Mi sveglio in lacrime.
Quando sogno di piangere piango sul serio e i singhiozzi mi svegliano. Ho sognato che moriva la mia prof di italiano del liceo, io e alcune vecchie amiche andavamo al funerale e piangevamo disperate, anche se non la vedevamo da anni, eravamo distrutte e devastate dal rimorso di non averla mai più cercata. Perché era una gran donna, la prof Magnante, avuta solo gli ultimi due anni e imparato più cose da lei che da tutti gli altri messi insieme. Che darei per rivederla. E insomma funerale e disperazione e pianto, e mi sveglio piangendo. Per cominciare bene la settimana.

Queste due settimane ho una tabella marcia di fuoco, in previsione magari di una quota relax a ferragosto, in cui non debba struggermi dai sensi di colpa. Quindi HOP! scattare e cominciare, e invece no, tutto va in vacca a causa di una serie di mail con altre grane lavorative da risolvere in tempi brevi, la coinq che si offre di aiutarmi a fare una cosa che le avevo chiesto giorni fa e tutta la mattina passa così, sulle spine perché non stai cominciando mai a fare quello che devi. Calma.

Mi arriva un invito per un pranzo di sushi vicino casa, esulto, ci ripenso, mi sfrango, telefono al latore del messaggio e piagnucolo che ho da lavorare ma vengo subissata di insulti e costretta a capitolare. Non è che ci voglia molto, cioè, un pranzo di sushi è quello che serve per raddrizzare una giornata. Qualunque giornata. Allora vengo, bene, ci vediamo alle due.
Mi siedo alla scrivania e uno dei post-it appiccicati ieri mi compare davanti. RITIRO OGGI 14-18.
Cazzo.
Il corriere che viene a prendersi il manga tradotto.
Cazzo.
Viene tra le 14 e le 18.
Sushi fottuto.
Devo disdire smadonnando, ma conto che il tipo arrivi alle 14.01 come la volta scorsa, così posso fiondarmi fuori e raggiungerli prima che finiscano tutto. Richiamo. Se posso vi raggiungo, NON È COLPA MIA!!
Non li raggiungerò mai, come da copione dello stronzo lunedì. SDA Courier arriva alle CINQUE.

Pranzo a base di bacche e aria liquida, mentre lavoro e ricevo altre mail nefaste che mi rovinano l’umore. Bene. Non serve continuare a sentire a manovella Badly drawn boy e la sua colonna sonora di About a boy, che poraccio ce la mette tutta ma niente, la vaga incazzatura non passa.

Senonché a un certo punto la svolta.
La ex-coinq mi bussa su gtalk, come ogni giorno. Io le dico guarda mi rode è già successo questo e questo e questo, te come va?
Ed ecco la storia che tutti vorrebbero sentirsi raccontare in una giornata storta.
– Ah ti rode? Ecco cosa è successo a me. Stamattina mi sono pisciata nella borsa.
Io: EH?!?!
– Sta’ zitta. Avevo le analisi delle urine all’università. La faccio nel contenitore e lo metto in borsa. CHIUSO MALE.
Io ero già su mille icone di facce sganascianti e lei continua.
– Non hai idea, si è svuotato TUTTO. La borsa inondata. Chiavi fatte di piscio. Portafoglio di piscio. Borsellino a forma di rana di piscio.
A quel punto ho le lacrime, immaginandomi anche il coniuge che davanti a lei si rotola a terra dalle risate.
– Ho tolto tutto e bestemmiando ho ficcato la borsa nella bacinella con acqua e perlana. Solo che… ho lasciato il cellulare dentro.
No, vabbè. Non so più quante AH in fila digitare, non è possibile non ci credo. Meglio di Friends.
– Il cellulare è da buttare. Fottuto. Quello sta ancora a ride. Vado all’università e mi chiedono le analisi. Dico che ho avuto un DISGUIDO. La tizia mi chiede che disguido? Io sbotto e le dico OH! Mi si è rovesciato in borsa il contenitore! E lei impassibile: ne è rimasta un po’ per le analisi?
Io sono piegata in due e rido da sola come una scema, le dico cazzo manco Joey Triviani, grande, mi hai svoltato la giornata.
– Grazie…

Dopo una cosa così un pranzo di sushi perso è faccenda irrisoria. Mi rimetto al lavoro.
Alle sei esco e in fumetteria il latore dell’invito mi decanta le gioie del wasabi e mentre mi impegno a fare la gnorri incontro MIO CUGINO, che ha 26 anni ed è bello come il sole (madonna se è bello) che compra One Piece. Chiacchiere bevendo latte e menta offerto dal mangiatore di wasabi maledetto. Latte e menta spacca ragazzi! Altro che Caipiroska alla fragola!
Passo a fare la spesa, a ritirare i soldi, a constatare che non mi è ancora arrivato il bonifico che aspetto, ripenso alla ex-coinq, rido e stigrancazzi.

Torno su e di nuovo al chiodo, mi chiama mia madre per ricordarmi di andare a cibare la palla di pelo a casa loro, CAZZO! Palla di pelo dimenticata, ok, vedo di andarci. Palla di pelo furibonda o moribonda, una delle due. Non ceno per solidarietà. Ho ancora cinque pagine di romanzo da fare, ma una telefonata mi rallenta il tutto. Tutorial umano per imparare tecniche ninja di grafica da quattro soldi (la mia) che probabilmente mi serviranno, se non altro per pasticciare qualche collaggio futuro.
Alle nove mi metto sul romanzo, alle undici e mezza, RECORD, ho fatto cinque pagine, esco e approfitto dei dieci minuti in macchina per prendere l’unico fresco della giornata, mentre alla radio passa una brutta cover indie di Enjoy the silence (non so voi, ma una cover indie di Enjoy the silence per me è come dire una cover reggae di Mozart, una cosa così, tipo bestemmia).
Arrivo e il gatto non si palesa, chiamo e apro le porte nel terrore che l’abbiano lasciato chiuso da qualche parte, e invece no, è sempre sulla mia (ex) sedia, acciambellato e incazzato perché se ne sono andati. Lo pastrugno e gli faccio assurde vocette e lo chiamo con nomi inesistenti che sa solo lui, finché si impietosisce e mi dà spago, mi gira un po’ intorno, fruga nella sua ciotola e se ne va mentre tra le orecchie gli compare chiaramente il balloon con scritto VOGLIO QUEI DUE, TU NON ABITI PIU’ QUI E NON MI SERVI.

Al ritorno passa un’altra cover, che mi riporta dritta a dieci anni fa, Wicked game nella versione degli HIM, caso raro in cui la cover è meglio dell’originale (che è una cosa melensa di Chris Isaak che in genere mettono nei cinema per fare ambient prima che inizi il film o durante l’intervallo, io almeno la sento spesso lì). Dieci anni fa quando si andava a ballare tutti i venerdì vestite di nero c’era sempre in tutte le scalette questa canzone, che potete agevolmente sentire qui.
Canto e prendo il fresco e penso che probabilmente al ritorno scriverò un post invece che andare a letto.

Infatti.
È l’una e mezza e vado a farmi la doccia.
Prima o poi tornerò a parlare di cose più interessanti delle mie indistinguibili giornate di luglio. Spero.


All I ever wanted, all I ever needed
is here, in my arms

[il che è spesso vero, ma non sempre]

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