanti e mi gira la testa di continuo. E dormo male.
Mentalmente che ve lo dico affà. Qualcuno volò sul nido di Alabama. Tra poco prendo un’ascia e vado in giro a spaccare porte.
Ho consegnato stanotte a mezzanotte, quella COSA che mi ha ucciso. Vi copincollo un pezzo di post che avevo cominciato domenica scorsa, mai finito:

<Passare un intero weekend in pigiama (leggasi tutto sabato + tutta domenica) è bello se puoi rotolarti nel letto, guardare dvd, dormire, al limite anche che ne so, fare sesso.
Non è bello se devi stare gobba cieca e nevrotica davanti a uno schermo a scrivere parole di cui, fondamentalmente, non te ne frega un cazzo.
Ripetete insieme a me, mai più tradurre un intero romanzo. Nello specifico, mai più tradurre un intero romanzo DALL’INGLESE.
Dio, che lingua di merda.
Notoriamente, uno dei miei (pochi) difetti è l’assoluta mancanza di pazienza. Sempre, in tutti i casi della vita e in tutte le circostanze possibili, la quota pazienza è ZERO nel mio sangue.
E quanta pazienza credete che ci voglia a sfogliare pagine e pagine (346 esattamente) degli STESSI sostantivi, gli STESSI verbi maledetti, gli STESSI due aggettivi, le STESSE noiose costruzioni? Tutta quella che non ho. Se trovo ancora una volta scritto I looked around do una capocciata sulla tastiera.
Ok, forse se se stessi traducendo Philip Roth non mi sarei posta il problema.>

Capito? Stavo così. Ora non va molto meglio ma, se ve lo state ancora chiedendo, HO CONSEGNATO. BASTA.
Oggi mi sarei dovuta rimettere sui manga ma ho passato tre ore buone a chattare ininterrottamente con un personaggio uscito fuori da un passato di dieci anni fa, non so se rendo, DIECI ANNI. Non ci sentivamo da allora. Quindi come fai, te ne freghi del lavoro e parli, ridi, dici cazzate a più non posso. Specie se trovi il compare adatto.
Poi ho guardato le pagine che avrei dovuto fare e mi è venuta la nausea.
Ho mangiato la cioccolata fondente per farmela passare.
Ho pensato che tanto fino a Lucca non esisteranno weekend, quindi massacro più massacro meno oggi potevo anche saltare a piè pari.
E ho detto: allora mi rifaccio viva nella sweethome, che magari stanno in pensiero (?). Il punto però è che così gli occhi non si riposano mai. E allora sapete che c’è, adesso mi vado a infilare nella vasca e ci resto qualche ora, vediamo se funziona. Poi magari esco (!!!), vedo gente, faccio cose.

Qui lo dico e qui lo nego, questo è L’ULTIMO dei post lamentosi che hanno imperversato nell’ultimo periodo. Ne ho almeno due bellissimi in canna da scrivere prima di Lucca (a fine mese c’è Lucca Comics, si era capito?, idealizzato spartiacque tra la morte e la vita. Sono già proiettatissima e con l’accredito in saccoccia).
Vi farò stracciare il cuore, gli occhi, l’anima e le vesti.
Ok, sto esagerando.

Il titolo. Sì. Il titolo del post è un proverbio giapponese, si legge nanakorobi yaoki. La traduzione che riporta il vocabolario, dunque la traduzione che troverete in tutti i manga, visto che di vocabolario JAP-ITA ne esiste uno solo al mondo e tutti i traduttori usano quello, è lo squallido la vita è piena di alti e bassi.
Io preferisco la traduzione letterale, che messa in un dialogo suona male ma presa da sola ha tutt’altra enfasi.
Ed è sette volte cadi, otto ti rialzi.
Il lavoro non è la grana più grossa al momento ma ehi, sette volte cadi, otto ti rialzi.

Love.

Tatooine

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(Non sto diventando un tumblr, ma questo è quello che passa il convento al momento, accontentatevi.)

I need Japanese steel

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DRAMMATICO UPDATE
Decido di comprare tre stampe da appendere in salotto nel reparto dvd (figurone assoluto) e sul sito trovo questo, postato due minuti prima:
I’m currently not selling prints in case of copyright infringement.
If you have any questions, feel free to email me.
Vado ad ammazzarmi.

Ho scoperto il sito di 37 Posters, per la mia e la vostra gioia. (via)
Invece di lavorare sto decidendo quale maglietta e/o stampa comprare, credo queste due.

Voglio farmi l’iPhone solo per avere una di quelle skin, per la miseria.

Oroscopo retroattivo

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Ho cominciato questo post tre volte negli ultimi tre giorni e niente, crollata dal sonno, dalla fame, dal fare altro, ho sempre cancellato le due righe iniziali e chiuso tutto.
Non che abbia cose così interessanti da raccontare.
Volevo solo dire che settembre è finito, deo gratia, e li mortacci sua è stato uno dei mesi peggiori degli ultimi dieci anni. In TUTTI i campi.
Lavoro: oltre ad iniziarne uno nuovo, sgobberai come una pazza per finire tutti quelli che ti trascini dietro da mesi e nemmeno li finirai tutti
Soldi: spenderai l’equivalente del PIL del Lichtenstein
Salute: proverai l’ebbrezza del picco di ipocondria più spaventoso di sempre, per giunta scatenato da problemi di salute altrui (reali)
Amore: rileggi i primi tre e lucidamente chiediti come sia possibile anche solo pensarci

È iniziato ottobre e ancora mi devo riprendere, stamattina mi sono svegliata ed ero più stanca di ieri sera, torno a casa e ideona! Faccio la pennichella dopo pranzo! Mi appoggio un attimo sul divano, giusto un attimo… Mi ha svegliato il telefono alle CINQUE. Lasciamo stare.
Quindi niente, volevo dire che vi voglio sempre tanto bene, ma la mia presenza di spirito al momento è pari a quella di un’upupa impagliata, ho perso il controllo del mio stesso tempo e mentre vorrei solo scrivere post e leggere fumetti non faccio altro che lavorare, se mi avessero detto che sarei diventata una cazzo di workaholic maledetta avrei riso tutte le mie risate fino a svenire e invece eccomi qua.
È l’una e zerodue, vado a dormire le mie sei ore e mezza pregando Iddio che non sembrino due al risveglio.

Nel frattempo, fatevi anche voi da soli il vostro oroscopo retroattivo di settembre! Magari vi è andata meglio che a me (non mi pare difficile).