Qui e ora nasce la nazirubrica di cinema della sweethome. Si chiama CINEMA E BASTA! ed è per voi malati compulsivi terminali, lo so che siete più di uno là fuori, fatevi sotto.
(Ma anche per tutti gli altri eh? Voi persone sane, beate voi).

Si comincia con il doveroso omaggio a Satoshi Kon, regista giapponese di film d’animazione, morto il 24 agosto a 46 anni.
Una perdita inestimabile per il mondo del cinema, dopo solo quattro film uno più bello dell’altro e una serie animata pregevole come uno smeraldo in mezzo ai cocci.
Ecco il breve elenco e i miei due centesimi, a vostro uso e consumo per recuperare il recuperabile.
Che gran perdita. Sono molto afflitta.

PERFECT BLUE (1998)
Un thriller psicologico ispirato ai grandi maestri (Argento?) e strutturato su regole ferree. Componente pop già elevatissima.
Lo vidi non ricordo più a che festival, forse Romics, mi fece fare qualche salto sulla sedia ma ho il brivido facile. Dovrei rivederlo.

MILLENNIUM ACTRESS (2001)
La vita di un’attrice ripercorsa mescolando realtà e finzione, in un grande affresco metacinematografico che unisce storia del Giappone, storia del cinema e storia dell’uomo. Si afferma l’elemento surreale e onirico. Alla colonna sonora il compositore di musica elettronica Susumu Hirasawa. Visto a Bologna, sempre festival.

TOKYO GODFATHERS (2003)
Un film BELLISSIMO. Commedia brillante frenetica con personaggi scatenati, ritmo, umorismo, suburbia giapponese in una Tokyo cui non siamo abituati e gag esilaranti. Funziona TUTTO. Film live così non se ne vedono spesso, a dimostrazione che l’animazione è solo un MEZZO per sfruttare al meglio i generi canonici. Visto almeno 4 volte, tra sala e dvd.

PARANOIA AGENT (2004)
Serie in 13 episodi, di cui ha curato sceneggiatura e regia. Lynchana, se mi passate il paragone. Società in declino, ragazzini disturbati, casi misteriosi, impiegati depressi e investigatori perplessi, narrazione su più livelli con elemento visionario spinto al massimo. Potreste non capirci una mazza ma vale comunque la pena. Complicato fico, non complicato cheppalle. Ancora Hirasawa alle musiche.

PAPRIKA (2006)
Lynch. Abbastanza. Visto varie volte, è sempre uno spettacolo visivamente grandioso e narrativamente ipnotico, se volete ripeto ancora gli aggettivi onirico, surreale e visionario ma penso che il concetto sia chiaro. La società fa decisamente schifo, rifugiamoci nelle realtà parallele in cui i nerd sono i sovrani. Eccomi. Elemento pop scatenatissimo, trionfo di colori accecanti. Hirasawa sforna una OST coi controfiocchi, scaricata il giorno dopo. Visionaria anch’essa.

Fine. Tutto qui. Uno fa 4 film e muore, e poteva farne altri 44 bellissimi. Non li vedremo mai.
È morto durante la produzione di Yumemiru Kikai, tradotto come The dreaming machine, ennesima declinazione della realtà parallela che ci circonda tutti, evidentemente.

Sul blog ufficiale di Kon il giorno dopo la morte è comparso il suo ultimo post, lunghissimo (in jappo), di cui i siti specializzati hanno riportato le prime frasi e le ultime. Avessi tempo e migliori capacità vorrei leggerlo tutto, ma dubito che ce la farò mai, comunque ho tradotto l’inizio e la fine.

Il post comincia così:

Non dimenticherò mai il 18 maggio di quest’anno.
All’ospedale della Croce Rossa di Musashino il primario di cardiologia mi ha letto il referto.
«Tumore al pancreas in fase terminale. Ha colpito le ossa ovunque. Al massimo sei mesi di vita.»
Ero con mia moglie. Talmente sconvolti dalla notizia che non riuscivamo a lasciarci il braccio.
Nel profondo del cuore lo sai da sempre, che quando la morte arriva non puoi farci niente.
Ma così è stato troppo inaspettato.

E finisce così:

Ringrazio tutti quelli che si sono soffermati su questo mio lungo scritto.
Pieno di riconoscenza verso tutto ciò che di bello c’è in questo mondo, depongo la matita.
Vado.

Per tornare allegri vi metto i primi 10 minuti di Tokyo Godfathers, magari vi viene voglia (se non vi viene vergognatevi). Verso la fine ci sono i titoli di testa, bellissimi, sparsi in giro per la città. ADORO questo film.
Sono molto afflitta.

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