Alabama & the City

Avevo detto che postavo e posterò, anche se è da oggi pomeriggio che EHM mi sento male tipo nausea vomito maldipancia. Che bello. Chissà che razza di topo morto ho mangiato ieri sera al thai. L’ideale a 12 ore dalla partenza di un viaggio che ne durerà 17 o 18, no? Che io sia dannata.
Comunque.
Ho buttato roba nel trollone fashion rosa fuscsia, quello che si chiama Paris, ho preso la guida (in prestito), un libro da leggere, la macchina fotografica. Devo caricare ben bene l’iPod e sono a posto. La gatta non mi si scolla di dosso, forse ha capito che sto per prendere il volo e ci rivediamo tra dieci giorni. Povera. Rimane qui con delle badanti assunte apposta.
Se continuo a pensare a TUTTO quello che dovrei fare/vedere/comprare a NY mi esplode la testa prima della partenza, quindi basta. Vi dico solo che una delle comari di viaggio ha scoperto che laggiù sono iniziati i SALDI. Rendiamoci conto. È la fine.
Vi saluto e vado a docciarmi, sperando che il maldepanza mi passi in tempi brevi.
Potrei tentare di aggiornare qualcosa mentre sono oltreoceano ma ovviamente non garantisco.
Ah, nel caso vi interessasse pare che il sor C&B domani cominci a postare il mio mega reportaggio del FEFF. Meglio tardi che mai (la colpa è mia che l’ho scritto tipo cinque giorni fa).

Baci ai pupi e a presto!

La vita, l’universo e i finestrini rotti (e Mad Men)

Arrivano dei momenti in cui il blog chiama e non si può dire di no. Anche se vorresti dire no, perché sai che scriverai cose di pensare, cose di massimi sistemi, cose forse di cazzate ma con uno strascico di malinconia dietro. Non lo so se questo è uno di quei momenti, prego Iddio che non lo sia, ma intanto mi metto qui a ticchettare. L’anno scorso, esattamente OGGI scrivevo questo. Mi è ricapitato sotto gli occhi per caso pochi giorni fa, si vede che è periodo.
Oggi è stata una giornata del cazzo. Di quelle che cominciano con un finestrino rotto e il navigatore rubato e finiscono con una MULTA.
In pratica scendo stamattina, trovo il finestrino della macchina sfondato e il tomtom sparito e resto impietrita, penso un attimo che fare (ovviamente la priorità è arrivare al lavoro velocemente) e dopo due conti ricaccio in gola la mia tigna di voler fare sempre tutto da sola e chiamo mio padre, che pare non aspetti altro e si mobilita con macchina di riserva, meccanico amico, assicurazione, eccetera. I padri, i padri. Che invenzione. Quindi prendo la sua smart e invece di passare la mattina maledicendo il coglione che magari s’è rotto una mano (magari!) per fregare un tomtom da 100 euro, sto inebetita a pensare al filo sottile su cui viviamo, a quanto basta un’inezia per spostarci leggermente e farci cadere giù, se soltanto uno stupido contrattempo come questo mi ha intralciato la routine quotidiana in cui, non smetterò mai di ripeterlo, viviamo come autistici. Io sicuramente, voi fatevi un’esame di coscienza. Come si può sognare una vita senza mai uno scossone? Io non so se la sognavo, io non so cosa sognavo. So che mi ritrovo così e faccio di tutto per restarci, salvo poi accorgermi saltuariamente che il mondo vero, la vita vera, è probabilmente un’altra. Quale smisurata ironia in queste mie parole, io che quando ero in Giappone dicevo che la vita vera era un’altra (questa), che quando volevo viaggiare e girare pensavo ma tanto la vita vera è un’altra (questa), adesso che ho quella vita vera di cui parlavo a vanvera penso che non può essere, che tanto la vita vera è un’altra. Quindi che cosa mi insegna tutto ciò? Due cose: o che la vita vera non esiste, o che sono in ogni caso fottuta.
Che strana giornata oggi.
Torno a casa sotto la pioggia, con i nervi a fior di pelle. Poi dice sei meteoropatica, e vorrei vedere, il 28 maggio fa un freddo di minchia! Ho le Converse sfasciate e mi entra l’acqua nei piedi, una cosa che detesto con tutta me stessa e mi peggiora ancora l’umore nel tragitto breve tra la macchina e casa. Smadonno. Mangio, vedo un po’ di tv, lavoro. Routine autistica. Sto traducendo un manga a dir poco orrendo e oggi lo accuso più del solito, ma devo finirlo prima di partire e quindi pedalare. Ah sì. Venerdì parto e vado una settimana a New York, in vacanza. Altra cosa. Le partenze, per quanto amatissime, mi mettono nello stato di ansia del “devo fare la valigia”, ansia che scompare appena messo piede nell’aereo. Grazie a una curiosa combinazione di eventi, altrimenti nota a Roma come “pulciaraggine” il volo che io e le mie comari di viaggio prendiamo fa scalo a Istanbul (come andare da Roma a Milano passando per Bari) e quindi la tratta lunga sarà di circa 11 ore. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho volato per 11 ore in compagnia. Giuro, non me lo ricordo. Forse nel 2002, boh. In realtà non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho preso un qualunque aereo insieme a qualcuno. C’era sempre qualcuno ad aspettarmi (oddio, quasi sempre) ma mai in volo. Sono cose. E insomma parto e devo ancora fare TUTTO, l’unica cosa che so è che nel mentre ci sarà anche il mio compleanno e devo inventarmi qualcosa di pazzesco per quel giorno. Ma prima devo finire sto mangaperilcazzo, domani andare alla festa di compleanno di un’altra amica, dopodomani a cena al thailandese, riuscire a ficcare la visione di Cosmopolis da qualche parte, la routine insomma. La routine spezzata da un vetro rotto, che ti fa riflettere sulla dannosità della routine stessa. La routine che ti fa sentire al sicuro, come se niente possa mai succederti, e quando prima o poi, inevitabilmente, qualcosa ti succede, anche una cosa ridicola come un finestrino rotto, ti sembra di essere dentro Matrix, i muri e le persone diventano cascate di numerini verdi. Un discorso da strafatta di acido, cosa che (purtroppo) non sono. Il pomeriggio finisce con mia madre che telefona e mi invita a cena, io che bofonchio al telefono, dico di no, lei si incazza, io mi incazzo, sbatto tutto via e vado a riprendere la macchina, che l’amico meccanico di mio padre ha già rifatto nuova. I padri. Ma succede questo, scendo e vado alla smart e sul parabrezza trovo una MULTA. Resto attonita. Non ci posso credere. Datemi UNA possibilità su UN MILIONE di prendere una multa e io LA PRENDERO’! Perché la macchina di mio padre non ha il bollino per parcheggiare in fascia blu come la mia, e io questo lo sapevo, ma sotto la pioggia e con zero parcheggi non mi sono fatta tanti scrupoli e ho detto, BE’ per qualche ora, stasera gliela riporto, che sarà mai? MULTA. Anche con macchine altrui, multe per conto terzi, datele a ME! Arrivo dai miei furente e faccio il minimo sindacale per riprendermi la mia macchina, l ‘amata Gilda (che tra parentesi finisco di pagare il mese prossimo e in tre anni ne ha viste più lei che un furgone della Dakar) e agguantare una cuccumella di fagiolini cotti che mia madre mi allunga caritatevole.
Che strana giornata.
Torno di nuovo a casa mia, per finire di lavorare e finalmente schiantarmi sul divano davanti al nuovo episodio di Mad Men, il terzultimo della stagione. Non vedo l’ora.
Litigo anche con la gatta, la chiudo fuori dalla stanza, finisco quello che devo e mi preparo i fagiolini con un hamburger di soia. Sto facendo una specie di dieta per cui alcuni giorni soffro volontariamente la fame nutrendomi di puffbacche mentre altri ordino la pizza alla sugna e sparo la panna spray sulla torta al cioccolato. La dieta Dukazz. Ma il momento agognato arriva. Ed è trascendente. Nel senso che trascende il mero significato di quello che sto vedendo, semplicemente una delle più belle puntate di Mad Men di sempre, e di nuovo mi risbatte in faccia la mia condizione, io che fremo e urlo e mi agito di fronte a una fiction, mando messaggi col cellulare per condividere, rivedo la puntata da capo, resto sul divano a fissare il vuoto, mezza commossa, mezza stravolta. È solo una stupida puntata di uno stupido serial, ma di nuovo realizzo, stavolta più nitidamente, che tutto quello che mi manca è un’altra persona su quello stesso divano. E che DAVVERO vorrei essere Peggy Olson e non lo sono.
Ed è disarmante.
Buonanotte.

Osservazione oggettiva su me stessa

Vista da fuori, per chi non mi conosce, sembro una di quei personaggi femminili dei film che vivono da sole, vanno al cinema sole, fanno i viaggi, le serate con le amiche, hanno hobby ossessivo-compulsivi (che ora però vanno di moda), fanno i lavori strani, parlano col gatto, se la cavano alla grande e sembrano non avere bisogno di niente e di nessuno. Questo durante tutto il primo atto del film. Stanno belle tranquille, o almeno così pare. Poi un giorno arriva uno (in un bar, o al cinema, o al parco) che rimane tipo tramortito da tanta indipendenza e stravaganza (“ehi, ma come vai al cinema da sola? Pensavo che le donne nerd fossero tutte alte 120 cm e larghe uguali, vestite come Sailor Moon e coi capelli unti!” Battute di questo tipo), e lui può essere o del tutto simile a lei e in quel caso funziona subito, o di tutt’altra pasta, tipo avvocato fascista o idraulico ultrà, e in quel caso è un po’ più ardua, ma in ogni caso nei film c’è sempre lui che rimane colpito eccetera e si mette di punta a conquistare la tizia, che ovviamente da subito resta colpita pure lei (perché lui è tanto simpatico ed è il primo non sfigato che incontra da anni) ma se la tira un po’ perché sai, l’indipendenza, oddio, non ho una storia da un sacco, balle di questo tipo e poi nel terzo atto, dopo la crisi del mioddio ami ancora la tua ex stronzo era meglio il cinema da sola, si giurano amore eterno davanti a un kebab.

E invece no, nel mio caso sono sempre fissa al primo atto.

Sono forse l’ultima persona al mondo ad aver scoperto ORA questi geni? (ridere con lacrime)

Volevo solo

Volevo solo scusarmi con quelli che da due settimane vengono qui e trovano sempre lo stesso cazzo di post, e pure che palle, mi rendo conto.
Oggi volevo postare ma poi mille cose, e l’ansia, e domani parto, e fai le cose, e prepara e che ne so, alla fine sono andata a una festa, ho bevuto troppo vino e ora sto scrivendo alle 2 di notte, e ho la sveglia alle 6 e vi pare giusto questo? A me no.
Andare alle feste dei fumettari però è divertente perché quando dici che fai la traduttrice ti chiedono di che cosa e becchi sempre qualcuno che ha letto le tue cose e non capita mai nella vita vera allora sei contenta. Ho bevuto troppo vino, faccio una fatica immane a cancellare i refusi e scrivere bene, volete vedere una frase non corretta dalla parte ancora sana del mio cervello? Eccola.
Domani fvado al FEFF14 e GUTO GIURO quando torno sciro il report e ricominciao a scirvere come si deve, twitter ha stufato basta 140 caratteri, stanotte menter tornavo sulla tangenziale, che l’amico mio fumettaro abta lontanissimo da casa mia, hanno messo sweethomeAlabama e mi stavo quasi per commuoavere e ho pensato che stronza che ho lasciato il blog alla malora ma non si fa così.
Troppi refusi.
Ora vado a letto.
Magari mando aggiornamenti dal FEFF via Twitter, poi torno martedì e diciamo ricomincia la vita normale.
Qui tutto mi sembra tranne che una vita normale, che palle.Cioè nella vita normale magari non hai l’ansia tutot il giorno tipo oggi. Boh.

Vi voglio bene.

E ora metti questo in 140 caratteri

Certo che quando sei incazzata Twitter non serve a niente. Anzi, ti fa incazzare di più perché devi stare lì a contarti i caratteri, roba da prendere a fucilate lo schermo.
Prendete la mia giornata di oggi ad esempio.
Stamattina mi sveglio e vedo la gatta che piscia e caca sul tappeto di camera mia, che è enorme e pelosissimo, tipo foresta nera.
La colpa ovviamente è MIA, che le ho lasciato una lettiera nucleare degna dell’arsenale di Saddam.
Dopo aver cacciato urla disumane mi attivo e decido di lavare per terra, portare il tappeto immediatamente in tintoria e andare a comprare la lettiera nuova per evitare che la cosa si ripeta durante le ore in cui non sono a casa.
Tutto ciò comporta prendere almeno un’ora di permesso dall’ufficio, e va bene, sticazzi.
Per portare via il tappeto mi serve una busta enorme o un saccone di quelli neri della mondezza. Non ho niente di tutto ciò.
Quindi devo scendere una prima volta per comprare tali sacchi, dai cinesi, ma incredibilmente alle 9 meno qualcosa manco il negozio dei cinesi è aperto e devo arrivare al casalinghi più lontano.
Mentre vado passo davanti alla tintoria e mi informo, ok si può fare.
Passo anche davanti al negozio di animali, che è chiuso. Ottimo.
Vado all’altro negozio di animali. Chiuso pure quello.
Cammino furiosa maledicendo l’Italia e i negozi che non sono aperti tutte le cazzo di 24 ore come in Giappone, maledico la non esistenza dei Convenience Store, l’inefficienza e il fancazzismo, maledico Roma, il mio quartiere e gli stronzi fascisti che ci abitano. E siamo solo alle 9 di mattina.
Vado al supermercato Bio, perché allora se devo comprare una lettiera diversa almeno la compro ecologica, ho deciso che voglio spendere un milione di euro per la cazzo di lettiera nuova. Fanculo.
Vado e la compro. Bene. La mia triste storia fa pietà alla cassiera, che mi mette il timbrino anche se non ho raggiunto i 10 euro di spesa.
Torno su a casa e cambio la lettiera, ficco il tappeto nel sacco, mi trattengo dal ficcarci anche la gatta e riscendo.
Nel mentre devono iniziare i lavori sulla via dove ho parcheggiato la macchina e mi devo pure sbrigare per evitare che me la carichino con una ruspa.
Porto il tappeto in tintoria. Acconto. Una settimana. Ok.
Vado in ufficio, la gioia di vivere proprio. I colleghi dato il ritardo mi davano giustamente precipitata in un fosso.
FFWD sulla quantità inenarrabile di rotture di palle derivanti dal quel luogo.
Torno a casa a pranzo e imbruttisco la gatta, cosa che andrà avanti tutto il giorno. (“imbruttire” = “guardare male”)
Mi arriva una mail di lavoro, l’altro lavoro, una roba di manga. Tre righe di risposta a una mia mail di ieri, in cui fondamentalmente, usando parole molto carine, mi si ricorda quanto non conto un cazzo, quanto le mie parole cadano nel vuoto e quanto il mestiere del traduttore sia uno dei più ingrati sul pianeta Terra. Il traduttore di manga poi, è come dire la ruota di scorta bucata dell’ultima ruota del carro. Cose che fanno bene all’autostima.
FFWD su un pomeriggio fatto di sguardo vacuo, urla gratuite alla gatta, rimorsi&rimpianti, zero lavoro, zero contatti umani, zero attività se non aggiornare ogni cinque minuti la home di Twitter sperando in un aumento dei follower.
Esco per fare la spesa con l’unico obiettivo di farmi le verdure al vapore per cena (c’è chi sogna le lasagne e l’abbacchio, io le zucchine al vapore) e spararmi la puntata odierna di Mad Men, già prontamente scaricata (SCARICATA SI’ VENITEMI AD ARRESTARE STRONZI VENITE!).
Acchitto tutto il tavolino, il piatto, l’acqua, la salvietta, tutto lo stronzo tavolinetto e clicco su VLC, che però mi sfancula il video e non si vede nulla, allora clicco con orrore su Quicktime, che però non legge i sottotitoli perché nel macbook vecchio cinque anni ho tipo l’OS 10.cane e non c’è preferenza che tenga.
Flip out.
Evito i dettagli sulla leggerissima reazione emotiva avuta, onde evitare che mi mandiate una cassa di Xanax in regalo.
Alle ore 20.30 l’unica soluzione appare essere scaricare un altro video, oppure vedersi la puntata senza sottotitoli. Cercando tutte le possibili alternative online metto in moto il torrente e comincio a scrivere questo post per tentare di sbollire.
Ovviamente non trovo alternative, il download finisce alle 22 (nel frattempo salta anche la linea un paio di volte) e ho le verdure fredde e mollicce nel piatto e l’acqua con lo strato di pulviscolo che galleggia sopra.
Interrompo il post e vado in salotto a fare quello che dovevo fare un’ora e mezza prima.
Ora il tutto si è concluso e sto qui a finire il post, è mezzanotte e la gatta già dorme da un pezzo, dimentica del guaio di stamattina e probabilmente anche della mia esistenza.

Che neanch’io so spiegare come

Domenica rimettono l’ora legale, comincia la 5° stagione di Mad Men (in America) e vado alle terme di Saturnia.
Inoltre la primavera è iniziata già da qualche giorno.
Una multicombo di questo tipo dovrebbe farmi ballare appesa ai lampioni per strada con gli uccellini a fare da coro, E INVECE.
Nottata zeppa di incubi di qualunque tipo, da perdere il lavoro a perdere i miei calzini preferiti a trovarmi da sola in un paese straniero selvaggio e soprattutto inesistente a morire avvelenata di non so che. Una cosetta riposante. Quindi mi sveglio con un’ansia epocale, respiro corto e visioni apocalittiche a occhi aperti.
Devo andare in ufficio tra un paio d’ore e restarci fino a stasera causa conferenza, non escludo di finire come il killer di Tolosa.
Volevo postare il report su Torino ma ditemi voi se ne sono in grado. Avevo anche un mini filmaggio cuRturale.
Per cercare di rinsavire ora mi lavo, mi vesto e vado al negozio Vodafone a cambiare piano tariffario e prendere uno smartphone con l’internet incluso. La possibilità che tutto ciò non faccia che peggiorare il mio stato è altamente concreta, quindi forse è solo una manovra autopunitiva che il mio inconscio camuffa subdolamente da piacevole attività rilassante.
E comunque ditemi voi che cazzo di mondo è, quello in cui uno smartphone ti fa passare l’ansia e andare a Saturnia no.

 

Tappa n° 1 – Torino

Bene, domani parto per il Piemonte.
Ora dovrei dormire, è l’una, ma sto ancora facendo cose, tipo masterizzo dvd, prendo aggeggi da portare, litigo con la gatta.
Sto crepando di sonno.
Vabbè.
Alcune delle tappe della tournée sono mi sa andate in vacca, che palle, però ATTENZIONE, mi porto dietro il Touch ove ho provveduto a installare la app di Twitter (in seguito a numerose imprecazioni e un travaglio di qualche ora) quindi NON SIA MAI che riesca a twittare in trasferta!! CACCHIO!! Quanto sono avanti??? Dio, lo so, faccio ridere, sembro appena sveglia dopo 15 anni di coma.
Boh, incrociamo le dita.
Dai che al ritorno vedo di munirmi di cellulare un po’ tecnologico, magari imparo queste diavolerie moderne.

Torno martedì, baci ai pupi.

Overplanning

E niente, volevo andare a letto prestissssimo e invece sto ancora qui, ore: mezzanotte. Farò l’una come al solito, che io sia dannata.
Volevo anche scusarmi (non so bene con chi) se sono desaparecida, ma come vedete dal largo uso che faccio di Twitter non sono morta (che è già qualcosa).
Il blog non è affatto abbandonato, quello che sto facendo in questi giorni, oltre alle solite quattro frescacce, è pianificare la tournée di marzo-aprile, che secondo i miei ottimistici piani toccherà cinque (5) regioni italiane.
Ebbene sì, tra metà marzo e fine aprile la mia ambizione è fare Piemonte-EmiliaRomagna-Toscana-Friuli-Campania. YEAH!
L’inverno è finito, no?? Esco dal letargo e come un lemming verso il burrone mi dirigo verso un qualsiasi mezzo di trasporto con destinazione ovunque tranne che QUI.
Le mete ovviamente non sono casuali, ma dettate dal puro svacco, come da tradizione.
In Piemonte c’è Annalicchia, mollata in Ecuador a settembre e poi rimpatriata. Quindi grande reunion, ho già il biglietto aereo, anche se dopo aver visto ServizioPubblico stasera credo che invece che a casa sua andrò ad arruolarmi nei NO TAV e piantonare le montagne lì sopra. Sul serio! Daje NO TAV, daje resistenza sempre, di qualunque cosa si tratti. Alabama riot!
In EmiliaRomagna c’è Bologna, ma è da decidere, fine mese.
In Toscana c’è IL MARE, se riesco a farmi il primo bagno a marzo vinco dei premi? (forse muoio tipo platessa findus…)
In Friuli sapete tutti cosa c’è ♥ e ho già fatto l’accredito.
In Campania c’è Napoli, toccata e fuga a fine aprile? Chi lo sa.
Non posso spoilerare di più, sennò rovino la sorpresa (?) e così avrete tanti nuovi post con un minimo di cose interessanti (forse) scritte dentro. Dovrei anche lavorare nei ritagli di tempo, e piazzare Zeldini Morbidini da qualche parte (in verità offro casa mia i giorni che non ci sono, qualcuno la vuole squattare? C’è solo da cibare la gatta ed è pieno di dvd! :D )
Mi sono anche fatta la tinta per festeggiare che non nevica più, solo che invece di “nerorosso” mi sa che dovevano chiamarla “neroneroneroneronerorosso”. Sgrunt.

Bene, è l’una come da previsione, la scrivania è piena di pezzi delle mie dita (fa effettivamente abbastanza schifo) e vado a letto.

Penso a delusioni a grandi imprese a una Tailandese
ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.
(Lucio Dalla ♥ 1943-2012)

Even flow

Niente, pare proprio che non riesca ad aggiornare il blog.
I motivi sono molteplici, o forse solo uno. Non mi va. Lo so, è triste. La sweethome è piezz ‘e core, mi sento come se avessi abbandonato un figlio. Vabbè, ok, non esageriamo.
Comunque la palla di pelo non c’entra, c’entra un po’ Twitter (dai su followatemi!! Sto solo a 20, ma che è?? Eddai!!), un po’ che ho da tradurre, un po’ che la mia vita scorre piatta e monotona ma non per questo sono in fase autistico-depressogena, un po’ che Breaking Bad occupa tutte le pause (e se non è quello è qualcos’altro), un po’ che boh.
Dopo la neve scorgo la primavera fuori dal tunnel e già questo mi esalta. Ora l’umore è tutto in upgrade fino ad agosto, quindi evviva. Niente incubi, niente musica melensa, niente drammi. Work hard. Have fun. No drama. Queste tre semplici regole (trovate a caso su internet) al momento funzionano, siate fieri di me.
Domani vado alla presentazione di un corso di SHODO, che vuol dire calligrafia giapponese. Quella con la china e il pennello. Così, tanto per fare. Invece di farlo quando vivevo in Giappone, shame on me, lo faccio a Roma al rione Monti. Ma uno gli sfizi se li dovrà togliere no? Poi vi scrivo il nome in ideogrammi, cioè ve lo scrivo bene, non come ora, quindi cominciate a prenotarvi :)
Poi a marzo vorrei andare in Piemonte, ma devo incastrare tutte le consegne. Poi ad aprile c’è il FEFF e iddio solo sa se NON VEDO L’ORA, a costo di cassare tutte le consegne e farmi licenziare.
Tutti hanno progetti, qualcosa da mettere in piedi e per cui sentire l’adrenalina scorrere, tutti cominciano cose nuove, o almeno ci provano, si mettono in società, fanno piani, preventivi, hanno contatti e parlano con mille persone, grazie a cui trovano nuovi contatti e nuovi progetti. Io un po’ li invidio perché non riesco a farlo, non ho soci e non ho colleghi, riesco a progettare solo partenze, anche se brevi e in posti vicini, e poi resto qui a fare il mio lavoro e basta, senza neanche volerne di più. È la dannata routine, che per me è addictive quanto l’eroina, ma oggi pensavo che se tornassi indietro rifarei esattamente le stesse cose. Forse solo per pigrizia, ma va bene lo stesso no?