Praticamente va così, al momento.
Mi sveglio alla solita ora oscillante fra le 8 e le 9.30 (se sono le 8 mi dico ah che brava, ma è ancora prestino, facciamo un’altra mezzorRONF, se sono le 9.30 mi alzo di scatto smadonnando e dandomi della stronza lavativa di merda).
Colazione pantagruelica a sette portate, dal ciambellone di zia, ai biscotti, alle merendine, ai cereali, ai cornetti (raro).
Mentre mangio come piccolo cucciolo di orca leggo il giornale online (più che altro i titoli, che mi deprimono e quindi mi concentro sulla colonnina a fianco coi matrimoni dei VIP o i cambi di acconciatura dei suddetti, tipo oggi [Laura Chiatti sta meglio mora, io ve lo dico]), leggo i blog, ormai pochissimi, le strip, un paio di oroscopi (urlando «dimmi qualcosa che non so!»), le previsioni meteo (come le vecchie).
Poi comincia una serie di azioni-non-azioni (mail, chat, lavarsi i denti, guardarsi le unghie) che ritardano inesorabilmente l’ora in cui comincerò a lavorare, oscillante fra le 11 e le 14. E consideriamo che già iniziare alle 11 mi fa smadonnare dandomi della stronza lavativa di merda.
Il caldo aumenta di un paio di gradi ogni ora, più o meno, e la cosa è inversamente proporzionale alla velocità con cui traduco / non mi distraggo. Molto caldo = zero velocità = zero concentrazione. Bello.
Di fatto riesco a fare 10 pagine tra le 11 e le 18, le restanti 30 fra le 18 e le 20. In caso di manga. In caso di romanzo la proporzione è 4-6 ma non esiste sgarrare la tabella marcia, a costo di stare su fino alle due di notte con gli occhi che sanguinano. La tabella è marcia ma stravolgerla mi rende marcio il cervello, cosa non consigliabile, per gli effetti collaterali leggere attentamente le avvertenze.
Il pranzo è un optional. Dopo la colazione dei campioni ovviamente non ho fame prima delle 14-15 e a seconda delle pagine fatte (e del sonno) decido se è il caso di nutrirmi di bacche davanti allo schermo o farmi un’insalata e spararmi un episodio di SixFeetUnder sul divano. Ieri, causa sonno, ha vinto la seconda e RAGAZZI, stagione 1 puntata 6 è da mozzare il fiato. Me la ricordavo. L’avrò vista almeno sette anni fa la prima (e unica) volta. Me la ricordavo ma non ricordavo i brividi veri, per TRE volte ho avuto i brividi su tutte le gambe (e sono lunghe) e alla fine pure mezza lacrimuccia.
Dopo una cosa così rimettersi al chiodo è dura, ma si fa. Per forza.
Per la sera si aprono due possibili ipotesi, ovvero:
1) so che non uscirò, perché non ho nulla in programma, dunque posso lavorare ancora più lenta, finire all’ora che voglio e se proprio va di lusso vedermi un film.
2) so che uscirò, quindi aumenta l’ansia da prestazione perché devo necessariamente finire tutto in tempo, ma non va mai così e faccio tardi a qualsiasi appuntamento, cinema escluso (per cui posso mandare in vacca qualsiasi tabella marcia).

In tutto questo ci sono diverse componenti aggiuntive, tipo:
– la doccia, perché finito di lavorare non avete idea dello stato in cui sono ridotta. Ieri sera c’era un ospite della coinquilina e gli ho dato la mano da due metri di lontananza per evitare che chiamasse l’ufficio d’igiene. Cioè, mi alzo dalla scrivania e sono fatta di fango, il golem de’noantri, mi metto sotto l’acqua ed è come se avessi zappato la terra o fatto una giornata in miniera, ma com’è possibile?! La doccia è imprescindibile.
– la spesa, che cerco di fare il meno possibile ma a un certo punto almeno il latte va comprato (e la roba per colazione di piccola orca). Da dove si tira fuori il tempo per scendere e andare alla GS, ora non più GS (sigh) ma Carrefour? Non lo so. Devo rinunciare al pranzo o al giro di blog mattutino o semplicemente lavorare più veloce (argh).
– le pulizie, perché va bene tutto, ma quando i capelli in bagno superano il livello d’allarme e sembra il bagno di Sadako o quando il pavimento della cucina appiccica di gelato e insalata marcia, c’è qualcosa che non va. Da dove si tira fuori il tempo per imbracciare secchio, straccio e Fabuloso? Non lo so. Il pranzo è sempre la prima cosa che salta. Lavorare più veloce? Ah, giusto.

A rallegrare il quadretto di gravosi impegni quotidiani c’è il cinema (oasi di pace e miraggio lontano nei momenti di sconforto), eventuali incontri ravvicinati del primo tipo (quello più antico), uscire la sera in infradito e constatare come a parte tutto, QUESTA è la stagione migliore dell’anno e quindi si sta allegri a prescindere, le cene in terrazzo col cocomero fresco, le telefonate con la ex-coinq, un fumettino nuovo da leggere a letto, scrivere i post.
Come adesso, mentre mi do della stronza lavativa di merda (sono le 11.30), ho la spesa da fare e i pavimenti da disincrostare.
Ma le cicale friniscono, quindi va tutto bene sotto il sole 🙂


La vita è sprecata in mano ai vivi.

[Six feet under – 01×06]

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