Niente, volevo andare a letto ma devo scrivere. Maledetto demone del blogging. Chissà che accidenti gliene frega al popolo!! Vabbè, mi sbrigo, sennò domani sonno, dormire, non lavorare, madonne.

– Quando tua madre velatamente, ma manco tanto, ti suggerisce di cambiare lavoro, un po’ ti deprimi. Anzi, parecchio. Pensi che stai fallendo. Che sono più preoccupati che soddisfatti. Che credi di stare andando bene ma è solo perché loro non ti lasciano morire di fame, sennò moriresti in un attimo. Pensi che la loro visione ormai è del tutto (del tutto) scollegata dalla tua, i mondi sono sempre più distanti, stanno invecchiando e vorrebbero solo avere dei nipoti. E tu hai in programma tutto tranne che dei nipoti, al momento.

– Stasera ho scoperto che uno dei blogger più seguiti della blogosfera, quindi anche da me, che lo leggo, lo apprezzo e lo sponsorizzo, è quasi certamente un coglione. Sono sotto shock. Pensavo che i miei blogger preferiti fossero creature perfette, pensavo che la perfezione dei blog annullasse qualunque imperfezione del mondo reale. Merda, non è così. Ok, in realtà non penso che sia gente perfetta, ma se scrivi bene e hai qualcosa da dire per me già ti avvicini alla perfezione e quindi se poi ti vedo e ti sento parlare diciamo seriamente di una cosa che secondo me è fuori dal mondo per quanto è stupida, e l’hai scritta tu, se permetti mi prende un collasso.

– Non cuocete hamburger al microonde, funzione combo con grill. Ieri era andata bene e ho ripetuto l’esperimento oggi, in cerca sempre del metodo perfetto per cucinare qualunque cosa utilizzando sempre meno tempo e meno stoviglie. Oggi FAIL, al bovino elettrizzato è seguita condizione di stomaco precaria e conseguente riso in bianco serale. Ridatemi i miei amati CUP NOODLES istantanei, per la malora.

– Ieri è iniziata l’estate. Per dormire, da canottiera e calzoncini sono tornata al lungo con maglietta. Bella l’estate.

– I Mondiali. Il mio interesse per la cosa tocca ufficialmente il minimo storico, potrebbero essere i mondiali di curling e sarebbe lo stesso. Ecco comunque quello che finora mi ha risvegliato per un attimo dal torpore catatonico durante le partite: le VUVUZELAS, oltre a essere una cosa incredibile che produce un suono che uno pensava possibile solo in natura e non riproducibile artificialmente e dunque ne voglio una adesso subito, hanno quel nome fantastico. Vuvuzela vuvuzela vuvuzela. Vado avanti a ripeterlo in ogni occasione, anche in circostanze tipo passami la vuvuzela, mi metto questa vuvuzela, appoggialo sulla vuvuzela. È la parola dell’anno. Buzzword (in tutti i sensi); il Giappone, daidaidai che arriva agli ottavi, piezz’e core; Maradona, credo che tiferò Argentina; tutto il retro gossip sulla Francia e la figura patetica che ha fatto; la barba di De Rossi; i calzini paraguagi della prima partita, a righe bianche e rosse, tremendamente somiglianti a questo:


– Domani (stasera, per voi che state leggendo) vado al mare e torno venerdì. È la migliore notizia (per me ovviamente) che potesse uscire dalla mia bocca e da questi tasti, fidatevi. Così forse mi torna un po’ di equilibrio psichico, negli ultimi tempi latitante. E magari mi abbronzo e smetto di sembrare un gargoyle.

Fate i bravi.
Vuvuzela.

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