Si fa per ridere, eh! :D

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Perplessità

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Non so perché all’una e trentasei devo mettermi a scrivere un post, ma pare che di dormire non se ne parli. Domattina riderò quando l’orologio mi scaraventerà in faccia l’ora troppo tarda in cui aprirò gli occhietti (riderò significa piangerò).

Sono irrequietairrrrrequietaiiiirrreqqquieta e non ho ben capito perché. Forse non c’è alcun perché. Sta di fatto che, ok ecco quello che nessuno voleva sentire, le dita, apriti cielo, sono tornate a sanguinare. Non mi sono sbrigata a rimettere lo smalto e gli ho dato troppo margine per deflagrare. Poco, ma hanno deflagrato. Oh, non rompete.
La festa sabato è andata alla grande. Il vino faceva schifo ma ne ho abusato, cibo ottimo e musica inarrestabile. Alle 3 ballavamo scalze a bordo piscina (era in una villa molto al di fuori del raccordo anulare), tra Born to be alive e YMCA (balletto da manuale, che ha pure un po’ stufato ma nell’euforia generale non ci fai caso). Ho rimorchiato un 26enne, o almeno così mi pareva dato che al momento risulta non (più) pervenuto. Non so, sarà che è uscito fuori che non sono su feisbuk (esce SEMPRE fuori, se andassi a conferire con Giorgio Napolitano uscirebbe fuori anche lì, e lui direbbe ohibò che stranezza!) e quindi ai saluti finali il tale è rimasto raggelato: AH, tu non sei su feisbuk! ODDIO e mo’ come se fa?!?! Inutile, evidentemente, suggerirgli che la festeggiata ha i miei recapiti. Poco male, di fatto sembrava mio figlio e magari lui il giorno dopo ha pensato sissì Cyndi Lauper staminkia, dannata tardona. Non lo sapremo mai.

Restando in tema, se digitate su google “voglio rinascere troia” (cosa che a quanto pare ancora non mi è riuscita), fino a ieri il primo risultato era un mio vecchio post dell’anno scorso. Quante soddisfazioni.
Oggi, non so perché, sono stata surclassata da una cosa troppo stupida che mi sono rifiutata di leggere.
Il post è questo, e quella roba la penso tuttora, specie in queste fasi cicliche di irrequietezza suprema in cui mi prudono le ginocchia a stare seduta e penso troppo e troppo spesso a cose che non dovrei pensare e ora ricomincerò anche a sentire unicamente Bob Dylan e i Beatles in cerca della Verità, lo so.

La cosa più divertente però è questa:

Cioè voglio rinascere virus e/o aggeggio che si installa da solo nel tuo computer spacciandosi per buono, il computer abbocca e tu sei fottuto, A-HA!

…Che però a pensarci bene, una qualche similitudine, magari…

Sono le due e quarantadue (non chiedetemi come sia possibile, mi sa che vivo in una falla spazio-temporale), vado a letto, voi però non credete a nulla di quello che scrivo, mi raccomando.

Alla fine quasi Cyndi, dai :)

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Hammammeta

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Ho un costume nuovo che ho preso a Gaeta in spiaggia, pagato 10 euro e mi piace tanto, è da Stregatto. Cioè, costume da bagno, non da carnevale, ma comunque da Stregatto.
Vediamo se riesco a mettere una foto…

(Uh, fica questa impaginazione, il cannocchiale col cavolo che me la faceva).
Ecco, è il pezzo di sopra. Il sotto è nero con una specie di cintina a righe così, sempre nere e rosa. Lo Stregatto emo-punk 🙂
L’ho messo anche ieri per andare all’hammam con la ex-coinq.
Ora, è il caso che lo dica, l’hammam, nella mia personalissima scala di valori assoluti (sono sempre assoluti) è nella top 5. Se mi sforzo snocciolo anche le altre 4, ma l’hammam è uno dei picchi di piacere più clamorosi che abbia mai raggiunto. Non so se avete mai avuto occasione, se ve ne frega qualcosa, se vi fa schifo, io lo consiglierei anche al mio peggior nemico, perché dopo mi ringrazierebbe e diventerebbe il mio migliore amico. L’hammam sarebbe il bagno turco, che ho scoperto per l’appunto in Turchia (pensa te) nel lontano 2005. Dopo quella prima volta rimasi folgorata e solo anni dopo ho scoperto che esisteva anche a Roma, l’anno scorso per i 30 delle amiche mi hanno regalato un ingresso. Madonna che bello. E insomma ci sono tornata ieri con la ex-coinq, come le riccone americane che si vedono nei film, che si incontrano nella sauna per parlare di gossip, uomini, lavoro, varie ed eventuali. Solo che noi, oltre a quello, ci siamo fatte i gavettoni di acqua fredda nella stanzetta a 45° e 100% umidità, rischiando di restarci secche. Voglio una vita spericolata. Poi si fa la radiografia a qualunque altra donna entra e ci si fa scrabbare la pelle per restare stupefatte di quanto, nella realtà, la pelle umana possa essere liscia. Vi ho fatto venire voglia? Andateci! Dopo tre ore esci e vedi il mondo sotto un’altra luce, parli con i fringuelli, accarezzi gli alberi, fai cose hippie di questo tipo. Il nirvana.
C’è anche un film, che se non sbaglio è il primo film di Ozpetek, che si chiama Il bagno turco – Hammam e che ho visto in tv un milione di anni fa (vedevo ancora la tv!), probabilmente in terza serata su Rete4. Ricordo solo che mi era piaciuto (!), c’era Alessandro Gassman nudo (!!) e chiaramente parlava di gay. Ma all’epoca non erano inflazionati come oggi, forse per quello mi era piaciuto. Però non ricordo altro.

Sempre in tema costumi, domani sera ho un’altra festa con DRESS CODE (il temutissimo), stavolta si parla di ANNI 80. Gesù aiuto. Fortuna che sono tornati di moda (fortuna?!?!?) ma NON ESISTE che mi metto quei jeans a sigaretta strettissimi o le spalline!!! Un conto dress code, un conto carnevale… Vi farò sapere, stasera vado a caccia di calze a rete strappate e magliettone con le scrittone fucsia. Suggerimenti??
Anche se il mio sogno era andare così, come Cyndi, icona assoluta!!! 😀

What’s good enough for you
Is good enough for me
It’s good enough
It’s good enough for me
Yeah yeah yeah yeah yeah

Il lunedì tipo

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Mi sveglio in lacrime.
Quando sogno di piangere piango sul serio e i singhiozzi mi svegliano. Ho sognato che moriva la mia prof di italiano del liceo, io e alcune vecchie amiche andavamo al funerale e piangevamo disperate, anche se non la vedevamo da anni, eravamo distrutte e devastate dal rimorso di non averla mai più cercata. Perché era una gran donna, la prof Magnante, avuta solo gli ultimi due anni e imparato più cose da lei che da tutti gli altri messi insieme. Che darei per rivederla. E insomma funerale e disperazione e pianto, e mi sveglio piangendo. Per cominciare bene la settimana.

Queste due settimane ho una tabella marcia di fuoco, in previsione magari di una quota relax a ferragosto, in cui non debba struggermi dai sensi di colpa. Quindi HOP! scattare e cominciare, e invece no, tutto va in vacca a causa di una serie di mail con altre grane lavorative da risolvere in tempi brevi, la coinq che si offre di aiutarmi a fare una cosa che le avevo chiesto giorni fa e tutta la mattina passa così, sulle spine perché non stai cominciando mai a fare quello che devi. Calma.

Mi arriva un invito per un pranzo di sushi vicino casa, esulto, ci ripenso, mi sfrango, telefono al latore del messaggio e piagnucolo che ho da lavorare ma vengo subissata di insulti e costretta a capitolare. Non è che ci voglia molto, cioè, un pranzo di sushi è quello che serve per raddrizzare una giornata. Qualunque giornata. Allora vengo, bene, ci vediamo alle due.
Mi siedo alla scrivania e uno dei post-it appiccicati ieri mi compare davanti. RITIRO OGGI 14-18.
Cazzo.
Il corriere che viene a prendersi il manga tradotto.
Cazzo.
Viene tra le 14 e le 18.
Sushi fottuto.
Devo disdire smadonnando, ma conto che il tipo arrivi alle 14.01 come la volta scorsa, così posso fiondarmi fuori e raggiungerli prima che finiscano tutto. Richiamo. Se posso vi raggiungo, NON È COLPA MIA!!
Non li raggiungerò mai, come da copione dello stronzo lunedì. SDA Courier arriva alle CINQUE.

Pranzo a base di bacche e aria liquida, mentre lavoro e ricevo altre mail nefaste che mi rovinano l’umore. Bene. Non serve continuare a sentire a manovella Badly drawn boy e la sua colonna sonora di About a boy, che poraccio ce la mette tutta ma niente, la vaga incazzatura non passa.

Senonché a un certo punto la svolta.
La ex-coinq mi bussa su gtalk, come ogni giorno. Io le dico guarda mi rode è già successo questo e questo e questo, te come va?
Ed ecco la storia che tutti vorrebbero sentirsi raccontare in una giornata storta.
– Ah ti rode? Ecco cosa è successo a me. Stamattina mi sono pisciata nella borsa.
Io: EH?!?!
– Sta’ zitta. Avevo le analisi delle urine all’università. La faccio nel contenitore e lo metto in borsa. CHIUSO MALE.
Io ero già su mille icone di facce sganascianti e lei continua.
– Non hai idea, si è svuotato TUTTO. La borsa inondata. Chiavi fatte di piscio. Portafoglio di piscio. Borsellino a forma di rana di piscio.
A quel punto ho le lacrime, immaginandomi anche il coniuge che davanti a lei si rotola a terra dalle risate.
– Ho tolto tutto e bestemmiando ho ficcato la borsa nella bacinella con acqua e perlana. Solo che… ho lasciato il cellulare dentro.
No, vabbè. Non so più quante AH in fila digitare, non è possibile non ci credo. Meglio di Friends.
– Il cellulare è da buttare. Fottuto. Quello sta ancora a ride. Vado all’università e mi chiedono le analisi. Dico che ho avuto un DISGUIDO. La tizia mi chiede che disguido? Io sbotto e le dico OH! Mi si è rovesciato in borsa il contenitore! E lei impassibile: ne è rimasta un po’ per le analisi?
Io sono piegata in due e rido da sola come una scema, le dico cazzo manco Joey Triviani, grande, mi hai svoltato la giornata.
– Grazie…

Dopo una cosa così un pranzo di sushi perso è faccenda irrisoria. Mi rimetto al lavoro.
Alle sei esco e in fumetteria il latore dell’invito mi decanta le gioie del wasabi e mentre mi impegno a fare la gnorri incontro MIO CUGINO, che ha 26 anni ed è bello come il sole (madonna se è bello) che compra One Piece. Chiacchiere bevendo latte e menta offerto dal mangiatore di wasabi maledetto. Latte e menta spacca ragazzi! Altro che Caipiroska alla fragola!
Passo a fare la spesa, a ritirare i soldi, a constatare che non mi è ancora arrivato il bonifico che aspetto, ripenso alla ex-coinq, rido e stigrancazzi.

Torno su e di nuovo al chiodo, mi chiama mia madre per ricordarmi di andare a cibare la palla di pelo a casa loro, CAZZO! Palla di pelo dimenticata, ok, vedo di andarci. Palla di pelo furibonda o moribonda, una delle due. Non ceno per solidarietà. Ho ancora cinque pagine di romanzo da fare, ma una telefonata mi rallenta il tutto. Tutorial umano per imparare tecniche ninja di grafica da quattro soldi (la mia) che probabilmente mi serviranno, se non altro per pasticciare qualche collaggio futuro.
Alle nove mi metto sul romanzo, alle undici e mezza, RECORD, ho fatto cinque pagine, esco e approfitto dei dieci minuti in macchina per prendere l’unico fresco della giornata, mentre alla radio passa una brutta cover indie di Enjoy the silence (non so voi, ma una cover indie di Enjoy the silence per me è come dire una cover reggae di Mozart, una cosa così, tipo bestemmia).
Arrivo e il gatto non si palesa, chiamo e apro le porte nel terrore che l’abbiano lasciato chiuso da qualche parte, e invece no, è sempre sulla mia (ex) sedia, acciambellato e incazzato perché se ne sono andati. Lo pastrugno e gli faccio assurde vocette e lo chiamo con nomi inesistenti che sa solo lui, finché si impietosisce e mi dà spago, mi gira un po’ intorno, fruga nella sua ciotola e se ne va mentre tra le orecchie gli compare chiaramente il balloon con scritto VOGLIO QUEI DUE, TU NON ABITI PIU’ QUI E NON MI SERVI.

Al ritorno passa un’altra cover, che mi riporta dritta a dieci anni fa, Wicked game nella versione degli HIM, caso raro in cui la cover è meglio dell’originale (che è una cosa melensa di Chris Isaak che in genere mettono nei cinema per fare ambient prima che inizi il film o durante l’intervallo, io almeno la sento spesso lì). Dieci anni fa quando si andava a ballare tutti i venerdì vestite di nero c’era sempre in tutte le scalette questa canzone, che potete agevolmente sentire qui.
Canto e prendo il fresco e penso che probabilmente al ritorno scriverò un post invece che andare a letto.

Infatti.
È l’una e mezza e vado a farmi la doccia.
Prima o poi tornerò a parlare di cose più interessanti delle mie indistinguibili giornate di luglio. Spero.


All I ever wanted, all I ever needed
is here, in my arms

[il che è spesso vero, ma non sempre]

La giornata tipo

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Praticamente va così, al momento.
Mi sveglio alla solita ora oscillante fra le 8 e le 9.30 (se sono le 8 mi dico ah che brava, ma è ancora prestino, facciamo un’altra mezzorRONF, se sono le 9.30 mi alzo di scatto smadonnando e dandomi della stronza lavativa di merda).
Colazione pantagruelica a sette portate, dal ciambellone di zia, ai biscotti, alle merendine, ai cereali, ai cornetti (raro).
Mentre mangio come piccolo cucciolo di orca leggo il giornale online (più che altro i titoli, che mi deprimono e quindi mi concentro sulla colonnina a fianco coi matrimoni dei VIP o i cambi di acconciatura dei suddetti, tipo oggi [Laura Chiatti sta meglio mora, io ve lo dico]), leggo i blog, ormai pochissimi, le strip, un paio di oroscopi (urlando «dimmi qualcosa che non so!»), le previsioni meteo (come le vecchie).
Poi comincia una serie di azioni-non-azioni (mail, chat, lavarsi i denti, guardarsi le unghie) che ritardano inesorabilmente l’ora in cui comincerò a lavorare, oscillante fra le 11 e le 14. E consideriamo che già iniziare alle 11 mi fa smadonnare dandomi della stronza lavativa di merda.
Il caldo aumenta di un paio di gradi ogni ora, più o meno, e la cosa è inversamente proporzionale alla velocità con cui traduco / non mi distraggo. Molto caldo = zero velocità = zero concentrazione. Bello.
Di fatto riesco a fare 10 pagine tra le 11 e le 18, le restanti 30 fra le 18 e le 20. In caso di manga. In caso di romanzo la proporzione è 4-6 ma non esiste sgarrare la tabella marcia, a costo di stare su fino alle due di notte con gli occhi che sanguinano. La tabella è marcia ma stravolgerla mi rende marcio il cervello, cosa non consigliabile, per gli effetti collaterali leggere attentamente le avvertenze.
Il pranzo è un optional. Dopo la colazione dei campioni ovviamente non ho fame prima delle 14-15 e a seconda delle pagine fatte (e del sonno) decido se è il caso di nutrirmi di bacche davanti allo schermo o farmi un’insalata e spararmi un episodio di SixFeetUnder sul divano. Ieri, causa sonno, ha vinto la seconda e RAGAZZI, stagione 1 puntata 6 è da mozzare il fiato. Me la ricordavo. L’avrò vista almeno sette anni fa la prima (e unica) volta. Me la ricordavo ma non ricordavo i brividi veri, per TRE volte ho avuto i brividi su tutte le gambe (e sono lunghe) e alla fine pure mezza lacrimuccia.
Dopo una cosa così rimettersi al chiodo è dura, ma si fa. Per forza.
Per la sera si aprono due possibili ipotesi, ovvero:
1) so che non uscirò, perché non ho nulla in programma, dunque posso lavorare ancora più lenta, finire all’ora che voglio e se proprio va di lusso vedermi un film.
2) so che uscirò, quindi aumenta l’ansia da prestazione perché devo necessariamente finire tutto in tempo, ma non va mai così e faccio tardi a qualsiasi appuntamento, cinema escluso (per cui posso mandare in vacca qualsiasi tabella marcia).

In tutto questo ci sono diverse componenti aggiuntive, tipo:
– la doccia, perché finito di lavorare non avete idea dello stato in cui sono ridotta. Ieri sera c’era un ospite della coinquilina e gli ho dato la mano da due metri di lontananza per evitare che chiamasse l’ufficio d’igiene. Cioè, mi alzo dalla scrivania e sono fatta di fango, il golem de’noantri, mi metto sotto l’acqua ed è come se avessi zappato la terra o fatto una giornata in miniera, ma com’è possibile?! La doccia è imprescindibile.
– la spesa, che cerco di fare il meno possibile ma a un certo punto almeno il latte va comprato (e la roba per colazione di piccola orca). Da dove si tira fuori il tempo per scendere e andare alla GS, ora non più GS (sigh) ma Carrefour? Non lo so. Devo rinunciare al pranzo o al giro di blog mattutino o semplicemente lavorare più veloce (argh).
– le pulizie, perché va bene tutto, ma quando i capelli in bagno superano il livello d’allarme e sembra il bagno di Sadako o quando il pavimento della cucina appiccica di gelato e insalata marcia, c’è qualcosa che non va. Da dove si tira fuori il tempo per imbracciare secchio, straccio e Fabuloso? Non lo so. Il pranzo è sempre la prima cosa che salta. Lavorare più veloce? Ah, giusto.

A rallegrare il quadretto di gravosi impegni quotidiani c’è il cinema (oasi di pace e miraggio lontano nei momenti di sconforto), eventuali incontri ravvicinati del primo tipo (quello più antico), uscire la sera in infradito e constatare come a parte tutto, QUESTA è la stagione migliore dell’anno e quindi si sta allegri a prescindere, le cene in terrazzo col cocomero fresco, le telefonate con la ex-coinq, un fumettino nuovo da leggere a letto, scrivere i post.
Come adesso, mentre mi do della stronza lavativa di merda (sono le 11.30), ho la spesa da fare e i pavimenti da disincrostare.
Ma le cicale friniscono, quindi va tutto bene sotto il sole 🙂


La vita è sprecata in mano ai vivi.

[Six feet under – 01×06]

Defaticamento

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Impossibile mettersi a lavorare. Dopo un weekend con gli amici di sempre a ridere, mangiare e giocare, inutile chiedersi perché Il grande freddo è uno dei film caposaldo della vita.
Non capitava da tanto e pensi che niente è cambiato fra noi nell’ultima decina d’anni e probabilmente mai cambierà, nonostante litigi, divorzi, partenze, polemiche. Sei sempre lì a citare film a memoria, magari il repertorio si è ampliato, a cercare somiglianze e fare imitazioni. A dividere i soldi della spesa, a stare pigiati in macchina, a farsi gli agguati e darsi le botte. Dopo dieci anni, uguale.
L’unica differenza è che, a parte i soliti impavidi, a mezzanotte crolli e non ce la fai più a fare le nottate brave, ti svegli rimbambito e ci metti il doppio del tempo a carburare. Siamo un po’ invecchiati. Ma sempre gli stessi, in parte perfino migliorati.

Il mare a Gaeta è pulito, i pesciolini in mezzo ai piedi lo testimoniano, e caldissimo. Ore e ore di ammollo.
Di buono a Gaeta c’è anche questa, la TIELLA AL POLPO E POMODORO.


Ecco, questa cosa forse è cambiata, che dopo dieci anni scopri che ti sei stufato di mangiare zozzerie e non vedi l’ora di comprare il vinello buono da abbinare alla specialità locale, e fai la fila per riportare a casa un chilo di mozzarelle di bufala DOP. E la ricotta di bufala. Ma la ricotta di bufala, signoreiddio, ma quanto è buona?!?!?

Poi guardi la finale dei mondiali in autogrill, per caso, ti fermi a fare pipì e pensi toh! c’era la finale. Quattro anni fa di lì a poco avresti fatto il bagno nella fontana a piazza Venezia.

Scopri anche che il navigatore fa di tutto per rovinarti la vita e farti sentire una stupida, specie quando dice tornate indietro quando potete oppure fate inversione quando potete. Ma come?!?! Ma che ti ho comprato a fare?!?!? Ma me lo vuoi dire tu quando?!? Ma come QUANDO POTETE?!?!? Stavo per lanciarlo fuori dal finestrino.

Alabama d’amare da mare, con le spalle sbruciacchiate, oltre al naso, per aver giocato troppo a schiacciasette in acqua. Vi ricordate schiacciasette?? Esiste ancora!

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